Perché le millennials odiano cucinare?

24 02 2017 di Valeria Colavecchio
Credits: Sarah Jessica Parker in The Family Stone

Gli ultimi dati dicono che molte trentenni litigano con i fornelli. E vivrebbero di piatti pronti. Un’avversione che spesso nasconde motivi più profondi. Ecco quali sono

Al primo posto dei pasti più popolari ci sono i sandwich, seguiti dai surgelati, e il numero di ricette “handmade” che una donna in media sa realizzare sono quattro. È questa la fotografia delle trentenni che emerge da una ricerca inglese della Kantar Worldpanel, compagnia britannica che studia le abitudini dei consumatori. Insomma, nell’epoca dei cosiddetti foodies e del boom di programmi di cucina, le millennials si rivelano “nemiche” dei fornelli.

«Per loro la cucina è il simbolo di una ridefinizione del “femminile”» spiega Maria Vittoria Giusti, psicologa e psicoterapeuta. «Da piccole, guardando mamme e nonne, hanno vissuto il cucinare come un aspetto fondamentale del ruolo e della quotidianità della donna ma allo stesso tempo sono figlie di una società che inneggia all’efficienza, alla velocità e alla realizzazione personale: due dimensioni in aperta contraddizione». Anche tu odi cucinare? Chiediti perché e poi leggi le riflessioni dei nostri esperti.

Perché le millennials odiano cucinare? 

  • Credits: Amy Adams in Julia and Julia

    «Non sono capace»

    Questa risposta può avere un duplice significato. Da un lato, mette in luce una reale incapacità nel preparare i piatti, anche i più semplici. Ma a darti una mano su questo fronte adesso ci sono il web, la tecnologia e i libri: dal robot multifunzione che miscela, impasta, mescola e cuoce tutto da solo, alle videoricette che ti guidano passo passo. L’ultimo must have? Semplicissimo (Ippocampo) il manuale fenomeno da un milione di copie con ricette a prova di imbranati. Dall’altro, però, questa frase può nascondere motivi più profondi: il confronto con un modello femminile ingombrante. «Per una donna il riferimento diretto è sempre la propria madre» nota Giusti. «Le trentenni, se da un lato non si riconoscono più in quel modello di sacrificio e valori, dall’altra ne sentono ancora il peso: la donna lavoratrice, mamma e moglie di quegli anni, è l’incarnazione di una femminilità a 360 gradi, di un modello di cui non ci si sente all’altezza.

    «Non ho tempo»

    Prima c’è il lavoro, poi l’aperitivo con gli amici, in pausa pranzo la palestra... Quando dovresti cucinare, di notte? «Le giovani di oggi sono state educate a essere ambiziose e performanti, secondo il mito della donna in carriera tipico degli anni ’80» osserva Pani. «Spesso la corsa verso gli obiettivi futuri impedisce di vivere il presente. E invece è proprio la cucina un luogo per sperimentare il “qui e ora” e la consapevolezza» dice l’esperto. Come insegna il mindfull cooking: non importa cosa prepari, anche una pizza surgelata va bene. Mettila nel forno, regola temperatura e timer e siediti. Fai attenzione agli odori che si sprigionano, al calore che cresce nella stanza, al brontolio dello stomaco. Infine segui il corso del pensiero. Cosa ti viene in mente? Ricordi o fantasie... Quello che conta è trasformare un’attività noiosa in tempo per te stessa.

  • Credits: Emmy Rossum in Qualcosa di buono

    «Non voglio pensare: Cosa mangio stasera?»

    Quante volte da piccola avrai sentito tua mamma o tua nonna farsi la stessa domanda? «Spesso a manifestare quest’insofferenza sono soprattutto le trentenni diventate mamme a loro volta» nota Roberto Roberto Pani, psicologo e psicoterapista, professore di Psicologia clinica e psicopatologia dell’Alma Mater di Bologna. «Con l’arrivo dei bimbi il “fare da mangiare” da scelta si trasforma in obbligo e finisce per incarnare uno stereotipo a cui ribellarsi, quello di moglie e madre tradizionali relegate al ruolo di accudire, dare e sfamare» dice l’esperto. «Ma cucinare è molto altro, non solo ripetitività e routine. Il consiglio? Recupera, almeno ogni tanto, un approccio più libero alla cucina, a cominciare da spazio di gioco con i bimbi, condivisione e collaborazione con il partner in modo da non sentirti l’unica in famiglia a doversene occupare».

    «Chi me lo fa fare?»

    Quante volte da piccola avrai sentito tua mamma o tua nonna farsi la stessa domanda? «Spesso a manifestare quest’insofferenza sono soprattutto le trentenni diventate mamme a loro volta» nota Roberto Roberto Pani, psicologo e psicoterapista, professore di Psicologia clinica e psicopatologia dell’Alma Mater di Bologna. «Con l’arrivo dei bimbi il “fare da mangiare” da scelta si trasforma in obbligo e finisce per incarnare uno stereotipo a cui ribellarsi, quello di moglie e madre tradizionali relegate al ruolo di accudire, dare e sfamare» dice l’esperto. «Ma cucinare è molto altro, non solo ripetitività e routine. Il consiglio? Recupera, almeno ogni tanto, un approccio più libero alla cucina, a cominciare da spazio di gioco con i bimbi, condivisione e collaborazione con il partner in modo da non sentirti l’unica in famiglia a doversene occupare».

Cambia la prospettiva

Non pensare al piatto da cucinare come a un compito da portare a termine ma concentrati su ogni step. Fai attenzione agli ingredienti, ai tempi di preparazione e di cottura: così allontani la tensione e lo stress della giornata.

Risveglia i sensi

Odori, sapori e colori sono veicolo di emozioni. Presta attenzione agli ingredienti con tutti e cinque i sensi, osservando forma, profumi e consistenze: ti aiuta a entrare in contatto anche con la tua parte più emotiva.

Sperimenta

La cucina è libertà, gioco e creatività. Prova a cimentarti in una ricetta nuova o nel tuo dolce preferito con la spensieratezza che avevi quando giocavi con il Dolce forno da bambina. 

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