Una foto della piccola Vittoria dal profilo Instagram di Chiara Ferragni
Una foto della piccola Vittoria dal profilo Instagram di Chiara Ferragni

Cos’è l’infezione sinciziale (che ha colpito Vittoria Fedez-Ferragni)

È causata da un virus respiratorio. I casi sarebbero in aumento tra i bambini sotto i cinque anni

Prima la notizia del ricovero di Vittoria, la secondogenita di Chiara Ferragni e Fedez, con tanto di foto su Instagram da parte della influencer. Poi, sempre tramite social (ma questa volta con intervento del papà rapper), la rassicurazione: la bambina sta bene. Ciò che resta, però, è l’allarme per il virus respiratorio che ha colpito la figlia della coppia vip e che, a quanto pare, sta causando un numero crescente di casi di sindromi respiratorie.

Una in particolare: l’infezione sinciziale, che appunto ha costretto al ricorso all’ospedale anche per la “baby Ferragnez”.

Cos’è l’infezione sinciziale

Si tratta di una infezione causata da un virus che colpisce soprattutto in età pediatrica. Da qualche settimana è la causa di una serie di ricoveri in aumento, sia nei reparti ordinari di pediatria che nelle terapie intensive. «Il virus è ben noto dal 1956 ed è responsabile periodicamente di epidemie infettive, che generalmente colpiscono i bambini piccoli, sotto l’anno di vita» spiega il professor Fabio Midulla, docente di pediatria all’Università La Sapienza di Roma e presidente della Società italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (Simri). Quest’anno, però, il virus è tornato a colpire prima e gli effetti non sono da sottovalutare.

Che rischi si corrono

Se nei bambini più grandi (sopra i 5 anni) e negli adulti generalmente i sintomi sono lievi – in genere rinofaringite, febbre o tosse – nei lattanti può causare bronchioliti, anche in forme severe e tali da richiedere la terapia intensiva e l’intubazione. «Il virus può colpire tutte le fasce d’età, anche gli anziani, nei quali può riacutizzare la Bpco o broncopneumopatia cronica ostruttiva, può portare polmonite interstiziale o aggravare malattie respiratorie. I più a rischio, però, sono i bambini con meno di un anno, in particolare di pochi mesi. Nei più grandi, invece, i sintomi sono quelli di un normale raffreddore».

Attenzione anche ai potenziali effetti sul lungo periodo: «Da noi, a differenza dei Paesi in via di sviluppo, il rischio di decesso è molto basso, ma possono rimanere danni permanenti, a partire dallo sviluppo di asma da grandi, che si verifica nel 50% dei casi. Per questo è molto importante ridurre la circolazione del virus» spiega Midulla, che è anche responsabile del Pronto soccorso pediatrico al Policlinico Umberto I di Roma.

Cosa c’entra il Covid

Se un nuovo picco era previsto, non si immaginava che l’infezione potesse crescere con questo ritmo o in anticipo (di circa due mesi) rispetto al normale andamento della malattia. A contribuire all’aumento dei casi recenti, però, c’è stato anche il Covid: «Questo, come altri virus, sembravano spariti durante la pandemia Covid, per una serie di motivi: il distanziamento, la riduzione della socializzazione, l’uso di mascherine e l’igiene con il lavaggio delle mani. Queste ultime misure sono quelle che permettono di ridurre tutte le infezioni che si trasmettono per via area. Ma la nostra impressione è che adesso si stia tornando a ridurre le distanze, a non usare sempre la mascherina, ecc. – spiega l'esperto – A ciò si aggiunga il fatto che anche le mamme, che prima venivano in contatto con il virus in gravidanza e sviluppavano anticorpi, durante il lockdown non hanno incontrato nulla».

Il timore è che, con l’arrivo dell’inverno, ci possa essere un ulteriore picco di malattie respiratorie come bronchioliti e polmoniti causate da questo virus.

Il boom di casi: dove (anche in Italia)

I dati indicano che nel mondo le infezioni da virus sinciziale (RSV) sono responsabili del decesso del 5% dei bambini sotto i 5 anni. Come riferito dalla rivista scientifica Nature, nonostante fosse “fuori stagione”, fin dallo scorso aprile si è registrato un aumento di contagi in Usa, Sud Africa, Giappone, Australia e Paesi Bassi. In Italia si segnala il maggior numero di casi nella provincia di Padova (con 16 casi, 4 dei quali in rianimazione) e 10 presso lo stesso Policlinico Umberto I di Roma, anche se la situazione sembra analoga anche in altre località: «In effetti siamo in anticipo rispetto alla norma, visto che la crescita era attesa tra dicembre e gennaio. Per questo è fondamentale la prevenzione, anche perché manca una cura specifica» aggiunge Midulla.

Si attende un vaccino

«Non esiste un farmaco contro questo virus, ma solo il rispetto delle norme igieniche di base: esattamente come per il Covid, occorre lavarsi di frequente le mani, mantenere distanziamento e mascherina. Importante è anche l’allattamento materno, per trasmettere gli anticorpi ai neonati, ed evitare il fumo, che è noto che contribuisce ad aumentare le malattie respiratorie. Gli antibiotici non servono e purtroppo non esiste ancora un vaccino» spiega il presidente della Simri.

Proprio Pfizer, già produttrice del vaccino anti-Covid, è al lavoro in questa direzione. Valentina Marino, Chief Medical Officer della divisione italiana della casa farmaceutica, ha annunciato che è in corso uno studio in fase 3, dopo che negli Usa la Food and Drug Administration. «È uno studio condotto su donne in gravidanza, proprio per permettere di trasmettere al feto gli anticorpi, come già accade con il vaccino contro la pertosse. Nel frattempo, però, è fondamentale evitare la circolazione del virus, ad esempio rispettando i tempi di convalescenza in caso di malattia: come il Covid si deve rispettare una quarantena, così in questo caso non si torna a scuola dopo un giorno sfebbrati, ma solo a guarigione completa» conclude l’esperto.

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