Frutta dopo i pasti: quanti miti da sfatare!

01 04 2019 di Nina Gigante
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Fa ingrassare, gonfia, non funziona nelle diete. Tutto falso, come spiega qui un endocrinologo. In realtà ha un effetto detox che ti aiuta se vuoi perdere peso

Uno studio dell’università di Navarra, pubblicato sull’importante rivista scientifica "Nutrition", smonta definitivamente le affermazioni che, non si sa come, abbiamo finito per credere vere. E cioè che la frutta mangiata dopo i pasti fa ingrassare e che se vuoi perdere qualche chilo (e chi non lo desidera, in primavera?) devi ridurne il consumo, visto che è ricca di zuccheri.

Nello studio spagnolo si legge che “una dieta ipocalorica addizionata con gli antiossidanti della frutta è una delle armi più efficaci per ridurre lo stress ossidativo e, con esso, sovrappeso, infiammazione, diabete”. In altre parole, dimostra che mangiare mele, banane e le varietà che compaiono sui banchi del mercato con il primo sole, non ostacola ma agevola il dimagrimento. A Salvatore Ripa, endocrinologo e specialista in nutrizione, obesità e medicina antiage, abbiamo chiesto di spiegare come la frutta aiuta il nostro organismo. E perché non se ne può fare a meno.

1. Non impedisce di dimagrire

La frutta contiene vitamine, sali minerali, antiossidanti importanti per l’organismo in qualunque situazione, che diventano fondamentali quando vogliamo dimagrire. Spazzano via più facilmente tossine e radicali liberi che un organismo produce in quantità maggiore mentre brucia le riserve di grasso. E, soprattutto, contrastano particolari effetti ormonali e metabolici che si verificano quando siamo a dieta.

«Ormai sappiamo» sostiene Salvatore Ripa «che il tessuto adiposo è, a tutti gli effetti, un organo endocrino, una fonte di ormoni, che “parla” con il nostro metabolismo. Quando siamo obesi o sovrappeso produciamo meno adiponectina e visfatina, fondamentali per l’efficienza di fegato e pancreas, organi preposti alla gestione degli zuccheri. E siamo di solito leptino-resistenti, ovvero facciamo fatica a lasciar passare la leptina, l’ormone responsabile del senso di sazietà.

Così finisce che abbiamo sempre fame. Proprio la frutta è uno degli alimenti più utili a stimolare questa sostanza, grazie a cui diminuisce il senso di fame. Inoltre, acqua e fibre ci saziano presto, mentre gli zuccheri gratificano il palato con poche calorie, tenendo a freno la voglia di dolce. E i flavonoidi antinfiammatori, che la frutta contiene, riducono l’infiammazione, con il risultato di sgonfiarci più velocemente».

2. Non provoca gonfiore

È un altro mito da sfatare. «Nasce dall’errata convinzione che, qualora fermenti, potrebbe rallentare il processo digestivo. Questo potrebbe verificarsi dopo un pasto proteico (visto il diverso ph di carne e frutta) ma non vale, per esempio, se abbiamo mangiato carboidrati. E comunque è un problema che deve porsi solo chi soffre di meteorismo o difficoltà digestive» precisa Salvatore Ripa.

In ogni caso, non ha alcun impatto sulle calorie che assumiamo. «Mangiamola quando vogliamo, due-tre volte al giorno, a colazione, come spuntino, dopo pranzo» consiglia Salvatore Ripa. Anzi, a fine pasto, non solo fa sentire più sazi, ma aiuta ad assimilare i nutrienti. La vitamina C, per esempio, fa assorbire meglio il ferro contenuto in un piatto di verdura o nei legumi.

3. Non è troppo calorica

Che una mela, un kiwi o una banana abbiano qualche caloria in più di una zucchina poco importa. «È ormai superata l’idea della dieta ipocalorica, che ci fa perdere peso subito, ma poi ce lo restituisce con gli interessi, quando torniamo a mangiare normalmente, perché abbiamo rallentato il nostro metabolismo» sostiene Salvatore Ripa.

«Smettiamola di contare spicchi e fettine, calorie e quantità. Quello che importa davvero è l’orario in cui la consumiamo. A chiunque voglia perdere peso, consiglio di mangiarne liberamente durante la prima parte della giornata, fino alle 16. In questo modo, i tanto demonizzati zuccheri verranno bruciati dal corpo nel normale svolgimento delle sue funzioni vitali, senza il pericolo che si trasformino in riserve energetiche e quindi in grasso».


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