«Cosa studi?» chiede la studentessa all’efebo in attesa della campanella d’ingresso.
«Informatica».
«Bello! Vuoi diventare programmatore o programmatrice?».

La terza rivoluzione sessuale può partire da qui, dalla naturalezza con cui una ragazza fa la prima mossa. E decide anche di prendere in considerazione le variabili che l’intreccio tra identità di genere e orientamento sessuale offre. Possono dirsi soddisfatti i protagonisti di Making (of) love, progetto nato come documentario sulla sessualità giovanile poi divenuto anche libro (Making of love, Parliamo di sesso, Fabbri ed.) per volontà degli stessi ragazzi, che sul tema hanno scoperto di avere molte cose da dire. Solo, non agli adulti: ai coetanei, piuttosto, in un rapporto tra pari.

Quella che la Generazione Z sta facendo è una nuova rivoluzione sessuale: la terza, dicono. Noi genitori che scoprivamo il sesso dentro auto scomode e in luoghi appartati ci chiediamo cosa ci sia ancora da rivendicare, ora che abbiamo concesso ai nostri figli di condividere il letto con fidanzati estemporanei. Quando chiesi alla mia dove andasse “in camporella” dovetti prima spiegarle cosa fosse («Sostantivo femminile, significa amoreggiare in luoghi appartati») al che lei, sgranando gli occhi per l’insensatezza della domanda, rispose: «Ma… in camera mia, no?».

Un'altra scena dal documentario Making of love
Un’altra scena dal documentario Making of love

Eppure, dicono i giovanissimi, l’urgenza di parlare di sesso nasce dal fatto che il sesso è tabù. Lo so, è sconfortante. Le nonne di questi ragazzi hanno voluto la liberazione sessuale, normalizzato la contraccezione, legalizzato l’aborto; le loro madri hanno frequentato più consultori che discoteche; e ora tutte loro devono sentir parlare ancora di tabù. I ragazzi hanno ragione: sul sesso si dice tanto, ma male. Da piccoli ricevono informazioni edulcorate su semini e “abbracci speciali” e qualche anno dopo vengono iniziati alle meraviglie della gang-bang grazie al compagno di classe dotato di cellulare. Il loro primo vero incontro con la sessualità avviene di fatto con la pornografia dove il sesso è iperbolico, misogino, performante, violento. Illuminate la scena del teen-drama Euphoria – il più accurato in circolazione – in cui uno dei protagonisti quasi strangola la partner durante un rapporto: «Nei porno fanno così, credevo fosse normale». La prima cosa che la terza rivoluzione sessuale si propone di fare è, quindi, separare pornografia e sessualità ripartendo là dove la prima rivoluzione ha fallito, continuando a perpetrare un immaginario declinato in mascolinità violenta e femminilità sottomessa.

Ancora, la Generazione Z ci dice che una nuova rivoluzione sessuale non può prescindere dal tema del consenso. Diventa perciò importante saper distinguere quando questo nasce da un vero convincimento e quando invece viene estorto dalla necessità per dar prova della propria libertà (Euphoria bis: la parte in cui Kat soccombe alla pressione sociale e fa sesso casuale sentendosi malissimo). L’obiettivo è quello di imparare a uscire da situazioni in cui non si vorrebbe stare e rifiutare pratiche che non si vogliono subire. Peraltro, un “no” ben assestato regala una sensazione di potere che si allarga in onde concentriche a qualsiasi ambito delle nostre vite (anche se questo, per il genitore di un adolescente oppositivo, potrebbe non essere una buona notizia).

Poi, il sexting. «A meno che tu non sia Amish, i nudi sono la valuta dell’amore» spiega Rue a una mamma attonita (sempre Euphoria, già). Sapere che le foto sexy inviate al partner possono rivelarsi un boomerang è parte imprescindibile nell’educazione del ragazzo impegnato nella terza rivoluzione sessuale, anche perché Internet, come ha avuto modo di scoprire mia figlia trovando in Rete le foto in cui mangiava un ghiacciolo, può rivelarsi un gran brutto posto. I ragazzi sottolineano la necessità di tornare a conoscere il proprio corpo: nonostante venga molto esposto, al momento di goderne ne vengono utilizzate solo le funzioni base. A correre in aiuto arrivano allora pagine Instagram come Jouissance.club di Jüne Plã, nate per l’urgenza di rendere creativo il sesso tradizionale, e graphic novel come Libres! Manifeste pour s’affranchir des diktats sexuels (Delcourt ed.) scritta dall’ex pornostar Ovidie e la cui sinossi potrebbe essere: lasciateci giocare senza sensi di colpa né compromessi.

Ultimo ma non meno importante, la terza rivoluzione sessuale non può prescindere dalla seconda: quella finalizzata a dare riconoscimento e legittimità ai movimenti intersessuali e trans. «Qual è il tuo pronome?» è la domanda che i ragazzi pongono quando fanno conoscenza tra loro, ché nulla può essere dato per scontato. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la medicina ha dimostrato come le variazioni cromosomiche vadano oltre la logica binaria uomo/donna e le preferenze sessuali offrono variabili non incasellabili nelle categorie etero-omo.

Insomma: la prima rivoluzione sessuale ha abbattuto la morale repressiva che imprigionava i corpi delle donne; la seconda ha allargato lo sguardo verso chi non sente di appartenere ad alcun genere definito; la terza accoglie entrambe e chiede di poter esplorare le infinite variabili tra genere e orientamento. E se tutto questo suonasse parossistico non resta che attendere la quarta rivoluzione: quella di chi, sopraffatto dall’offerta, vi si sottrae liquidando la questione con un laconico «Grazie, ma oggi proprio non c’ho voglia».

In libreria

Per saperne di più su come gli adolescenti di oggi vivono il sesso, ecco 3 libri-guida.


1 di 3
– Si intitola Making of love il progetto (prima documentario, poi libro edito da Fabbri) di 8 ragazzi della Generazione Z per una nuova educazione sessuale.


2 di 3
– È della ex pornostar Ovidie la graphic novel Libres! Manifeste pour s’affranchir des diktats sexuels (Delcourt)


3 di 3
Club godo di Jüne Plã (edito da L’ippocampo) è una cartografia del piacere