I maschi restano più a casa delle femmine: “colpa” delle mamme?

18 12 2018 di Barbara Rachetti
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Secondo l'ultima rilevazione Eurostat, i giovani italiani sono quelli che restano più a lungo a casa dei genitori. Ma questo si sa, da tempo. Ciò che è nuovo è che, invece, a non uscire dalla famiglia sono più i maschi delle femmine

La notizia è un po’ sempre la stessa. O forse no. Dice l’Eurostat nel suo rapporto annuale che i due terzi dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni (la nostra “meglio gioventù”), nel 2017 vivevano a casa con i genitori. I due terzi, cioè due su tre. Questo non è nuovo. Come non è nuovo il fatto che sia il dato più alto in Europa. Quanto a “mammitudine” (ma anche crisi economica e mancanza di prospettive di lavoro) seminiamo tutti, lo sappiamo. Ma forse non sapevamo che a restare a casa sono più i maschi delle femmine: dentro a questa buona fetta dei nostri giovani, quasi il 73 per cento sono maschi, contro il 59,8 per cento delle ragazze.

Alle donne oggi si chiede di più


Le giovani donne, quindi, oggi lasciano per prime la famiglia, vanno a prendersi la loro libertà e il loro posto nel mondo, rompono con il nido e sbattono quelle porte che permettono loro poi di varcare sicure la porta più importante, quella dell’autodeterminazione. Più dei maschi. «Alle femmine oggi si chiede di più. E per questo sono più responsabili dei coetanei. Soprattutto le mamme, che nelle figlie si rispecchiano, con loro sono anche più critiche: pretendono che studino, portino risultati, lavorino» spiega Maria Beatrice Toro, psicoterapeuta e docente di Psicologia di comunità all’Università Auxilium di Roma. È vero, però, che uscire prima di casa non coincide col realizzare gli obiettivi di studio e professionali. Sempre l’Eurostat, ci dice che il famoso gender gap, cioè il divario di reddito tra uomini e donne, in Italia arriva al 43,7 per cento. Da noi, insomma, le donne guadagnano quasi la metà degli uomini, a parità di ore retribuite. Eppure, oggi sono i maschi a essere più fragili. «Un tempo, tutte le aspettative erano sui figli maschi. Oggi, invece, dei maschi le mamme si fidano meno perché noi donne amiamo sì gli uomini, ma li stimiamo sempre di meno. Siamo deluse dai coetanei e quindi tendiamo a proiettare la nostra delusione sui figli» prosegue la psicoterapeuta.

La famiglia liquida rinsalda il legame madre-figlio


Come cornice a tutto ciò, c’è una famiglia sempre più liquida, con relazioni sfilacciate, precarie e mamme che restano da sole con i figli (spesso unici). Un investimento emotivo che crea un legame strettissimo da entrambe le parti. «Oggi il figlio è davvero il solo legame che tiene. Le coppie si sfaldano, quindi la relazione con i figli resta il punto fermo nelle vite degli adulti. E a questo si aggrappano i genitori, ma soprattutto le madri, che in caso di separazione sono quelle che vivono di più con i figli». Anche per questo oggi i genitori, e in particolare le mamme, vedono sgretolarsi la “sacralità” del loro ruolo, e con questa la forza delle regole e dell’autorevolezza. «Vedo madri che, per non restare sole, sono disposte a mediare di più: preferiscono non arrivare alla rottura, ma giocare sulla complicità e su un rapporto più “alla pari”, in cui i figli stanno dentro più volentieri» dice l’esperta.

I telefonini avvicinano ma allontanano

La cultura digitale poi contribuisce a livellare il rapporto. Oggi siamo tutte sempre di più “madri parlanti”, tutte prese a intrattenere i figli con messaggi, meme, vocali e like. Tutte prese a presenziare sempre alle loro vite, nel controllo dei loro spostamenti ma anche nella complicità del divertimento. «Madri che, più che responsabilizzare i figli, li coinvolgono di continuo. E allora i figli restano ancora lì tra le mura di casa a ribellarsi ma poi a fare pace, magari su Whatsapp, senza avere il tempo della solitudine e del silenzio».

Oggi siamo gratificati ma non soddisfatti

Questo impedisce a ragazzi di tracciare un confine, di prendere decisioni per se stessi. Insomma, oggi non c’è più spazio per la separatezza e questo condiziona in modo pesante la vita dei nostri ragazzi: il continuo chiacchiericcio in cui siamo immersi ci intrattiene, ci gratifica ma non ci soddisfa davvero. «Anche per questo sta aumentando la depressione tra i giovani e soprattutto tra i maschi, imprigionati in questo attaccamento alla mamma che l’intimità digitale ingigantisce. E che poi non è una vera intimità perché la vera intimità è fatta anche di silenzio e distanza». I nostri figli, insomma, sempre più intrattenuti dai telefonino, sarebbero sempre meno capaci di uscire di casa con un’idea propria.

La maternità rende più facile emanciparsi

Anche se facciamo sempre meno figli, la maternità per le donne resta comunque un punto fermo. In molti casi, un punto di partenza, quello intorno a cui costruire la propria identità al di là - e dopo - il ruolo di figlia. E che permette loro di mirare a un obiettivo. «Per le femmine oggi è più facile emanciparsi perché il progetto della maternità non glielo toglie nessuno: anche senza realizzarsi nel lavoro, un figlio resta sempre un traguardo da raggiungere, qualcosa per cui valga la pena staccarsi dalla famiglia». Anche scegliendo lo scontro per conquistare pezzo su pezzo la propria autonomia.


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