Lo sapevi che Babbo Natale era femmina?

20 12 2019 di Flavio Pagano, scrittore
<p>In Russia, la fata Snegurochka porta i doni la notte della Vigilia insieme al vecchio Nonno Gelo</p> Credits: Getty Images

In Russia, la fata Snegurochka porta i doni la notte della Vigilia insieme al vecchio Nonno Gelo

La notte della Vigilia non è monopolio esclusivo del “barbuto rossovestito”. Soprattutto nei Paesi del Nord, sono tante le figure di donne mitiche legate a riti e tradizioni delle feste. Sante, fanciulle e fate che hanno ispirato persino l’amatissima fiaba Disney Frozen

Se l’idea che Babbo Natale possa essere una donna ti sembra bizzarra, sappi che sei completamente fuori strada. Un tempo, infatti, questo periodo dell’anno traboccava di figure femminili, alcune delle quali erano legate proprio al rito che oggi, in regime di monopolio, è assolto dall’amato pancione, barbuto e rossovestito: la consegna dei doni.

La figlia dell’inverno e della primavera

Si tratta di personaggi antichissimi, provenienti soprattutto dalle tradizioni del Grande Nord e, fra i più affascinanti, c’è sicuramente la bella Snegurochka: la Fanciulla di neve. Questa timida fata russa dagli occhi cerulei e dalle lunghe trecce bionde, indossa un abito dalla tonalità così delicata, che sembra quasi tessuto di ghiaccio. È figlia dell’Inverno e della Primavera e se ne va sempre in giro per i boschi al chiaro di luna, anche perché, se osasse farlo di giorno, si scioglierebbe ai raggi del sole... La sua missione più importante la svolge proprio di notte: quella della Vigilia per l’esattezza, quando porta i doni ai bambini, insieme al vecchio e canuto Ded Moroz (Nonno Gelo), col quale divide anche la casa. Il carattere di Snegurochka - vittima di un sortilegio che le impedisce di innamorarsi - è un po’ triste. Ma forse proprio questa involontaria solitudine, e la sottile malinconia che l’accompagna, hanno ispirato le tante rielaborazioni letterarie che arricchiscono il suo mito, compresa quella di Elsa nel Frozen disneyano.

L’orchessa diventata buona

Completamente diversa da lei, invece, è un’altra Mamma Natale: Gryla, che arriva dalla mitologia islandese e che, in origine, non era altro che un malvagio mostriciattolo. Una specie di orchessa che viveva sulle montagne dalle quali, quando d’inverno rimaneva senza cibo, scendeva in cerca di bambini da mangiare. Col tempo, la figura di Gryla divenne a tal punto temuta dai bambini che, nel ’700, si decise di convertirla in uno spirito benefico addirittura con un decreto! Divenne, insomma, buona per legge. E la cosa piacque a tutti così tanto che, col tempo, Gryla si fece sempre più gentile e generosa, fino a diventare colei che distribuisce dolci e doni la notte del 24 dicembre.

La ragazza bianca e la Dama verde

Legata al rito più celebre del Natale è anche Kolyada, che la tradizione ci tramanda, per così dire, in chiave mimetica: «Un dolcissimo tintinnìo annuncia l’arrivo della sorridente Kolyada, vestita del suo abito bianco. Anche i capelli e la pelle sono bianchi, come la sua slitta e i suoi cavalli. Distinguerla in mezzo alla neve, è impossibile...». Il suo nome pare derivi da quello dei canti tradizionali, i cosiddetti kolyadki, con con i quali – essendo una fata benefica, che invoca la primavera – viene festeggiato il suo arrivo, e che lei ricambia recando appunto piccoli doni.

Ancora oggi, in suo onore, in alcune località dell’Est europeo, durante le feste, una ragazzina biancovestita viene condotta per le strade su una slitta. Non mancano le Dame del Natale. Come la francese Dama verde che per anni, rapida e generosa, portò sorprese a tutti i bambini, finché Père Noël non arrivò a soffiarle il posto... Una fata antica quanto la Terra, si dice, il cui colore è ispirato ai grandi alberi sempreverdi, e che, un po’ come Gryl, era amata e insieme temuta.

La donatrice di luce

A questo punto non possiamo certo dimenticare l’italianissima santa Lucia, il cui culto, in realtà, tieni uniti il Sud e il Nord dell’Europa: la patrona di Siracusa, infatti, è amatissima anche dall’altro lato del continente, in Svezia, dove la chiamano Lussi. Lei non porta doni, ma qualcosa di più: è l’apportatrice di luce, come lascia subito presagire il suo nome, e per questo viene rappresentata con una corona di candele accese sul capo, simbolo della rinascita che segue il Solstizio d’Inverno. Persino le renne, che noi associamo indissolubilmente al tiro della ben nota slitta volante, derivano da un culto muliebre, dal momente che si tratta dell’animale sacro a Isa, l’equivalente scandinavo della Grande Madre: la dea più antica in assoluto.

Infine, terminate le feste, silenziosa e puntuale, arriva lei. La vagabonda, enigmatica vecchietta: la Befana. Se Babbo Natale è il super rider delle consegne di fine anno, la prima stoccata di quello nuovo è sua. Perché suo è il dono più importante, specchio di una qualità preziosa e tipicamente femminile. Quello, lo dice la parola stessa, della rivelazione. L’epifania insomma: il dono immenso di vedere oltre le apparenze.

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