Forma e sostanza, iperuranio e caverne, sapere e non sapere. C’è chi la filosofia l’ha amata dal primo momento, tra i banchi del liceo. Come il neo presidente francese Emmanuel Macron, laureato proprio in questa disciplina. E chi, invece, ha pensato presto di metterla da parte: «Bella sì, ma poi?». Certo, però, che oggi è una materia più viva e vivace che mai, perché «da Seneca a Epicuro, passando per Marco Aurelio, Epitteto e Lucrezio può aiutarci a vivere meglio. E a lavorare meglio».

Ne è convinta Maria Fiorella Rotolo, coach professionista associata Aicp (Associazione italiana coach professionisti) e membro della Sicof (Società italiana counselor filosofici) che da 3 anni porta nelle grandi aziende il metodo socratico. Dirigenti in conflitto tra loro? Un team che lavora allo stesso progetto ma che non fa squadra? Niente paura: si procede seguendo l’esempio di Socrate, il grande filosofo dell’antica Grecia.

Perché oggi la filosofia è più utile che mai

Fa capire l’importanza del dialogo

«Il celebre pensatore ateniese sottoponeva i suoi interlocutori a delle domande. Ed è quello che fa oggi il conselor filosofo» spiega Rotolo. «Osserva le dinamiche, nota le “disfunzioni”. Accompagna attraverso un percorso chiarificatore verso un cambiamento. Un fallimento, la mancanza di riuscita di un obiettivo comune è legato alla non consapevolezza di quello che si è e che si sta facendo. Il dialogo è fondamentale». Certo, quello di counselor filosofico da noi è un mestiere giovane, ma in Francia e in America vanta già una certa tradizione. «In Italia siamo ancora in pochi, però qualcosa sta cambiando: finalmente le aziende iniziano a capire, specie in un momento di crisi, che la purezza dell’economia e la freddezza dei numeri non bastano a spiegare le cose. Bisogna tornare a interessarsi alla persona, alla coscienza, all’io, alla parola». Tornare, quindi, a filosofeggiare.

3 libri per approfondire


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Piccolo manuale di leadership confuciana (Bur) di John Adair 

L’antica saggezza cinese è al servizio dei leader moderni nel manuale di John Adair (Bur) dove vince il lavoro di squadra.


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I bambini e la filosofia (Carocci) di Nicola Zippel

Gli alunni più piccoli incontrano i pensatori più grandi, nelle pagine piene di meraviglia di Nicola Zippel (Carocci).


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Come essere stoici (Garzanti) di Massimo Pigliucci

Tanti problemi si superano con l’aiuto di antichi vip come Marco Aurelio, l’imperatore filosofo: lo spiega Massimo Pigliucci (Garzanti).

Insegna a riflettere su se stessi

Valeria Genova e Anita Santalucia hanno portato a Treviso il progetto I Care: è un laboratorio sperimentale di filosofia dedicato ai ragazzi e realizzato per la prima volta presso l’Istituto penitenziario minorile. «L’obiettivo principale è quello di insegnare ai giovani a utilizzare la loro naturale capacità di riflettere su se stessi e sul mondo che li circonda» spiega Valeria Genova. Un insegnamento che arriva dal filosofo statunitense Matthew Lipman e dal suo progetto educativo Philosophy for Children. «Come posso migliorare i processi di pensiero?» si chiedeva lo studioso. Un interrogativo che torna utile anche oggi. Ma non solo.

Studiare filosofia nel carcere minorile

«Nei nostri laboratori» aggiunge l’esperta, che porterà il progetto in altre città «ci ispiriamo anche al pensiero di un filosofo a noi più vicino come Umberto Galimberti, che ci fa riflettere sul rapporto giovani-tecnica e le inquietudini che ne scaturiscono. Il dialogo filosofico dentro il carcere permette di diventare osservatori di se stessi, delle proprie vicende ed esperienze. Si esprimono dubbi, paure, perplessità. Ai giovani la filosofia dà la possibilità di scoprire i propri valori». E qui entra in gioco il pensiero di Eugene Minkowski: «Il celebre psichiatra e psicopatologo francese ci porta a riflettere sul problema del tempo e dello spazio e, quindi, di pensare al futuro. La filosofia può essere per tutti una costante provocazione a pensare. L’importante è uscire dalla solita concezione accademica che si ha di questa materia».

Stimola a occuparsi degli altri

«Pensare è un esercizio che bisogna iniziare a fare da piccoli» sottolinea Luca Mori, autore del libro Utopie di bambini. Il mondo rifatto dall’infanzia (Edizioni ETS), che ricorda come anche nelle scuole elementari siano stati avviati esperimenti pilota di filosofia per bambini. «È un peccato che la si studi solo al liceo o all’università: bisognerebbe dare a tutti la possibilità di “incontrarla” fin da piccoli. Magari non come materia ma come una sorta di palestra: un luogo di esercizio dove prendersi cura di sé e dei problemi degli altri». Il suo libro racconta oltre 10 anni di conversazioni con bambine e bambini dai 6 agli 11 anni.

Platone e Aristotele ai tempi di Whatsapp

«Un filosofo fondamentale per il mio lavoro è Platone, che nella Repubblica presenta Socrate impegnato con l’esperimento mentale dell’utopia. In sostanza, per Socrate si trattava di immaginare come fondare, a partire dai primi bisogni, la città davvero giusta». Il filosofo pisano sottolinea che «i bambini davanti a un problema riescano ad ampliare il loro pensiero: fanno cioè uno stimolante esercizio di sconfinamento». Certo è, dice Mori, che «adesso, complici le nuove tecnologie, assistiamo a una rivoluzione degli schemi concettuali con cui interpretiamo la realtà: come sono cambiati l’essere insieme e l’essere soli? Ecco. La filosofia può aiutare tutti a compiere un’azione riflessiva di riconcettualizzazione». E chissà che direbbero oggi Platone o Aristotele davanti a un like su Facebook o alla doppia spunta blu su WhatsApp…