Intercetto Riccardo Scamarcio nella sua corsa che non si arresta. Ora è sul set del nuovo, segretissimo film di Nanni Moretti e da un anno non ha un momento libero. «A luglio, però, mi fermo» promette. Riepilogo dell’ultima stagione. L’attore pugliese, 39 anni, ha interpretato nell’ordine: il procacciatore di ragazze di “Loro” di Paolo Sorrentino, l’omosessuale ebbro di vita di “Euforia” dell’ex compagna Valeria Golino (che gli è valso una nomination agli ultimi David di Donatello), il ricco innocente (o no?) di “Il testimone invisibile”, un cameo in “Cosa fai a Capodanno?”, il fidanzato in fuga di “I villeggianti”, il bandito di “Lo spietato”, ora su Netflix. Ma evidentemente i ruoli tinti di nero non bastavano: rieccolo al cinema, dal 30 aprile, con “Non sono un assassino”.

Chi sei nel film?

«Un poliziotto accusato di aver ucciso il suo migliore amico, un giudice. Deve dimostrarsi innocente, a difenderlo c’è il terzo componente del gruppo di amici: si frequentavano da ragazzi, l’omicidio li riunisce tragicamente. La pellicola è tratta dal romanzo di Francesco Caringella, magistrato del Consiglio di Stato. Alla base c’è un tema che mi affascina: la ricostruzione della verità».

Perché ti affascina?

«Perché la verità non esiste. È impossibile stabilire com’è accaduto un fatto, anche quando sembra di avere tutte le prove. Ti faccio un esempio: le telecamere di una stazione della metropolitana ci mostrano un uomo che ne ammazza un altro. È senza dubbio colpevole, ma nessuno ci dice che prima il morto aveva spinto la moglie dell’altro sotto un treno… La verità è sempre più complessa di quanto pensiamo».

Hai detto che sei credibile come cattivo perché, in realtà, sei buono.

«Era una battuta ma è vero. Sono un bravo ragazzo, perciò vado fino in fondo: non ho paura del mio lato oscuro».

Da bambino eri dalla parte delle guardie o dei ladri?

«Dei ladri. Anche ora, a essere sincero. Ho grande rispetto per le guardie, ma fatico a stare con loro. Forse perché il mio compito, da attore, è sovvertire l’ordine. Però rispetto le regole».

Oggi cosa ti indigna?

«Le bugie perpetrate per anni sulle guerre a cui abbiamo passivamente partecipato. Nessuno ne parla più, ma l’esito di quelle scelte è sotto gli occhi. Quei conflitti folli hanno destabilizzato i Paesi del Medioriente più vicini. Abbiamo devastato l’Iraq, la culla della civiltà. E poi l’Afghanistan, la Siria, la Libia. Fortuna che avremmo dovuto esportare la democrazia… Mi fermo, non voglio farti un “pippone” sulla guerra!».


1 di 3

Riccardo Scamarcio nel thriller “Non sono un assassino” diretto da Andrea Zaccariello. Nel cast anche Alessio Boni e Claudia Gerini. Foto di Domenico Martinelli


2 di 3

Riccardo Scamarcio nel thriller “Non sono un assassino” diretto da Andrea Zaccariello. Nel cast anche Alessio Boni e Claudia Gerini. Foto di Domenico Martinelli


3 di 3

Riccardo Scamarcio nel thriller “Non sono un assassino” diretto da Andrea Zaccariello. Nel cast anche Alessio Boni e Claudia Gerini. Foto di Domenico Martinelli

A novembre compi 40 anni.

«La vita è fatta di fasi, io provo a sintonizzarmi sulla prossima. Giro la manopola dell’esistenza come se cercassi la frequenza giusta alla radio. Per adesso ancora gracchia, mannaggia. Ma sento che riuscirò a beccarla. Di sicuro non festeggerò: non l’ho mai fatto».

Altro anniversario: i 15 anni di “Tre metri sopra il cielo”. Netflix ha annunciato che ne farà una serie.

«Sono curioso. Quando mi hanno proposto il ruolo di Step, ho pensato che sarebbe stato un classico. E poi è il mio film più importante! (ride, ndr). L’ho rivisto da poco: funziona oggi come allora».

La tua ex compagna Valeria Golino ti ha diretto in “Euforia” e avete recitato in “I villeggianti”. Alla fine di un amore si resta una famiglia?

«Abbiamo litigato, però non ci siamo mai rinfacciati nulla. Quando si chiude una storia importante, fa sempre male. Ma, userò un frase fatta, i veri amori non finiscono mai».

So che non ami parlare della vita privata, ma ti faccio un’ultima domanda: sei felice?

«La felicità è un’altra frequenza su cui sintonizzarsi. Ma sento che, con grande fatica, sto evolvendo. L’importante è non smettere di cercare».