Tumore al seno, in aumento nelle under 50

04 10 2016 di Flora Casalinuovo
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I dati dell'incidenza della malattia preoccupano: nelle 40enni il cancro cresce del 15 per cento. Perché?

Il tumore al seno rimane ancora il “big killer”, il killer più grande, come lo chiamano gli oncologi: in pratica, è la prima causa di morte per le over 50. “Certo, la mortalità è scesa del 30% negli ultimi 15 anni e lo dobbiamo proprio ai progressi della medicina e alla prevenzione” spiega Francesco Schittulli, presidente della Lilt. “Oggi le possibilità di guarigione superano l'80%. Ma non dobbiamo fermarci”.

I tumori al seno aumentati del 15 per cento in 5 anni nelle under 50

Lo sottolineano i numeri: ogni anno più di 48.000 donne ricevono la notizia di avere un cancro al seno e il 30 per cento ha meno di 50 anni. I tumori, in questa fascia d'età, sono aumentati del 15 per cento in 5 anni. “Il segno più si registra anche tra le under 40” continua l'esperto.

Manca la prevenzione 

“La colpa? Incidono molto le abitudini sbagliate come il fumo e la cattiva alimentazione. Ma la cosa più grave è che le donne giovani sono fuori dal programma di screening del Servizio sanitario nazionale, che prevede una mammografia gratuita ogni due anni per quelle che hanno tra i 50 e i 69 anni. La sensazione, poi, è che soprattutto tra le 40enni si faccia poca prevenzione. Io le vedo, assorbite dalla crisi e dai mille impegni quotidiani. Ma è fondamentale prendersi cura di se stesse. Che vuol dire autopalpazione una volta al mese e una bella chiacchierata con il medico di base o con il ginecologo. Se ci sono stati tumori al seno in famiglia, per esempio, può essere utile anche una visita dal senologo, senza ansia e allarmismi. Basta un'ora del proprio tempo per volersi bene. E salvarsi la vita”.

Tra l'altro, anche quando lo screening è previsto, spesso rimane sulla carta. “Dispiace dirlo ancora una volta, ma esistono molte differenze tra le regioni” nota il presidente della Lilt. “Al Nord lo fanno più dell'80% delle donne coinvolte, al Sud non si arriva al 40%, perché sono meno le strutture che lo propongono”. Infatti, dati alla mano, solo in Puglia e Basilicata si registreranno più di 5.000 nuovi casi nel 2016.

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