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Melanoma, aumentano i casi e diminuisce l’età

Il melanoma è uno dei tumori della pelle in forte crescita e si sta abbassando l'età. Una delle forme più aggressive riguarda l’occhio, ma oggi arrivano risultati importanti da due studi italiani

Cresce il numero di melanomi nel mondo e anche in Italia, sia tra gli uomini (+4,4% all’anno) che tra le donne (+3,1%). In occasione del Link me Open-day, una giornata di sensibilizzazione nei confronti di questo tipo di tumore della pelle, organizzata a novembre in 7 città italiane, è emerso per esempio che in Toscana è ormai il più frequente di tutti i tumori prima dei 50 anni nella popolazione maschile e il terzo nelle donne della stessa fascia di età. Ma in generale e ovunque si sta abbassando anche l’età media di insorgenza: quasi il 50% dei casi è diagnosticato entro i 59 anni di età.

Dovuto alla trasformazione maligna delle cellule che si trovano nello strato più profondo dell'epidermide (i melanociti), oggi viene curato anche con l’immunoterapia, che si sta diffondendo e sta dando buoni risultati anche in una delle forme più aggressive: il melanoma all’occhio.

A confermarlo sono i risultati di due studi italiani, condotti presso l’Istituto dei tumori di Napoli Pascale, dal team guidato dall’oncologo Paolo Ascierto.

Cos’è il melanoma all’occhio

«Il melanoma all'occhio è un tumore della pelle in costante crescita, con un incremento del 20% registrato dopo il Covid. Per fortuna negli ultimi dodici anni anche la ricerca è cresciuta in maniera esponenziale. Oggi, grazie solo all'immunoterapia, riusciamo a salvare più della metà dei pazienti. Un risultato ovviamente che non può e non deve bastarci» spiega Ascierto.

«A differenza del melanoma cutaneo ‘tradizionale’, quello all’occhio non risponde alle attuali terapie disponibili, perché ha un meccanismo molecolare differente. Quello che abbiamo scoperto, però, è incoraggiante, perché abbiamo visto che ci sono risultati positivi ed effetti collaterali contenuti anche in soggetti che finora erano esclusi da questo tipo di terapia, a causa di malattie autoimmuni che ne limitano l’impiego» spiega ancora l’oncologo.

Risultati incoraggianti dai nuovi studi sul melanoma all'occhio

L’attenzione degli esperti dell’Istituto dei Tumori – Fondazione Pascale di Napoli, si è concentrata su un farmaco di nuova generazione, il Tebentafusp, cioè una molecola in grado di ‘traghettare’ le cellule del sistema immunitario direttamente nel tumore, rendendo più efficace la cura. «Gli studi sono stati condotti da due donne del nostro team: nel primo l'oncologa Ester Simeone ha analizzato alcuni pazienti con valori normali di LDH, cioè un enzima specifico correlato alla malattia, e un basso carico di malattia, ossia con poche metastasi. Si è visto che nel 55% dei casi possono beneficiare del trattamento più a lungo rispetto alle altre terapie in uso – chiarisce Ascierto – Nel secondo caso, lo studio di Maria Grazia Vitale, altra oncologa del nostro team, ha incluso pazienti che solitamente non possono ricevere l’immunoterapia, perché affetti da malattie autoimmuni, come il Lupus o il morbo di Crohn: nel loro caso, infatti, aumenterebbero gli effetti collaterali perché agisce bloccando i meccanismi di soppressione delle difese immunitarie. Questa volta, invece, abbiamo deciso di includerne 32, con diagnosi di melanoma metastatico, a fronte di un pericolo di morte da tumore ben maggiore. Lo studio retrospettivo, condotto dal 2016 al 2022, ha mostrato risultati eccezionali: nel 48% dei casi la terapia ha portato a un evidente beneficio e soltanto nel 27% a un aumento della tossicità. Questo è importante perché ci dimostra che laddove non ci sono alternative, è giusto provare anche questa strada» spiega Ascierto.

Farmaci di nuova generazione per il melanoma all'occhio

Così come per il melanoma cutaneo, anche l’incidenza di quelli all’occhio aumenta: «Fortunatamente si tratta di una forma oncologica rara, che colpisce tra l’1% e il 3% della popolazione, ma ha un decorso molto veloce e una prognosi spesso negativa, soprattutto perché dà metastasi al fegato, l’organo bersaglio maggiore in questo tipo di tumore – spiega l’oncologo del Pascale – Le diagnosi sono aumentate negli ultimi anni del 70/75% ed è cambiata anche l’incidenza: se un tempo l’età media di comparsa era intorno ai 50 anni, oggi si trovano melanomi all’occhio anche in una fascia d’età più giovane, intorno ai 20/30. Ma parallelamente aumenta anche il numero di persone che sopravvivono, grazie soprattutto all’immunoterapia che al momento rappresenta l’unica strada possibile».

Si tratta di una cura basata su infusioni, che devono essere calibrate caso per caso e non possono essere somministrate a tutti i pazienti: «Uno dei limiti, infatti, è che anche il farmaco di nuova generazione che abbiamo preso in esame può essere destinato soltanto a chi ha un profilo cosiddetto ‘HLA 02-01’: significa che deve esserci una compatibilità del sistema immunitario, come accade nel caso dei trapianti» chiarisce l’esperto.

L’Italia e Napoli, centro di eccellenza

Da qui l’importanza di proseguire nella ricerca, come avviene al Pascale, che dal 2010 ha curato con l'immunoterapia oltre 4500 pazienti. Grazie a questo tipo di cura è stato possibile salvare il 55% dei pazienti con tumore in stadio metastatico e tra il 30 e il 50% nelle diverse patologie neoplastiche» sottolinea l’oncologo del Pascale e presidente della Fondazione Melanoma, che ha promosso un convegno a cui hanno partecipato oltre 150 oncologi internazionali. L’evento, chiamato Immunotherapy Bridge, ha permesso di fare il punto sulle terapie e illustrare i recenti risultati degli studi italiani.

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