Regina della notte? «Vi dico io come passa le serate mia madre: a guardare i documentari di Discovery Channel davanti a un brodino coi quadrucci». Anna Lou Castoldi, 25enne figlia di Asia Argento e Morgan, dà un’immagine inaspettata dell’attrice chiudendo a sorpresa una puntata di Roast in Peace, il programma di Prime Video, ora alla seconda stagione, in cui alcuni comici capitanati da Michela Giraud inventano necrologi da ridere sulla celebrità di turno. Asia si lascia bersagliare sul suo passato “sesso, droga e rock’n’roll” che, a 51 anni, è in realtà una vecchia cartolina.
Tra il 2017 e il 2018 è stata attaccata per essersi esposta nel MeToo e ha sofferto molto per la morte dell’ex compagno, lo chef Anthony Bourdain. La sua carriera comprende oltre 80 film di ogni genere, dagli horror di retti dal padre Dario ai successi americani dei primi anni 2000 come Marie Antoinette di Sophia Coppola, Last Days di Gus Van Sant e le pellicole di Abel Ferrara. È autrice e regista di vari titoli, l’ultimo dei quali è Incompresa, per cui nel 2024 ha vinto un Nastro d’argento. Ad agosto il Locarno Film Festival le ha assegnato il Lifetime Achievement Award e proiettato i suoi nuovi lavori: Armony di Dario Albertini con Valerio Mastandrea, che uscirà più avanti, e La muerte no tiene dueño del venezuelano Jorge Thielen Armand. Alla consegna del premio alla carriera, davanti al pubblico in Piazza Grande, lei ha sorpreso tutti scoppiando in lacrime: «Ringrazio i miei figli per aver reso questa mia immensa solitudine più vivibile». Sono Anna Lou e Nicola Giovanni, 18 anni, avuto dal regista Michele Civetta.
Roast in Peace 2, il bello di ridere dei propri errori
Asia, si è prestata con grande autoironia a essere bersagliata dai comici in Roast in Peace 2. Non le hanno risparmiato battute su nulla, dall’infanzia sul set alla dipendenze, dalla bisessualità al MeToo. Come si è sentita?
«A dire la verità, ero terrorizzata. Sono ipersensibile e sono arrivata lì al teatro, per la registrazione, che mi sentivo svenire, per la notte insonne e il mal di stomaco. Invece ridere con loro mi ha fatto bene. Ho sofferto tanto per i miei errori, e me ne vergogno, ma guardarli con ironia è liberatorio».
Sua figlia Anna Lou ha raccontato un’altra Asia. Casalinga, solitaria.
«È vero quello che dice, sto molto a casa, amo curare le piante. Non nego di essere stata trasgressiva, non mi sono risparmiata. Oggi sono a mio agio in una vita tranquilla. I miei figli lo sanno, mi amano e vogliono proteggermi: nei momenti difficili degli ultimi anni non sono riuscita a fingermi una mamma forte, anche se dovrei essere io a proteggere loro».
Il rapporto con il cinema, con il padre, con il talento
A Locarno ha parlato delle sue fragilità. Il premio è arrivato in un momento di crisi?
«Sì, per anni mi sono sentita un fallimento, perché non mi arrivavano più proposte interessanti. Ho iniziato a farmi domande sulla mia vita, perché non so fare altro che il cinema. Ho iniziato da bambina e so bene quanto sia tutto effimero: ho pensato che Saturno fosse uscito dalla mia vita».
Il cinema è il suo talento, che senso avrebbe rinnegarlo?
«È stata più che altro un’ossessione, ereditata da mio padre. Ho imparato a conviverci».
Ha debuttato a 9 anni: conquistata già allora dal set?
«È stato bellissimo scoprire il silenzio dopo i ciak, quando inizi a recitare e tutti ti ascoltano in un’atmosfera magica. Ti cattura per la vita. La mia prima battuta in un episodio di Sogni e bisogni di Sergio Citti – “Non sono un bambino, sono una bambina” – l’avrei ripetuta per sempre».
L’inizio, da bambina
Tra i 12 e i 13 anni ha girato, tra gli altri, Zoo di Cristina Comencini e Palombella rossa di Nanni Moretti. Tutto questo ha condizionato la sua adolescenza?
«Con Zoo ho iniziato a soffrire di insonnia, perché sentivo enormemente la responsabilità del ruolo, cosa rimasta fino a oggi. Sono felice di essermi salvata: pochi bambini attori sopravvivono alla grande illusione di essere amati. L’amore era quello che cercavo anch’io negli applausi di registi e pubblico, che colmavano i miei vuoti».
È l’attrice che ha girato più film con suo padre Dario. Quali restano maggiormente nei suoi ricordi?
«Quando papà mi ha chiamato per complimentarsi, a Locarno, gli ho detto che mi sentivo un fallimento e mi ha risposto: “Non è vero, quando ti impegni sei brava”. In La sindrome di Stendhal lo ero, avevo 20 anni e mi ero impegnata moltissimo. È qualcosa che solo un padre ti può dire. Vita e cinema si sono sempre intrecciati, per noi. Quando avevo 16 anni, mi ha diretta in Trauma: interpretavo una ragazza affetta da anoressia nervosa e ricoverata in un ospedale psichiatrico. Avevamo vissuto l’anoressia di mia sorella e lui controllava tutto quello che mangiavo. Siamo sopravvissuti a un trauma anche fuori dallo schermo e siamo diventati più forti».
Le insicurezze e le paure
A 23 anni ha esordito alla regia con Scarlet Diva, prodotto da lui.
«Un film bello tosto. Era un periodo difficile, ero depressa e buttavo giù i miei pensieri su quello che stavo vivendo: le umiliazioni fisiche e sessuali, l’oggettificazione che mi pareva ingiusta, anche se all’epoca mi colpevolizzavo per quel malessere. Papà ha letto quelle pagine e mi ha detto: “Qui c’è un film”. Ha voluto produrlo ma, a ripensarci, se mia figlia facesse quello che ho fatto io allora, non credo che la asseconderei come ha fatto lui con me».
Perché no?
«Raccontavo la sessualità e il disagio in modo estremamente forte. In quegli anni i giornali mi stavano trasformando in un sex symbol. Ero timida, un po’ maschiaccio, e credevo di poter controllare quel gioco; invece nei servizi fotografici finivo sistematicamente in reggiseno e slip. Ho deciso di ribaltare lo stereotipo e trasformarlo in qualcosa di scomodo e provocatorio».
L’immagine di ragazza trasgressiva è stata una maschera della sua timidezza?
«In un certo senso, era una reazione».
Asia Argento, lo scandalo e le umiliazioni
Nel 2007 ha dato scandalo con la scena in cui bacia un cane in Go Go Tales di Abel Ferrara. Un autore importante che l’ha voluta in tre film.
«Lo considero un maestro di vita, oltre che di cinema. Ha fatto emergere i miei lati oscuri, che io temevo ma sono anche i più validi. Purtroppo per quella singola scena mi hanno presa in giro, umiliata, cancellato contratti, per esempio dalla Disney per doppiare Ratatouille. È stato lo stesso Abel ad aiutarmi a uscire dal tunnel. Con lui ho girato Padre Pio nel 2022».
È vero che dopo xXx di Rob Cohen con Vin Diesel le avevano proposto altri blockbuster?
«Sì, film come Fast & Furious 2. Il mio agente mi diceva: “Dai, che facciamo i milioni”. Ma io avevo appena avuto mia figlia a 26 anni, pensavo alla mia vita. E poi l’idea di fare la bonazza nei film d’azione era straniante. A Los Angeles avevo sentito un senso di solitudine ancora più forte di quello che ho dentro da sempre. Ho scelto di fare il mio film da regista, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, e oggi mi dico che forse avrei dovuto scegliere carriera e soldi (ride, ndr). La vita sarebbe stata più semplice».