Esattamente trent’anni fa, nel 1993, Anna Nicole Smith divenne famosa in tutto il mondo posando come coniglietta su Playboy e diventando la playmate dell’anno. Pochi mesi dopo sposò il ricco imprenditore James Howard Marshall II, all’epoca ottantanovenne. Per tutti divenne la modella supermaggiorata che aveva sposato l’anziano miliardario per l’eredità. Giornalisti, comici e tabloid si presero di gioco di lei attaccandole addosso un’etichetta che la accompagnò per tutta la sua breve vita. Oggi un documentario cerca di rivisitare la sua storia mostrandone il lato più vero. Ma senza riuscirci. Infatti, negli Stati Uniti è esplosa una polemica.

Da Britney Spears a Paris Hilton: così si rivaluta una star

Non è la prima volta che un documentario cerca di rivalutare la storia di un personaggio famoso. È successo, per esempio, con Britney Spears, quando si è messa in discussione la sua tutela da parte del padre. Jessica Simpson ha pubblicato un libro di memorie dove ha affrontato le crudeli etichette applicatele dai tabloid. Un film su Pamela Anderson ha evidenziato il contraccolpo subito dalla sua vita privata e dalla sua carriera per la controversa vicenda del sex tape girato con il suo ex Tommy Lee. Paris Hilton ha pubblicato un libro di memorie e un documentario che hanno sfidato gli stereotipi che l’hanno seguita per anni. Nel mondo dello spettacolo c’è fame di rivisitare queste storie, per contestualizzarle e ridare dignità alle protagoniste. La regista Ursula Macfarlane ha cercato di fare la stessa cosa nel documentario Anna Nicole Smith: La vera storia” (titolo originale: Anna Nicole Smith: You Don’t Know Me), in streaming su Netflix. Ma c’è riuscita?

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– L’ex playmate di Playboy, Anna Nicole Smith.
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– Anna Nicole Smith con il figlio Daniel. Il ragazzo morì cinque mesi prima di lei.
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– Anna Nicole Smith quando lavorava nei nightclub.
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– Anna Nicole Smith con il figlio Daniel e con il cestista statunitense, John Underman.
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– Anna Nicole Smith quando era una coniglietta di Playboy.
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– Anna Nicole Smith con il fondatore di Playboy, Hugh Hefner.

Chi è Anna Nicole Smith

L’ex playmate Anna Nicole Smith è morta per overdose accidentale di droga nel 2007 all’età di 39 anni. Durante la sua vita è stata molte cose: modella per Playboy e per Guess, attrice, sex symbol. Irrompendo sulla scena durante il “decennio dei tabloid”, era la candidata perfetta per una copertura sensazionalista: per tutti diventò la ragazza della piccola città del Texas catapultata alla fama per il suo aspetto. E se la sua storia d’origine era avvincente, la sua vita privata lo era ancora di più. La sua storia d’amore con un miliardario ottuagenario finì sulle copertine di tutti i giornali. Lo stesso accadde quando, dopo la morte del marito, fece causa per l’eredità. In seguito, Anna Nicole Smith finì di nuovo al centro del gossip per un caso di paternità che coinvolse alcuni suoi flirt, incluso il marito di Zsa Zsa Gabor, che affermavano di essere i padri di sua figlia.

Troppi stereotipi sulla sua vita

Per un periodo, e fino alla sua morte, Anna Nicole Smith fu onnipresente su tutti i giornali. Ora la sua vicenda viene ricostruita in un documentario che si apre con una serie di clip familiari: inquadrature glamour che vagano sensualmente sul volto di Anna Nicole Smith durante un servizio fotografico, i flash e i clic dei paparazzi, la folla che circonda il suo corpo mentre viene portato via su un’ambulanza dopo la sua morte. Il montaggio di apertura è una mini carrellata della vita turbolenta dell’ex playmate, un preludio agli sforzi del film per rivelare la vera Anna Nicole, ma che invece non fa che rafforzare gli stereotipi che l’hanno accompagnata per una parte della sua vita.

L’ossessione per Marilyn Monroe

Per provare a raccontare la storia di Anna Nicole Smith, Macfarlane rivisita il suo passato, a partire dalla prima infanzia a Mexia, in Texas. Il film traccia la sua evoluzione da Vickie Lynn Hogan (il suo vero nome), una giovane ragazza ossessionata dalla fama e dal mito di Marilyn Monroe, a madre single che lavorava in topless nei club di Houston. Fino ad arrivare all’Anna Nicole Smith modella che coglie l’opportunità che le cambia la vita: diventare la Playmate dell’anno di Playboy nel 1993. Un titolo che inaugura un’era di estrema celebrità per la modella. Che in seguito sfrutterà quella fama, insieme alla notorietà acquisita per il suo matrimonio con il magnate del petrolio J. Howard Marshall, per diventare una delle prime star e influencer dei reality.

«Il documentario non mostra la vera Anna Nicole Smith»

Pochi lo ricordano, ma prima di A spasso con i Kardashian c’era The Anna Nicole Smith Show. Peccato che durante il racconto dell’ascesa tutta americana di Anna Nicole Smith, il documentario si concentri sugli scandali proprio quanto lo fecero all’epoca i media. Secondo Time, «il documentario dà credito a Smith: chiarisce che la sua fama non è arrivata per pura fortuna, ma piuttosto come risultato della sua stessa fame, della sua stessa ambizione. Eppure la rappresentazione del film dell’altrettanto vorace fame di soldi, cibo, droghe e sesso di Smith minano quello sforzo, guardando a bocca aperta le buffonate di Smith invece di umanizzarla».

L’ultimo dolore: la morte del figlio

Nella serie si fa uso di filmati mai visti prima, inclusi i video casalinghi di Anna Nicole Smith e di suo figlio Daniel, morto per overdose di droga a 20 anni, meno di cinque mesi prima di sua madre. Ci sono interviste con persone che le erano vicine, compreso suo fratello, il suo fratellastro e un caro amico. Ma, sempre secondo Time, la serie «non riesce a utilizzare questi elementi per aggiungere sfumature alla storia di Smith, amplificando invece il sensazionalismo sulla sua vita».

Anna Nicole Smith ossessionata dai riflettori?

Attraverso la voce di un’amica di Anna Nicole Smith, scopriamo che il suo padre biologico, che non ha incontrato fino a quando non è diventata adulta, aveva tentato di avere rapporti sessuali con lei. La serie si sofferma su questi particolari scabrosi, mostra uno dei filmati più intimi dell’ex playmate: una chiamata impaziente in cui lei rimprovera il suo anziano marito Marshall per averla svegliata. Ma la scena, secondo Time, non è contestualizzata e porge il gomito a «emozioni volgari». Non solo: il suo discorso agli MTV Video Music Awards del 2004, che suscitò speculazioni sul fatto che fosse sotto l’influenza di droghe e rafforzò la sua reputazione di testa vuota, viene riformulato in un’intervista con la sua ex guardia del corpo come una performance strategica da parte dell’ex playmate per attirare l’attenzione dei media. Così facendo, però, la si fa apparire come ossessionata dai riflettori, avida di fama ed egoista.

Bella, famosa e imperfetta

Come tutti i mortali, Anna Nicole Smith aveva i suoi difetti. Ma concentrarsi solo sugli aspetti appariscenti e scandalosi della sua ascesa e caduta la riduce ai titoli e agli stereotipi che le furono appiccicati addosso. Era bella. Famosa. Era profondamente imperfetta. Soprattutto, era un essere umano.