Pedofilia, come riconoscere un orco?

09 02 2017 di Flora Casalinuovo
Credits: Getty

Durante il pontificato di papa Bergoglio ci sono state 1.200 denunce contro sacerdoti. E aumentano i casi che coinvolgono educatori e allenatori. Ma, al contrario di ciò che si crede, celibato e omosessualità non c’entrano: chi commette abusi è spinto da un perverso bisogno di dominio

Negli ultimi 10 anni oltre 200 sacerdoti sono stati indagati per atti di libidine con ragazzini. E nei primi 36 mesi del pontificato di Bergoglio, alla Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo che vigila sulla purezza della dottrina, sono arrivate 1.200 denunce per molestie su bambini. Eppure spesso gli accusati indossano ancora l’abito talare, con la connivenza dei superiori.

È il quadro inquietante che emerge da Lussuria (Feltrinelli), libro-inchiesta firmato dal giornalista Emiliano Fittipaldi. La piaga della pedofilia sta infettando ancora la Chiesa, dunque, nonostante le promesse di Papa Francesco. Ma il problema in realtà è molto più ampio, perché quello che accade in sacrestie e oratori succede anche a scuola e sui campi da calcio, quelli che dovrebbero essere i luoghi protetti in cui si muovono i più piccoli. Al centro della cronaca delle ultime settimane ci sono altri casi raccapriccianti: dall’architetto arrestato nel Milanese per la presunta violenza su una 13enne all’allenatore che si è suicidato in carcere, dov’era finito dopo 30 anni di abusi. Quanto è alto, allora, il rischio pedofilia oggi? E cosa possono fare i genitori per tutelare, per quanto possibile, i propri figli?

Perché la Chiesa copre gli abusi dei preti pedofili?

Lussuria mette in fila nomi, documenti e confessioni, ricostruendo una fitta trama di scandali nascosti. «La pedofilia tra i religiosi è come una ferita insanabile» nota l’autore del libro, Emiliano Fittipaldi. «Il motivo? Il fenomeno viene nascosto. Chi si macchia del peccato è al massimo trasferito in un’altra parrocchia. I vescovi che scoprono i responsabili non hanno l’obbligo di denunciarli: prevalgono il segreto della confessione e una giustizia ecclesiastica vecchia e lontana dalla realtà. Non c’è nemmeno collaborazione fra i tribunali ordinari e il Vaticano, tanto che la Santa Sede mette il silenziatore a qualsiasi segnalazione. E nessun governo ha mai aperto una commissione d’inchiesta. La Chiesa non vuole fare pulizia: indagare e processare colpevoli o superiori conniventi significherebbe far crollare gerarchie, alleanze, l’intero sistema di potere su cui è basata».

La questione non sembra legata solo alla difficoltà di mantenersi casti. «Si tratta di una perversione: il pedofilo soffre di una patologia grave che prescinde dall’essere prete» sottolinea Fittipaldi. «Certo, la tonaca suscita una fiducia illimitata in bambini e genitori che, spesso, faticano a denunciare perché deboli o semplicemente molto cattolici. I sacerdoti invece si comportano con lucidità: individuano con cura i loro obiettivi sessuali, agendo al limite della legalità. Poi, se la situazione diventa esplosiva, cercano l’appoggio delle alte sfere. Emblematico il caso di 2 sorelline australiane abusate per anni: la prima si è tolta la vita in una clinica psichiatrica; la seconda è rimasta su una sedia a rotelle dopo un incidente d’auto avuto mentre era alla guida ubriaca. Il capo della Chiesa australiana ha liquidato il tutto dicendo di non esserne stato al corrente, anche se ci sono lettere in cui cercava di convincere la famiglia a non denunciare».

Come agiscono i molestatori?

Le paure dei genitori prendono vita anche davanti ad allenatori ed educatori. «Chiariamo: in 8 casi su 10 l’abuso è compiuto da un familiare» puntualizza lo psicoterapeuta Luciano Di Gregorio, autore del saggio La voglia oscura: pedofilia e abusi sessuali (Giunti). «Ma è fuor di dubbio che le persone che soffrono di questa patologia scelgono di vivere o lavorare negli ambienti in cui sono a stretto contatto con i minori e hanno un ruolo da leader, che li riscatta da un’esistenza problematica».

Già, chi sono questi individui e come si muovono? «Si tratta quasi sempre di uomini, spesso soli» prosegue l’esperto. «Omosessualità o astinenza non c’entrano: è una deviazione e diversi studi ne dimostrano l’origine nell’infanzia. Spesso il pedofilo è stato un bimbo abusato o traumatizzato. Da adulto, dominio e prevaricazione diventano per lui il paradigma per ogni relazione e nelle sue passioni malate rimette in scena ricordi del passato. La sottomissione è il concetto chiave: il carnefice scambia l’obbedienza del bambino con la voglia di essere abusato e non si sente in colpa perché crede di aver corrisposto al suo desiderio. Proprio la fiducia cieca del minore, l’eccessivo tempo che passa insieme all’adulto e l’idealizzazione della sua figura devono insospettire i genitori».

Chi sono le vittime dei pedofili?

Se dovessimo scegliere 2 aggettivi per descrivere i bambini nel mirino dei pedofili, useremmo questi: fragili e soli. «È soprattutto la fragilità ad attirare il carnefice» spiega Ernesto Caffo, neuropsichiatra e presidente di Telefono Azzurro. «La crisi degli ultimi anni ha accentuato il problema: aumentano le famiglie povere, che vivono in contesti disagiati, dove istruzione e lavoro sono un miraggio e gli operatori sociali non arrivano. Spesso gli abusi vengono compiuti in scenari del genere: il pedofilo sa di avere strada facile, perché questi sono bambini costretti a crescere da soli e che confondono facilmente la perversione con l’affetto e la comprensione di cui hanno bisogno».

Cosa fa la giustizia?

In un quadro simile diventa davvero difficile denunciare e allontanare le persone pericolose. «I piccoli rimuovono l’abuso, si nascondono dietro il silenzio e riescono ad affrontare il trauma dopo mesi, se non anni» dice Ernesto Caffo di Telefono Azzurro. «Anche i genitori, inconsciamente, allontanano dubbi o sospetti per la paura di essere “bollati” dalla società e travolti da uno tsunami che non sanno affrontare. I processi lunghi e difficili frenano ulteriormente le denunce. I minori non sono sempre testimoni attendibili e per un’accusa servono prove schiaccianti, come audio e video. Ecco perché è complicato anche fermare in qualche modo i sospettati».

Quando il colpevole è un uomo di Chiesa, poi, diventa un’impresa. «Le poche condanne che ci sono state in Italia» dice Fittipaldi «sono merito di magistrati che hanno indagato e lottato anni per riaprire casi che la giustizia vaticana aveva insabbiato».

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Lussuria, il libro di Emiliano Fittipaldi appena pubblicato da Feltrinelli, racconta centinaia di casi di abusi su minori da parte di sacerdoti e altrettanti tentativi di insabbiamento da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

I NUMERI DELLA PEDOFILIA
1.374 I casi di violenza e abuso su minore gestiti da Telefono Azzurro nel 2016.
68% I casi in cui le vittime sono bambine. Quasi tutte hanno meno di 10 anni, il 44% meno di 3.
80% I casi nei quali il carnefice è un familiare.
9.000 I siti web di pedopornografia segnalati dall’associazione Meter nel 2015. Nello stesso anno gli arresti per il reato sono stati 67, le denunce
544. 18 MILIONI I bambini che ogni anno subiscono abusi sessuali in Europa, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità.

I bambini vanno seguiti in ospedale
Ogni anno in Italia 100.000 minori sono seguiti dagli assistenti sociali per violenze e abusi. Un dramma che costa l’1% del Pil, il Prodotto interno lordo del nostro Paese. A dirlo è il rapporto della fondazione Terre des Hommes (www.terredeshommes.it), che non usa giri di parole: le piccole vittime andrebbero curate in strutture ad hoc, di cui la maggior parte dei nostri ospedali non è ancora dotata. Per ora le strutture sono soltanto 5: l’ambulatorio Bambi di Torino, il Soccorso violenza sessuale e domestica della Clinica Mangiagalli di Milano, il Centro per la diagnosi del bambino maltrattato di Padova, il gruppo Gaia dell’ospedale Meyer di Firenze e il gruppo Giada del Policlinico Giovanni XXIII di Bari.


L'INTERVENTO DI PAPA FRANCESCO SUI PRETI PEDOFILI

Credits: Piemme

Papa Francesco: "Come può un prete causare tanto male?"

Papa Francesco ha scritto la prefazione al libro La perdono, Padre, in cui l'autore, Daniel Pittet (oggi bibliotecario a Friburgo), racconta la sua esperienza di vittima di un prete pedofilo. È la prima volta un pontefice decide di accostare il suo nome a un resoconto scomodo e diretto come questo. Un'assunzione di responsabilità della Chiesa e di condanna totale dei colpevoli, compresi gli eventuali esponenti della gerarchia ecclesiastica - vescovi o cardinali – che li hanno protetti. E magari continuano a farlo tuttora. 

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