Sta per tornare su Netflix La legge di Lidia Poët, e con la terza stagione si chiude il viaggio della serie che ha riportato sotto i riflettori una figura straordinaria. Ma quanti episodi ha il capitolo finale? E quanto c’è di vero nella storia raccontata sullo schermo? Tra trama, curiosità e realtà storica, ecco cosa sapere prima di premere play.
Quante puntate sono “La legge di Lidia Poët 3”
La terza stagione de La legge di Lidia Poët sarà composta da sei episodi. Si tratta del capitolo conclusivo della serie Netflix, disponibile dal 15 aprile 2026.
La regia è affidata ancora a Letizia Lamartire e Pippo Mezzapesa, con l’aggiunta di Jacopo Bonvicini. Alla sceneggiatura tornano i creatori Guido Iuculano e Davide Orsini. La produzione è di Groenlandia, società del Gruppo Banijay, con Matteo Rovere.
Al centro resta il volto di Matilda De Angelis, che interpreta una Lidia sempre più determinata, irrequieta e moderna nel suo modo di stare al mondo.
La trama della terza stagione: cosa succede nel finale
Siamo nell’aprile del 1887. Enrico Poët è diventato deputato e si divide tra Roma e Torino, cercando di portare avanti una legge che possa finalmente restituire a Lidia il diritto di esercitare la professione.
Lidia, nel frattempo, continua a lavorare ai casi, muovendosi in un sistema che la esclude formalmente ma non riesce a fermarla. La sua vita privata resta sospesa: frequenta Fourneau, ma senza voler trasformare la relazione in qualcosa di ufficiale.
Proprio Fourneau si trova davanti a una sfida decisiva. In Corte d’Assise deve sostenere l’accusa contro una donna imputata di aver ucciso il marito. Il caso diventa subito delicato, perché l’imputata è Grazia Fontana, la migliore amica di Lidia.
Il processo si trasforma così in uno scontro diretto. Da una parte l’accusa, dall’altra la difesa morale e personale di Lidia. Sullo sfondo, una domanda che scuote l’opinione pubblica: può una donna essere assolta se ha ucciso per difendersi da violenze?
A complicare tutto arriva anche Jacopo, tornato a Torino per seguire il caso come giornalista. E mentre il tribunale decide il destino di Grazia, Lidia dovrà fare i conti anche con i propri sentimenti.
Chi era davvero Lidia Poët: la storia vera
Lidia Poët nacque nel 1855 e fu una figura pionieristica nella storia italiana. Dopo la laurea in giurisprudenza all’Università di Torino nel 1881, riuscì a essere ammessa all’Ordine degli avvocati nel 1883.
Un traguardo storico, ma durato pochissimo. Dopo appena pochi mesi, la sua iscrizione venne annullata dalla Corte d’Appello. La motivazione? Le donne, secondo l’interpretazione dell’epoca, non potevano esercitare la professione forense.
Nonostante questo, Lidia non si fermò. Continuò a lavorare nello studio del fratello e si impegnò attivamente nella difesa dei diritti dei più fragili: donne, minori ed emarginati.
Solo molti anni dopo, nel 1920, riuscì a essere ufficialmente riammessa all’Ordine degli avvocati. Aveva 65 anni. Quella vittoria arrivò dopo decenni di battaglie e contribuì ad aprire la strada alle generazioni successive.
Quanto c’è di vero nella serie Netflix
La serie Netflix si ispira alla storia reale di Lidia Poët, ma non è una ricostruzione fedele in ogni dettaglio.

Il contesto storico, le difficoltà incontrate e la discriminazione subita sono elementi reali. Anche il nucleo della sua battaglia per esercitare la professione è raccontato in modo coerente con la storia.
Diverso è invece l’impianto narrativo. I casi giudiziari che vediamo episodio dopo episodio, così come molte dinamiche personali e sentimentali, sono frutto di elaborazione narrativa.
Questa scelta permette alla serie di trasformare Lidia in una protagonista attiva, quasi investigativa. Un modo per rendere più coinvolgente il racconto, senza rinunciare al messaggio centrale.