Amadeus ha voluto a Sanremo la sua Tikibombom, canzone dal titolo leggero ma piena di parole per risvegliare l’attenzione. Al centro persone incomprese che combattono quotidianamente con il giudizio degli altri. Claudia Lagona, alias Levante, cantautrice di Torino, nata in Sicilia e per sempre profondamente legata alla sua terra d’origine, porta l’attenzione sugli emarginati e, per la serata delle cover, sceglie Francesca Michielin e Maria Antonietta per cantare Si può dare di più. Nel frattempo esce Magmamemoria MMXX, il repack del suo ultimo album, con la registrazione del concerto al Forum di Assago (MI), 4 bonus track in una versione diversa e il brano di Sanremo. Dopodiché sarà di nuovo tempo di live.

Prima volta a Sanremo. Che cosa si prova?

Sono contenta di esordire a quest’età. Sto vivendo con molta emozione e molta consapevolezza, so cosa posso dare su quel palco che non credevo potesse più arrivare. Mi fu detto no nel 2013 e ci provai di nuovo, ma senza mai essere scelta. Avevo pensato non fosse la mia strada, di dover continuare per la mia via. Invece quest’anno Amadeus mi ha chiesto se avessi un brano. Ho voluto provare a scriverlo, pensando che, se ci fossi riuscita, mi sarei presentata. Il risultato è stato un brano che mi emoziona molto.

Si chiama Tikibombom, ce ne parli?
Il titolo è fuorviante. Non so se di proposito, ma è andata così. Tikibombom è il ritmo su cui non ballano i personaggi di cui parlo. Scrivo una lettera a quattro persone che mi piacciono molto, incomprese e spesso anche tanto giudicate. Canto la discriminazione di genere, dell’uomo che deve necessariamente dimostrare di essere un uomo e quindi avere gli attributi e la donna che o è troppo superficiale o è troppo profonda ma mai percepita con equilibrio. Nel ritornello lancio un grido consolatorio in cui comunico loro quanto la diversità sia ricchezza. È il vento a essere importante, non la bandiera. Spero di riuscire a parlare se non a tutti, a tanti. Siamo tutti speciali, nella diversità vive uno spiraglio di luce. La parola chiave è “noi”.

La cantante partecipante al Festival di Sanremo, Levante

Levante con Amadeus

Tu ti senti diversa in questo Sanremo?

No, ma mi sono sempre sentita un po’ fuori da un determinato tipo di giri. Sono una sensibilona, molto emotiva e spesso non sono stata capita. La profondità è stata vista come pesantezza, la leggerezza come superficialità. Mi sono sentita poco in equilibrio rispetto a chi mi guardava.

Le donne in musica in generale sembrano fare più fatica. Come mai secondo te anche in questo cast siete “solo” 7?

Ci possono essere varie motivazioni. Sono stati mandati pochi brani di donne, oppure non ci sono stati brani molto belli di cantautrici. Io credo nel merito. Non amo parlare di quote rosa, non mi devi dare il posto perché sono femmina, come se mi dovesse qualcosa. Io me lo merito. Anche in classifica è così e ci sono milioni di motivi per cui le donne ci entrano meno, non ultimo il pubblico femminile o i generi che vanno di moda ora. Rap e trap sono generi maschili. Sicuramente la discriminazione di genere è evidente, ma non bisogna fare i complottisti.

Come ti stai preparando al Festival?

Con un po’ di preparazione atletica per il fiato. Sono abbastanza serena, spero solo di non ammalarmi. L’unica cosa da preparare al meglio è il cervello perché, se ti frega, non c’è niente da fare.

Look?

Sarò luminosa. Colori chiari in contrasto con la chioma nera. E i miei soliti tacchi alti. Accessori come sempre, perché bisogna esagerare. Ho fatto dodici buchi alle orecchie, ho intenzione di usarli.

Prima di salire sul palco?

Mi ricorderò di guardarmi i piedi. Mi ricordano da dove vengo.

Nel cast c’è Diodato, con cui hai avuto una lunga relazione. Che effetto ti ha fatto scoprire la sua presenza?

Ho riso. Perché sarà divertente. Antonio è una spalla all’interno di questo cast. I nostri rapporti sono familiari e, per esempio, durante la serata del 6 gennaio, quando ci hanno convocato, ci siamo divertiti perché avevamo la passione per i Soliti Ignoti e trovarci lì è stato buffo. Ci aspettavamo il gossip, ma speriamo valga la pena concentrarsi sulla musica.

Guardavi Sanremo?

Tantissimo. In adolescenza no, ma sono cresciuta con il palco dell’Ariston.

Una canzone che ricordi, del passato?

Cinque giorni di Michele Zarrillo.

Cosa vuoi che arrivi di te al pubblico?

Spero che arrivi la potenza della verità. Io salgo sul palco senza sentirmi un personaggio. Posso essere vestita da testa a piedi di diamanti ma io so con che scopo vado, so perché mi serve la musica.

Protagonista della nostra cover story, che effetto fa?

Non è la prima volta. L’effetto è bello. Penso che l’abito faccia il monaco e penso che l’artista abbia l’obbligo di esprimere se stesso attraverso l’estetica. Sono messaggi che si lanciano, anche quando si sceglie di essere sciatti. A me piace curare il look, mi piacciono gli abiti, le scarpe, il mio rapporto con la moda è sempre più intimo. E negli anni sono anche riuscita a crearmi un armadio che mi dà orgoglio. Per me è fondamentale. Un capo dice chi sei.