Dal 1981 al 1997, Lady Diana Spencer ha rivoluzionato per sempre il concetto di eleganza reale. È riuscita a trasformare il guardaroba di Corte da rigido protocollo a manifesto di libertà espressiva, creando tendenze che oggi – nell’era di TikTok e Instagram – trovano nuova vita tra Gen Z e Millennial.

Lady Diana con John Travolta

Lady Diana ha rivoltato e stravolto le regole di un’etichetta troppo rigida dove jeans, salopette, sneakers alte, camicie oversize, ciclisti, stivali rossi e occhiali bianchi così come le giacche maschili doppiopetto non erano permesse a Palazzo. La principessa di Galles è riuscita in ciò che invece la principessa Anna aveva tentato in passato, ma senza grande successo.

Ecco i pezzi che ci ha lasciato in eredità Lady D e che non possiamo non avere nel nostro guardaroba.

Lady Diana

I pezzi iconici: la salopette, il comfort-chic ante litteram

La salopette di jeans bianca di Lady Diana, abbinata a camicie dalle maniche voluminose, ha anticipato di decenni il trend del “comfort-chic”. Oggi la ritroviamo nelle collezioni di Ganni, Staud e nei look street style delle influencer più seguite. Da indossare con sneakers chunky per un look casual o con décolleté per un twist più sofisticato.

I pois: il pattern che non tramonta mai

Niente è più intramontabile del celebre polka dot, ovvero il classico motivo a pois che tanto piace alle signore coronate: da Lady Diana a Kate Middleton, da Letizia Ortiz a Mary di Danimarca, tutte le donne delle case reali europee adorano sfoggiare quei pallini che ricordano tanto Ascott, uno degli appuntamenti ippici più seguiti di sempre. Il polka dot è tornato prepotentemente nelle collezioni Primavera/Estate 2025. Da Jacquemus a Zimmermann, tutti reinterpretano il motivo amato da Diana. Il segreto? Mixare diverse dimensioni di pois o abbinare il pattern a texture moderne come il mesh o il vinile.

L’abito monospalla: eleganza scultorea

Negli anni del suo matrimonio Lady Diana ha indossato ogni tipo di abiti disegnati da stilisti diversi, ma tutti che seguivano le stesse regole: non troppo scollati, non troppo, corti, non troppo sexy, non troppo stravaganti, non troppo hollywoodiani. E poi c’era lui. L’abito con cui Diana era davvero felice perché sembrava esserci nata dentro, quello passato alla storia come The Hachi Dress. Bianco, lungo, fasciante e monospalla, ricoperto di cristalli. Lo aveva creato per lei lo stilista giapponese Hachi ed è considerato l’abito con cui la principessa è diventata una diva.

L’iconico “Hachi Dress” bianco monospalla ha ispirato generazioni di designer. Oggi lo vediamo reinterpretato nelle collezioni di Brandon Maxwell, Christopher Esber e nelle creazioni custom delle celebrity sui red carpet. Un taglio che valorizza la silhouette femminile senza mai risultare volgare.

Il blazer doppiopetto: power dressing al femminile

Il blazer doppiopetto con maxi bottoni (e spesso abbinato a una gonna plissé al polpaccio o a matita en pendant) è da sempre il tratto distintivo di Lady Diana. Oggi questa stessa giacca è tornata prepotentemente a fare capolino nel nostro guardaroba estremamente nostalgico. Il blazer blu navy doppiopetto di Diana è l’antenato del “power dressing” contemporaneo. Brands come The Frankie Shop, Khaite e Totême hanno fatto di questo capo il loro signature piece. L’evoluzione moderna? Spalle più strutturate, vita più segnata, lunghezze midi.

I jeans: la rivoluzione denim

Fu la prima donna reale a sdoganarli a Corte, l’unica ad amarli per quello che davvero rappresentavano: la libertà. I jeans di Lady Diana sono stati il simbolo della ribellione alle regole dei Windsor culminata con il cambio di look post divorzio. I suoi mom jeans a vita alta hanno anticipato il revival degli anni ’90 che domina oggi. Marchi come Agolde, Citizens of Humanity e Reformation continuano a proporre silhouette ispirate ai suoi look casual.

La camicia oversize: l’essential senza tempo

Le camicie preferite della principessa Diana sono ancora un must dell’autunno. Dai modelli “boyfriend” oversize, alle Oxford inamidate, alle semplici button-down in popeline di cotone, le camicie sono la soluzione perfetta, e sono davvero tra i pochi “enigmi della moda” che non si possono risolvere. Lady Diana faceva spesso affidamento su questo capo iconico. Le camicie boyfriend di Diana sono l’antenato del “borrowed from the boys” trend. Oggi brand come Ganni, ARKET e COS propongono reinterpretazioni moderne: tessuti sostenibili, tagli asimmetrici, dettagli contemporanei come colletti esagerati o maniche sculptured.

Gli occhiali statement: accessori che definiscono il look

La Principessa del popolo ha abbracciato lo spirito OTT degli anni ’80 con dei particolari occhiali da sole (per quel tempo), tra cui un paio di aviator bianchi che erano tra i suoi preferiti. Spesso abbinati all’abbigliamento formale di Catherine Walker, questa montatura aggiungeva un tocco di carattere ai suoi look eleganti. Negli anni ’90 è invece passata a uno stile più sobrio: i caratteristici Ray-Ban Wayfarer che ancora occhi indossa Kate Middleton. Oggi marchi come Bottega Veneta, Saint Laurent e Jacquemus continuano a proporre eyewear bold che trasformano qualsiasi outfit.

Bike shorts e athleisure: l’anticipatrice del wellness trend

Amanda Wakeley ebbe la fortuna di vestire Lady Diana nel momento clou della sua maturità stilistica: erano gli Anni ’90 quando la designer inglese aprì una piccola boutique nel cuore di Chelsea. La principessa si è affidata a lei spesso e la Wakeley ricorda: «Non dimenticherò mai la prima volta che l’ho vista indossare un paio di pantaloncini ciclisti. – Li indossò con un maglione Wakeley in cashmere bianco sporco, con polsini in raso, e pensai che ciò che traspariva fosse esattamente lei. Era così chic. E sempre molto in anticipo sui tempi». Da allora li ha indossati sempre più spesso. I ciclisti indossati da Diana con maglioni in cashmere hanno anticipato di 30 anni l’esplosione dell’athleisure. Oggi Alo Yoga, Lululemon e Girlfriend Collective dominano questo segmento che vale miliardi.

Il cardigan oversize: la comfort zone chic

La passione che Lady Diana ebbe per i cardigan (e i maglioncini di lana e cashmere) traspare anche nella celebre serie The Crown. La trasposizione cinematografica ha riportato sul piccolo schermo alcuni dei look più iconici, attraverso i quali la principessa di Galles fece della maglieria uno strumento di affermazione della propria identità. Riusciva ad essere elegante e regale anche indossando i maglioncini più buffi, larghi e lunghi! I suoi maglioni larghi e avvolgenti sono diventati il simbolo del “cozy chic”. Da Brunello Cucinelli a The Row, passando per brand più accessibili come Everlane e COS, il cardigan oversize è diventato il pezzo must-have post-pandemia.

L’hair revolution che ha cambiato tutto

Ma Lady Diana non è stato solo uno dei personaggi più influenti della storia del costume del XX secolo. Pochi anni alla Corte di Sua Maestà la regina Elisabetta – dal 29 luglio 1981, anno del suo matrimonio con l’allora erede al trono e oggi Re Carlo III, fino al 31 agosto del 1997, giorno della sua scomparsa nel tragico incidente sotto il ponte dell’Alma a Parigi – sono bastati per dettare legge nel mondo della moda e in quello dell’hairstyle.

La sua chioma corta e dorata, infatti, ha certamente contribuito a renderla una vera e propria icona. E questo anche se il suo leggendario pixie cut non è mai stato rivoluzionato negli anni, ma più semplicemente adattato all’epoca: prima con un “va-va-voom” voluminoso, “laccato” e super-phonato, poi minimal e più incisivo, segno della sua voglia di prendere le distanze dall’etichetta di Buckingham Palace, infine più morbido e composto.

Sam McKnight, il coiffeur storico di Lady Diana, tutte le settimane si presentava puntualmente a Palazzo, per ottenere quel volume perfetto e quelle onde studiate ad arte: ha sempre raccontato come la principessa non amasse sperimentare troppo in fatto di capelli. Solo in un’occasione si è lasciata “tentare”. Era il 1995 e Diana è apparsa ai Council of Fashion Designers Awards di New York in abito Versace e wet look: «Stava benissimo. Ma lei era bella anche quando usciva dalla palestra con i capelli appena lavati e bagnati. È stato allora che ho pensato di riproporre quello stile per un evento pubblico. Ed è stato un successo».