Vietato innamorarsi (a scuola)

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Alex Corlazzoli

Un'opinione di:
Giornalista, maestro, scrittore, viaggiatore. Quando arriva al mattino in classe porta sottobraccio...

Finora i presidi avevano vietato cellulari e jeans strappati, piercing e capelli colorati ma dal Galles arriva una nuova minaccia per i ragazzi: il divieto ad innamorarsi. Lo ha deciso Toby Belfield, direttore della “Ruthin School”, una scuola privata famosa in Gran Bretagna per essere frequentata da persone che possono permettersi di spendere 40 mila euro l’anno per la retta. Il capo dell’istituto ha deciso che “la scuola non è il posto per le relazioni romantiche” e ha inviato una mail a studenti e genitori per spiegare le ragioni della sua irrevocabile scelta: “Se gli allievi dedicano il loro tempo agli studi, invece che alle tempeste emotive connesse con le storie romantiche da teenager, otterranno voti più alti”.

Belfield ha deciso che chi verrà sorpreso con un fidanzatino/a verrà sospeso.

Di là del fatto che avere un preside che guarda nel buco della serratura dei suoi ragazzi è piuttosto inquietante. Ma forse Toby Belfied vive in un altro mondo.

I sentimenti, le emozioni d’amore, i brividi e i mal di pancia per ragioni di cuore fanno parte dell’esistenza di ciascuno di noi e, che piaccia o meno a questo preside, sono protagonisti anche della vita dei nostri ragazzi. Vi dirò di più: Cupido bussa alle porte anche delle classi delle scuole “elementari”. Chi insegna lo sa. L’amore in aula è un’alchimia fatta di sguardi, scherzi, fidanzamenti che durano un giorno, immaginazione. I bambini già solo a pronunciare la parola si agitano. Una ragazzina mi ha persino detto: “Se esci in corridoio ti dico cos’è per me. Non qui in classe”. Chissà quale segreto avrebbe voluto confidarmi lontano dagli sguardi dei compagni. A otto, nove, dieci anni i bambini sognano un matrimonio con la certezza che non finirà, desiderano una famiglia con tanti figli, vagheggiano un principe azzurro o una principessa che non arriveranno mai. Di fidanzamenti sotto il tetto della scuola ho sempre trovato traccia sulla lavagna o sui diari dove spuntano cuori con la freccia di Cupido e le iniziali dell’uno e dell’altra. Provate a guardare, dove c’è ancora, la parte inferiore del banco in legno: troverete incisioni di cuori che resteranno nella storia come quelle rupestri dei Camuni.

Il preside inglese forse non lo sa ma sono rimasti, almeno in Italia, i “pizzini d’amore” che circolano da un banco all’altro in ogni epoca.

Basta intercettarne qualcuno per capire che i sentimenti la fanno da padroni già nella tenera età. Sara, 9 anni, ha scritto a Oscar una lettera intitolata proprio “L’amore”. Parole che non hanno nulla da invidiare al “Cantico dei cantici”: “Sei bellissimo con la tua cresta/mi piace molto il tuo comportamento da figo/ti trovo un figone e a volte un romanticone/di notte ti sogno e penso che sei il mio ragazzo/mi fai innamorare sempre di più ogni giorno che passa. Ti amo”. E che dire del “pizzino” di Rebecca inviato a Giovanni. Su un foglio di carta piegato in quattro ha scritto: “Per il mio amore”. Accanto un disegno delle labbra e un “mua” in rosso. All’interno il messaggio: “Saresti invidioso se io bacio un altro? eh tesorino bello?”.

Non so come il preside della “Ruthin” riuscirà ad investigare sui fidanzamenti dei suoi allievi ma stia pur certo che non riuscirà certo a fermare l’amore tra un ragazzo e una ragazza. Anche perché forse il suo e il nostro ruolo dovrebbe essere un altro: quello di educare all’affettività, non di reprimerla.

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