Che il patriarcato non sia solo un movimento avverso alle donne, ma un cancro sociale che infetta tutti, noi lo diciamo da anni. È alla radice della violenza di genere, degli stereotipi che opprimono tutti i generi, persino di decisioni come quella di iniziare una guerra per dimostrarsi migliori o per punire qualcuno. E lamentiamo che in pochi vogliano metterci la faccia, che nessuno sia disposto a pagare il prezzo. C’è ancora molto da fare, ma uno che il suo è contento di farlo – e che, anzi, si espone abbastanza persino per chi resta in silenzio – è Javier Bardem. Basta uno sguardo al suo profilo per vederlo condannare le guerre, lo sfruttamento degli animali, il genocidio. Per questo è bello vederlo arrivare a Roma, in occasione del Festival del Cinema, come protagonista. Sia di un film, nelle vesti dell’ uomo orribile al centro de L’essere amato (dal 12 novembre, con anteprima il 17 ottobre), che della rassegna, dove ritirerà il Premio alla Carriera.

In un’epoca in cui siamo abituati a dover separare opere e artisti, che spesso si macchiano di superficialità o di errori imperdonabili, Bardem è un attore da Oscar, un marito felice e un uomo che merita un Premio anche solo per essere uno dei pochi che ci mette la faccia. Soprattutto quando si tratta di parlare del tema che più ci sta a cuore: le donne.

L’essere amato, un film che racconta il patriarcato (per combatterlo)

Raccontando del suo ruolo in L’essere amato, già presentato (e applaudito) al Festival di Cannes, Bardem ha insistito sull’importanza di film del genere per ribadire la gravità dell’emergenza violenza sulle donne. «Nel Paese da cui provengo, la Spagna, conosciamo bene questo tipo di uomini. La mascolinità tossica deriva dalla cattiva educazione che abbiamo ricevuto per secoli. Tutti, me compreso, che sono cresciuto negli Anni 60», ha dichiarato in Conferenza Stampa. «I femminicidi che si susseguono nei nostri Paesi sono commessi da uomini vicini alle donne. Compagni e mariti con la pretesa assurda di avere possesso su di loro. Lo trovo orribile: il numero di donne uccise dal patriarcato è incredibile e deve farci riflettere tutti».

IPA88272815 – Venezia, 83rd Venice International Film Festival 2026 – Giorno 7. Photocall del film “Bunker”. Nella foto Javier Bardem

Nei panni del regista Esteban Martinez, il padre assente e irascibile protagonista de L’essere amato di Rodrigo Sorogoyen, mostra i danni che gli eccessi di ego causano. Agli affetti – in primis, nel film, alla figlia attrice (interpretata da Victoria Luengo) – e soprattutto alle donne. «Mostrare il male sullo schermo serve a parlarne: il patriarcato non è solo nemico delle donne, è nemico di tutti. Un sistema che dobbiamo scardinare tutti insieme».

Bunker, se Bardem è “l’unico uomo felice di lavorare con la moglie”

Il mese scorso, insieme alla moglie Penelope Cruz, ha portato in gara al Festival di Venezia Bunker. Il racconto di una coppia in crisi ha fatto record di applausi, ma a conquistare tutti è stata la distanza tra quel racconto e le immagini della coppia, affiatata e in perfetta sintonia, sul Red Carpet e alla Conferenza.

@bustle Asking the universe for the 1000th time to bring me someone who looks at me the way #JavierBardem looks at his wife #PenelopeCruz ♬ Self Aware – Temper City

Della moglie e collega Bardem ha sempre parlato con estremo rispetto. Difendendola da battute infelici (come quella di un giornalista che lo incalzò chiedendogli se sapesse di essere «l’unico uomo felice di lavorare con la moglie»), e sottolineandone il talento. «Penelope è la donna che amo, rispetto, ammiro e celebro ogni giorno», ha detto ricevendo il Premio Goya nel 2022.

A Cannes, ha aggiunto: «Pochi lo ammettono, ma il valore di un attore sta anche nella bravura delle attrici con cui lavora: non parlo solo di mia moglie Penélope, di cui ho sempre sostenuto il talento. Penso anche a Victoria Luengo, interprete giovane, coraggiosa e pronta a rischiare emotivamente più di tutti nel nostro L’essere amato. Più invecchiamo, più ci rendiamo conto che esistono tante verità, ma anche fatti incontrovertibili: il coraggio delle donne è un fatto, io l’ho imparato da mia madre che mi ha insegnato a non avere paura».

Di madre in figlio

Proprio la madre, l’attrice Pilar Bardem morta a 82 anni nel 2021, è da sempre il faro nella vita dell’attore. Non solo una guida al mondo del lavoro, ma una donna che ha saputo trasmettere al figlio i valori più importanti. Si sono fatti forza insieme, essendo stato assente il padre, e gli ha trasmesso la necessità di lottare per quello in cui si crede. In uno degli ultimi ricordi che ha condiviso, ha raccontato: «Mia madre era una combattente. Si è sempre battuta e ha fatto sentire la propria voce a sostegno dei diritti delle donne e dei lavoratori, facendosi promotrice di molte cause».

E ancora, in un’altra occasione: «Mia madre mi ha insegnato a non essere timido nell’esprimermi. Se hai paura, dillo, se sei arrabbiato, mostralo. Se hai voglia di ridere, dillo». Insomma, Bardem è l’esempio che i grandi insegnamenti si tramandano, e che per quello in cui si crede è giusto lottare. E, ricevendo il Premio alla Carriera nella cornice del Festival del Cinema, dimostra anche che non serve avere paura: avere il coraggio di battersi per le cause che ci stanno a cuore non limita il successo, non emargina, non isola. Anzi, può aggiungere forza e credibilità.