La scelta (col cuore) di Marzia. Donna. Magistrato. Antimafia

12 11 2014 di Liliana Di Donato
Credits: Marzia Sabella

«Così mi fu proposto di raccontarmi. Di raccontare una storia con due ingredienti: una donna magistrato e la sua lotta alla mafia. Cioè, una donna antimafia. Cioè, una donna antimafia che avrei dovuto essere io. In principio avvampai. Sono schiva ai palcoscenici. Odio le autocelebrazioni. Ma, soprattutto, esaltare il ruolo di una donna nella lotta alla mafia mi sembra un pregiudizio all’incontrario».

Sarà capitato anche a voi, leggendo un libro, di sottolineare le frasi che vi hanno colpito di più. Io lo faccio sempre. L’angolo della pagina piegato e una linea con la matita, per ricordare quell’immagine, quel pensiero che mi sono rimasti dentro.

Le frasi che avete letto all’inizio di questo post sono le prime che ho sottolineato aprendo Nostro onore, scritto dalla magistrata Marzia Sabella insieme alla giornalista Serena Uccello.



Marzia Sabella la conoscevo solo di fama: l’unica donna del pool di inquirenti che nel 2006 ha arrestato il boss Bernardo Provenzano. Una donna speciale. Grazie a questo libro ho scoperto la donna normale, vera.

La ragazza di 20 anni che studia per diventare notaio. La figlia che chiede consiglio alla madre quando la assegnano alla Procura di Palermo. La moglie che vive in un monolocale col marito appena sposato. La mamma che chiama a casa dall’ufficio per sapere se il figlio ha fatto i compiti. La lavoratrice che mangia alla scrivania con i colleghi.

Soprattutto, la donna che nel raccontare la sua vita fatta di indagini e processi, giornate sotto scorta e nottate col cellulare sempre acceso, ha una schiettezza che ti arriva dritta allo stomaco.

Perciò mi piacerebbe condividere con voi alcune delle frasi del suo libro che ho sottolineato. E che sono per me delle piccole, grandi lezioni...

…di semplicità
«I magistrati che sono normali anche quando non fanno niente di normale e anche quando il vivere quotidiano, fra scorte e tutto il resto, non è per niente normale».

…di dedizione
«Una moglie che alla fine riesce. Riesce in ciò per cui si è arrovellata i pensieri e angustiata la vita, peraltro coinvolgendo tutta la famiglia perché è inevitabile che uno, di tanto in tanto, sbotti di stanchezza nervosismo esasperazione. Riesce e manda al marito un sms».

…di coraggio
«Io sono un’aspirante notaio. Queste sono le mie certezze. Ma dentro di me l’istinto di sterzare di botto. Senza airbag, abs e antipattinamento».

…di senso del dovere
«Eravamo in piena guerra e ci sentivamo chiamati. Non era un tempo qualunque non era tempo di perdersi in parole. Era tempo di riscossa quello. E perciò si lavora. Senza tanti discorsi e senza tanti preamboli. Anche se si è giovani. Proprio perché si è giovani».

…di realismo
«Bisognava imparare in fretta, dunque, imparare dagli altri, imparare il buonsenso la misura la distanza l’equilibrio gli espedienti. E soprattutto la leggerezza. Che non è prendere alla leggera. È non perderci la testa».

…di umiltà
«Invento, provo, chiedo aiuto».

…di senso critico
Ho imparato la forza dell’incertezza. La capacità, cioè, di non sposare cause a priori, di avere una visione alternativa, una chiave di lettura bis o ter, di non dimenticare che un’indagine è composta da pezzi tenuti insieme dall’analisi, che una prova da sola non fa una condanna».

…di ironia
«Non amo il narcisismo dei logorroici. E la penso come quel grammatico inglese per il quale chi usa cinque vocaboli per esprimere un concetto che ne richiede solo due, è capace di ammazzare un uomo».

…di filosofia
«Solo gli ottusi scambiano per follia la creatività».

…di pazienza
«Sono piú i momenti di attesa che quelli in cui accade qualcosa. Adrenalina alle stelle un giorno e noia per altri cento in cui si deve stare calmi ed essere accorti».

… di sincerità
«In un’intervista, di quelle che i giornali pubblicano per l’otto marzo, alla solita domanda su come una donna impegnata riesca a conciliare lavoro e famiglia, ho risposto che semplicemente non concilio. Non si concilia. Semmai ci si fa aiutare».



C’è un’altra frase di Marzia che mi ha colpito. Non è nel suo libro, ma nella bella intervista che le ha fatto Antonio Castaldo e che trovate a pagina 38 del numero di Donna Moderna in edicola.

«Una cosa, però, la posso dire: mai mi sono sentita inutile».

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