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I 90 anni di Valentino

Valentino Garavani, lo stilista che tutto il mondo ci invidia, compie 90 anni. Noi lo festeggiamo ripercorrendone la sfolgorante carriera e la vita votata alla moda e alla bellezza

Valentino compie 90 anni

SUL SUO PROFILO INSTAGRAM @REAL MR VALENTINO SCRIVE: «Spero di essere ricordato come l’uomo che ha perseguito la bellezza in ogni momento della sua vita». È così: non c’è una sua sola creazione, in 45 anni di lavoro, che non tolga il fiato, che non accenda il desiderio di venire abbracciate da nuvole scarlatte, accarezzate da tessuti lievi che nessuno sa plasmare come lui. Per l’anagrafe è Valentino Clemente Ludovico Garavani. Per il mondo è l’ultimo imperatore della moda, 90 anni l’11 maggio.

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1 di 8 - Valentino. Il dopo sfilata Alta Moda 93/94
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2 di 8 - 2007: la sfilata Alta Moda 1992 per i 45 anni della Maison
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3 di 8 - Valentino
4 di 8 - Valentino con Claudia Schiffer (in rosso Valentino)
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5 di 8 - Valentino con Giancarlo Giammetti
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6 di 8 - ALTA MODA 2000/2001
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7 di 8 - ALTA MODA 1993
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8 di 8 - AUTUNNO-INVERNO 2022

Valentino, dalla provincia alla fama

Valentino nasce nel 1932 a Voghera (Pavia). La folgorazione per la moda arriva a 6 anni, quando la radio di casa annuncia il fidanzamento di Maria Francesca di Savoia, ultima figlia di Vittorio Emanuele III, con il principe Luigi di Borbone Parma. Lei avrebbe indossato un abito di lamé verde: parole magiche. Da quel momento Valentino trascorre sempre più tempo tra le stoffe francesi nel negozio della zia, disegnando e seguendo un corso di figurinista durante gli anni di liceo classico. Odia l’improvvisazione e, per fare sua l’arte del couturier, si trasferisce a Parigi, alla prestigiosa scuola della Chambre Syndicale de la Couture e viene messo a bottega da Jean Dessès e poi da Guy Laroche.

Il successo planetario di Valentino

Alla fine degli anni ’50 Valentino apre una sartoria a Roma, in via Condotti, e conosce Giancarlo Giammetti, suo alter ego, che curerà la parte manageriale del brand appena nato, lasciando Valentino libero di dare vita ai suoi sogni. Il loro sodalizio indissolubile è raccontato nel docufilm di Matt Tyrnauer, Valentino: The Last Emperor, che segue gli ultimi 2 anni di attività prima dell’addio. Nel 1962 ai due viene concesso di sfilare a Palazzo Pitti, a Firenze. È un trionfo: i buyer americani (che lo chiamano «The Chic») fanno ordinazioni fino all’alba. Vogue France dedica per la prima volta una copertina a un italiano.

Uno stilista conteso dalle élite

Il nome di Valentino è legato a first ladies, teste coronate, dive innamorate dell’eleganza senza tempo delle sue creazioni, destinate a entrare nella Storia. Come il vestito di pizzo avorio che accompagna l’amica Jacqueline Bouvier (ex Kennedy) all’altare con Onassis nel 1968. O quello voluto da Liz Taylor, prima star di Hollywood a vestire Valentino, per l’ottavo matrimonio con Larry Fortensky. Il cappotto che Farah Diba, imperatrice di Persia, si buttò addosso per la fuga dalla rivoluzione iraniana era un Valentino. Così come le favolose mise sfoggiate da attrici da Oscar: Sharon Stone, Halle Berry, Julia Roberts (che, con uno strepitoso Valentino Vintage, lanciò la moda dei capi d’archivio sul red carpet), Cate Blanchett, Anne Hathaway (amata come una figlia, le ha realizzato l’abito nuziale)... Vestiti resi inconfondibili da un tocco teatrale (un fiocco, uno sbuffo, una scollatura) o da quella particolare punta di rosso tra il carminio, il porpora e il cadmio. Il “rosso Valentino”, emblema della Maison, che il Maestro scoprì al Teatro dell’Opera di Barcellona. Eccoci all’altra sua grande passione: il teatro. E il gusto per sfilate e party che definire memorabili non basta.

Valentino, inguaribile jet setter

Nessuno più di Valentino sa organizzare eventi leggendari. Come il gala del 1991 nella sua residenza sull’Appia Antica per inaugurare la mostra Trent’anni di Magia. Come i faraonici festeggiamenti per i 45 anni di carriera, nel 2007: una “tre giorni” mai vista prima. Come il ricevimento al castello di Wideville fuori Parigi (una delle sue lussuose dimore) per festeggiare la Legion d’Onore ricevuta nel 2006.

O l’indimenticabile sfilata di commiato, quella dell’Haute Couture al Musée Rodin nel gennaio 2008. O la prima mai ospitata al Met di New York nel 1982. O quella nel 1988 a Hollywood nello studio 14 della Twentieth Century per celebrare il legame con il cinema: 600 invitati tra mostri sacri e amici. Si potrebbe continuare all’infinito.

Stravagante, ma con solidi ideali

Qualche curiosità su Valentino. Adora i suoi carlini, che giocano e pisolano sul cashmere. Se la legò al dito quando Sophia Loren lo tradì vestendo Armani (peraltro suo grande amico, insieme a Karl Lagerfeld). Ha un’ironia sottile ma se si arrabbia taglia i ponti per sempre. Ha una voce bellissima: al party in onore di Carine Roitfeld cantò My Way tra scrosci di applausi increduli. Insieme a Giancarlo Giammetti, nel 2011, ha inaugurato - anticipando tutti - il primo museo virtuale (valentinogaravanimuseum. com) che mette a disposizione oltre 5.000 abiti e immagini di sfilate indimenticabili. E ha lasciato la moda per troppo amore: la libertà di fare il suo mestiere era sacra, si rifiutava di adattare le sue creazioni a mere esigenze economiche.

Il ritiro, con suprema eleganza

Il 4 settembre 2007 Valentino scrive una lettera di commiato dal titolo Adieu: «Come dicono gli inglesi, il momento perfetto per andarsene è quando la festa non è ancora finita». Il resto è storia recente. Erede della sua estetica è, dal 2016, Pierpaolo Piccioli (inizialmente in coppia con Maria Grazia Chiuri), ma Valentino non ha mai smesso di generare bellezza: ha disegnato costumi per l’Opera, creato capolavori per clienti speciali, fatto tanta beneficenza. «Questo stile di vita è scomparso, forse perché chi oggi ha denaro non sempre ha classe e memoria». A lui, da 90 anni, non mancano né l’una né l’altra. Tanti auguri, Valentino. Grazie per averci insegnato che la moda, a certi livelli, è pura poesia. Che «la bellezza è ovunque, bisogna vincere sulla volgarità». Ne faremo tesoro.

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