Il mio impegno con la memoria

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di

Annalisa Monfreda

Un'opinione di:
Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...

Il Giorno della Memoria arriva mentre nel dibattito politico ritorna la parola “razza” e mentre i gruppi che fanno della nostalgia al fascismo la propria bandiera prendono voti. Come vi raccontavo l’anno scorso, io ho preso un impegno molto serio con la memoria: ricordare per me è leggere. I romanzi hanno la capacità di restituire la complessità di un periodo oscuro della storia, senza togliere forza al nostro rifiuto. C’è un libro, quest’anno, che mi ha colpito particolarmente: Suite francese di Irène Némirovsky. È un romanzo che termina lì dove comincia l’orrore, perché in quel vuoto si insinua la storia vera: l’autrice, una delle più grandi scrittrici del Novecento francese, fu deportata ad Auschwitz nel 1942 e vi morì nel giro di un mese, per poi essere dimenticata anche nella storia della letteratura. Finché sua figlia, in una vecchia valigia, ritrovò i due tomi di quest’opera rimasta incompiuta, che fu pubblicata postuma nel 2004, portando alla riscoperta di tutta l’opera di questa scrittrice. In Suite francese, Irène Némirovsky descrive la pusillanimità dei ricchi borghesi in fuga da una Parigi assediata e riesce addirittura a pennellare l’umanità di alcuni soldati tedeschi, restituendo dignità a chi portava una divisa che per noi identifica il male. La letteratura, ancora una volta, ci fa capire che non ci sono buoni e cattivi, senza per questo spingerci a un cinico relativismo, ma portandoci alla comprensione dei meccanismi profondi che muovono l’animo umano e che possono condurre ciascuno di noi dalla parte sbagliata. Il male non è una malattia che tocca alcuni esseri umani e da cui tutti gli altri sono immuni, ma la conseguenza di una serie di scelte consapevoli che ciascuno di noi fa quotidianamente. La presa di coscienza di questa verità è anche la strada che conduce al perdono, come spiega una delle ultime sopravvissute ad Auschwitz, Eva Mozes Kor. È vero, i testimoni diretti della Shoah stanno sparendo. Ma restano grandissime, straordinarie testimonianze scritte che, se vogliamo, non spariranno mai.

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