la ragazza del mondo

Testimoni di Geova, chi sono e come vivono

Appartenere a una comunità che vive secondo solidi principi morali è rassicurante. Ma chi infrange le regole o si allontana dai dettami religiosi viene isolato. Lo raccontano un film che farà discutere e 3 “fuoriusciti” che abbiamo incontrato



«Vuoi davvero iscriverti all’università per aiutare i fratelli o lo fai solo per vanità?». Questa frase, cruda e impietosa, è uno dei momenti più intensi di La ragazza del mondo, l’opera prima di Marco Danieli presentata alla Mostra del cinema di Venezia e nelle sale dal 10 novembre. A pronunciare le parole è Celestino, che vuole dissuadere la figlia Giulia dal proseguire gli studi. Perché per lui, Testimone di Geova, libri ed esami sottraggono tempo alla preghiera.

Questa religione torna dunque sotto i riflettori. E non solo per il film, destinato a far discutere. Qualche settimana fa sul palco di X Factor 10 la cantante della band Daiana Lou ha confessato il suo passato tra i fedeli di Geova. Ma chi sono i Testimoni oggi? «Siamo una confessione che cerca di praticare il tipo di cristianesimo insegnato da Gesù e seguito dagli apostoli. Per questo studiamo la Bibbia e ci sforziamo di metterne in pratica le norme morali». Christian Di Blasio, dell’Ufficio informazione pubblica dei Testimoni di Geova, ci presenta così la sua religione.

ECCO LE STORIE DEI "FUORIUSCITI"

«Sono stata espulsa perché mi sono innamorata di un non-testimone»

Laura M. (il nome è di fantasia) ha 40 anni: è a lei che il regista Marco Danieli si è ispirato per il suo film. «Sono nata Testimone perché lo era mia mamma e a 12 anni mi sono battezzata» ci racconta. «Allora non si parlava di bullismo ma io ne ero vittima: a scuola ero additata come “Geova”, i compagni mi inseguivano, mi prendevano in giro perché non festeggiavo il compleanno o non mi vestivo come loro con abiti alla moda. Il vero strappo con la comunità c’è stato a 18 anni, quando mi sono innamorata di un ragazzo che non era Testimone e, anzi, era stato in carcere per spaccio. Continuavo a frequentare le adunanze, gli appuntamenti dove si leggeva la Bibbia, ma mi mettevano in disparte per la cattiva condotta. Per qualche anno è andata avanti così fino a quando sono stata convocata dal Comitato giudiziario, che mi ha disassociata (il procedimento con cui un fedele viene “espulso”, ndr) perché il sesso prima del matrimonio è proibito. Ricordo ancora lo sguardo di quelle persone e la vergogna perché il mio privato veniva dato in pasto ad altri».

«Sono colpevole per aver tradito mia moglie».

I racconti degli ex sono legati da un filo comune, fatto dai dubbi dilanianti che ti spingono a “uscire” e dalla paura quando la fede fa parte del passato. «Sei disassociato? Diventi il peccatore da evitare. Io mi sono buttato nel lavoro e ce l’ho fatta, ma per tanti è difficile» dice Martin Messner, agente di commercio 45enne. «Mi hanno cacciato per adulterio, ho tradito mia moglie. È stato l’episodio finale di un tormento durato anni. Da adolescente avevo una doppia vita: di nascosto facevo pugilato, frequentavo gli amici... Poi ho sposato mia moglie, anche lei Testimone, quasi senza conoscerla. Per carità, non me l’hanno imposto, ma le unioni con i non Testimoni sono vietate. All’epoca io volevo davvero costruirmi una famiglia mia. Era inevitabile che il rapporto non funzionasse. Alle richieste di aiuto, gli Anziani mi rispondevano di pregare e non approvavano il fatto che mi fossi messo in proprio come autotrasportatore. Invece io, in giro con il camion, scoprivo l’ebbrezza di pensare con la mia testa. Alla fine l’espulsione è stata una liberazione. Purtroppo i miei genitori sono diventati freddi. Oggi sono nonni fantastici per i miei figli, ma vederci è complicato: per loro rimango una brutta compagnia».

«Ho salvato mia nipote con una trasfusione».

Per supportare gli ex Testimoni, Rocco Politi ha fondato nel 2013 l’associazione Quo Vadis (www.roccopoliti.it). «In 3 anni ho ricevuto 100.000 mail con richieste di aiuto: gente disperata perché vuole riabbracciare i suoi cari rimasti Testimoni» spiega Politi, 40 anni nella Congregazione di Geova. «Ero un Anziano e con dignità ho superato un primo colpo basso: il marito di mia figlia, anche lui fedele, l’ha abbandonata quando lei era incinta dicendo che non l’amava più, e non è stato mai rimproverato perché era un Anziano. Poi la mia nipotina si è ammalata di tumore. Le serviva una trasfusione e dopo non pochi tormenti abbiamo acconsentito. Ovviamente sono stato espulso: è una pratica vietata perché la Bibbia dice di “astenersi dal sangue”. Ecco, non voglio che altri provino il mio smarrimento, la solitudine. Parlo ogni giorno con persone che si rivolgono a un avvocato per rivedere i figli: i loro diritti vanno tutelati». Eppure, forse è proprio questa rigidità a conquistare i fedeli. «I Testimoni vengono rassicurati da una dottrina morale conservatrice, che ricorda il cattolicesimo degli anni ’50» nota Massimo Introvigne, sociologo e fondatore del Centro studi sulle nuove religioni (www.cesnur.com). «Fanno presa anche la condanna del consumismo e della violenza». Martin Messner conferma: «È vero. Ti senti parte di una comunità forte che ti protegge, dove onestà e generosità sono fondamentali. E per tanti il sogno di un futuro perfetto, senza il Male, diventa una boccata d’ossigeno».


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I TESTIMONI RISPONDONO COSì ALLE CRITICHE

I racconti dei fuoriusciti sollevano molte domande. Risponde qui Christian Di Blasio dell’Ufficio informazione pubblica dei Testimoni di Geova.

Siete spesso accusati di “vivere fuori dal mondo”. È vero?
«Come tutti andiamo a lavorare, mandiamo i nostri figli a scuola, ci divertiamo, facciamo sport e coltiviamo hobby. Ovviamente, dato che per noi la religione è una cosa seria, dedichiamo del tempo a riunirci e a parlare della Bibbia ad altri. Non viviamo la fede come una specie di costrizione. Anzi, essere Testimoni di Geova ci fa sentire assolutamente felici e realizzati. E chi ci conosce può confermarlo».

Gli ex parlano di una religione che lascia poco spazio alla libertà, che è coercitiva.
«I Testimoni di Geova non obbligano nessuno ad aderire: battezzarsi è una scelta personale. Se un Testimone smette di svolgere l’attività di evangelizzazione o non frequenta i compagni di fede non viene evitato. Anzi, gli altri fanno il possibile per mantenere i contatti».

I disassociati raccontano di aver perso tutto, soprattutto gli affetti.
«I Testimoni si assumono liberamente la responsabilità di vivere secondo le norme bibliche. Una di queste prevede che si limitino i rapporti, soprattutto di carattere spirituale, con chi commette peccati gravi e non si ravvede. Tra l’altro non si viene espulsi automaticamente, ma solo se ci si rifiuta di cambiare condotta. In questi casi i rapporti familiari proseguono, le cose cambiano solo dal punto di vista religioso. Questo provvedimento non solo si basa sulla Bibbia, ma è un motivo per cui tanti si avvicinano a noi: è confortante sapere che chi commette gravi peccati come adulterio, furto, omicidio o pedofilia non può far parte della nostra comunità. Inoltre il fatto di essere disassociati aiuta molti ad acquisire consapevolezza e a ravvedersi. Così alcuni non solo tornano, ma diventano anche cittadini migliori per la società».

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QUANTI SONO E IN COSA CREDONO

Più di 8 milioni in tutto il mondo, 250.000 solo in Italia; un quindicinale, La torre di guardia, distribuito in 194 lingue per oltre 42 milioni di copie: sono i numeri dei Testimoni di Geova. E si tratta di cifre parziali, visto che tengono conto dei battezzati, non di tutti quelli che frequentano le Sale del Regno, i luoghi di culto dove si svolgono le adunanze (gli appuntamenti settimanali in cui si studia la Bibbia). «Il movimento viene fondato nel 1870 in America da Charles Taze Russell» spiega Massimo Introvigne, fondatore del Centro studi sulle nuove religioni. «Credono in Geova, il nome con cui Dio viene chiamato nei testi sacri, si ispirano al cristianesimo degli inizi e predicano la fine del mondo. Allora il Male sarà sconfitto e i buoni rinasceranno a nuova vita. Diffondere questo messaggio, porta a porta o per la strada, è obbligo del buon Testimone. I fedeli devolvono ogni mese una cifra alla Congregazione».

COME VIVONO
1. Tra i Testimoni di Geova non ci sono sacerdoti. Le figure più importanti sono gli Anziani: un gruppo di fedeli di grande esperienza che guida la comunità. Quando una persona commette un peccato morale grave viene giudicata dal Comitato giudiziario, composto da Anziani.
2. Il movimento condanna i rapporti prematrimoniali, l’adulterio e l’aborto. Le trasfusioni di sangue sono vietate perché un versetto della Bibbia recita di “astenersi dal sangue”. Niente armi, tabacco e abuso di alcol.
3. I fedeli non festeggiano Natale e Pasqua perché non sono ricorrenze citate dalla Bibbia. I compleanni non sono contemplati: hanno un’origine pagana e non ce n’è traccia nelle Sacre scritture. Inoltre sono considerati simboli del consumismo, che i Testimoni
di Geova condannano.

(tutte le immagini sono tratte dal film La ragazza del mondo con Sara Serraiocco e Michele Riondino)

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