Marta Cartabia

Marta Cartabia, prima donna presidente della Consulta

La prima donna presidente della Corte Costituzionale, è madre e moglie e auspica che anche in Italia età e sesso in futuro non contino. Peccato che resterà in carica solo per 9 mesi

“Giovane” e donna. Giovane, in rapporto all’incarico di prestigio e responsabilità, e donna: la prima a ricoprire questo ruolo. È Marta Cartabia, 56 anni, che non appena nominata presidente della Corte costituzionale ha dichiarato: «Ho rotto un cristallo spero di fare da apripista».

Chi è Marta Cartabia

È la prima donna ad arrivare al vertice della Consulta, dopo esserne stata vicepresidente dal 2014, su nomina dell’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. È stata la stessa Cartabia a sottolineare l'eccezionalità della cosa: «Spero di poter dire in futuro, come ha fatto la neopremier finlandese, che anche da noi età e sesso non contano. Perché in Italia ancora un po' contano».

Lombarda di San Giorgio su Legnano, Marta Cartabia si è laureata con lode in Giurisprudenza alla Statale di Milano, avendo come relatore Valerio Onida, già presidente della stessa Consulta. Parla perfettamente inglese e francese, ha perfezionato gli studi in Francia e negli Stati Uniti, e insegnato all’estero (Tolone, Tours, San Sebastian, Eichstaatt). È nella direzione di numerose riviste internazionali e ha ricevuto incarichi europei, come ad esempio componente sostituto della Commissione Ue per la Democrazia attraverso il Diritto. È la quinta più giovane presidente della Corte Costituzionale nella storia italiana. È nota anche per alcune sentenze come quella sui vaccini e sull’Ilva.
La scorsa estate il suo nome era circolato anche come possibile candidata premier.

Vita privata: moglie e madre

Molto discreta e gelosissima della propria vita privata, tiene al riparo dai riflettori sia il marito sia i tre figli. Ma ritiene che la famiglia sia un valore aggiunto nella carriera di una donna: «Penso che questo duplice aspetto della mia vita mi aiuti a mantenere un pizzico di equilibrio», ha dichiarato. Quando non lavora (molto), ama coltivare le proprie passioni, che hanno a che fare con la vita all’aria aperta: è appassionata di di jogging e trekking in montagna. Ama molto anche la musica, non soltanto la classica (è tra gli spettatori più assidui della prima della Scala), ma anche il pop e il rock, con Beatles e Metallica tra i suoi gruppi preferiti.

L’ex allieva che “supera” il maestro

Laureata con una tesi sul diritto costituzionale europeo, ha avuto come relatore quello stesso Valerio Onida che prima di lei ha ricoperto il ruolo di presidente della Consulta. È la terza donna a farne parte, dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle, e il suo ingresso è stato fortemente voluto dal Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando Marta Cartabia aveva “appena” 48 anni. Ma gode della stima anche dell’attuale Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che come lei è stato giudice costituzionale e col quale Cartabia ha confessato in una intervista di aver cenato qualche volta in un ristorante romano nei pressi della Foresteria della Consulta.

Un “sogno rosa” troppo breve?

Il mandato di Marta Cartabia, che arriva proprio mentre il governo pensa di innalzare al 40% le quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende, rischia però di non lasciare un’impronta “femminile” alla Consulta. La giurista resterà presidente dell’organismo solo per nove mesi, fino al 13 settembre 2020. L’incarico di giudice costituzionale, infatti, non può durare più di nove anni e Cartabia è entrata a far parte della Consulta nel 2011. Riuscirà a lasciare il segno e far sì che una donna alla guida di una istituzione tanto importante non sia solo una breve parentesi?

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Soddisfazione bipartisan e superamento del “tetto di cristallo”

Per ora la sua nomina è stata accolta con soddisfazione bipartisan. Tra le prime a congratularsi con la neopresidente c’è stata la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna (FI), che ha parlato di una «scelta che infrange i pregiudizi di genere». «È una buona notizia e un ottimo segnale per il nostro Paese» ha commentato anche la presidente della Commissione finanze della Camera, Carla Ruocco (M5S), mentre tra gli uomini il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, David Ermini, ha sottolineato che «la nomina è arrivata all’unanimità». Laura Boldrini, ex presidente della Camera, ha auspicato che si continui “a percorrere con determinazione la strada della parità di genere!», mentre per il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, la scelta rappresenta «un grande passo avanti per l’Italia». Solo di recente dal mondo dell’imprenditoria femminile era giunto il rammarico per le nomine delle aziende partecipate, da parte del governo, andate tutte a uomini (20 su 20), con l’auspicio che invece fosse rotto quel “tetto di cristallo” che impedisce ancora alle donne di ricoprire posizioni apicali nel mondo del lavoro e delle istituzioni. L’insediamento di Marta Cartabia lascia ben sperare che qualche cambiamento stia iniziando a farsi largo.

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