Perché è stata la prima “regina del rock” a riempire gli stadi. Perché ha fatto cantare e ballare tre generazioni. Perché ha voce e grinta tali da trascinare chiunque in un tornado danzante di energia. Ma non è solo per la musica che Tina Turner è diventata un’icona.

Tina Turner: un’icona per le donne

Se c’è un’artista che incarna il percorso delle donne negli ultimi decenni è proprio Anna Mae Bullock, questo il vero nome, che si è appena spenta a 83 anni. Tina Turner si è ribellata al sodalizio infelice e violento con il marito musicista Ike Turner molti anni prima del movimento #MeToo, riprendendosi il timone della vita e della carriera, e diventando un esempio per tutte, afroamericane e non.

Il docufilm su Tina Turner e la sua vita

Lo raccontava lei stessa nel documentario Tina di T.J. Martin e Dan Lindsay: è la sua storia musicale e sentimentale, dagli esordi con Ike nel 1957 ai successi in solitaria degli anni ’80 e ’90 passando per l’incontro nell’86 con il produttore tedesco Erwin Bach – «l’uomo che mi ha salvata e amata davvero» – sposato nel 2013. L’intervista a cuore aperto è accompagnata da materiale d’archivio, musica e testimonianze, ripercorrendo i momenti clou di un’ascesa consacrata da 12 Grammy e 200 milioni di dischi venduti.

Tina Turner Live In Rotterdam

Trionfo pubblico e tragedia intima

Tutto inizia dall’incontro con Ike, a 17 anni, e da un esordio che annoda trionfo pubblico e tragedia intima. Siamo a St. Louis, Missouri, dove Anna Mae vive dopo anni di peregrinazioni tra la madre separata e i nonni ai quali viene spesso affidata. «Ero cresciuta nei campi di cotone del Tennessee. Non ero bella come certe ragazze di Hollywood e non avevo risorse o speranze di cantare altro che gospel in chiesa. Quando in un club ho sentito suonare Ike con i The Kings of Rhythm sono caduta in trance: per la prima volta vedevo una band» racconta. «Sono tornata lì ogni sera per chiedere al gruppo di farmi cantare finché una volta ho preso il microfono durante una pausa».

Morale: nel 1958 registra con loro il singolo Boxtop come vocalist e resta incinta del sassofonista. Quando nasce il figlio, Craig, è di fatto una ragazza madre, due anni dopo si mette con Ike – anche lui ha due figli piccoli – e registrano il loro primo successo, A Fool in Love: lui le cambia nome a sua insaputa scegliendo Tina perché gli ricorda la protagonista del suo telefilm preferito. E da quel momento diventa per lei mentore, amante e carceriere. «Sono entrata in un tunnel di tortura durato 16 anni». Si sposano nel 1962 e si trasferiscono a Los Angeles. Negli spezzoni dell’epoca si vede Tina con i capelli neri stirati, il sorriso solare e quel carisma nel muoversi che sarà la sua cifra oltre che la fortuna di Ike.


«Ero cresciuta nei campi di cotone del Tennessee. Non ero bella
come certe ragazze di Hollywood e non avevo risorse o speranze di cantare altro che gospel in chiesa»


Tina Turner nel 2008 sul palco del 50° Grammy Award con la superstar Beyoncè: hanno cantato insiem
Tina Turner nel 2008 sul palco del 50° Grammy Award con la superstar Beyoncè: hanno cantato insieme la sua hit Proud Mary.

La vita con un marito violento

Paradossalmente lui diventa violento quando lei resta incinta di Ronnie. «Con la gravidanza non volevo fare quattro show a sera ma lui mi ha risposto: “Quello che facciamo lo decido io”. Spesso mi picchiava e poi mi trascinava a letto per fare sesso, usando violenza anche con gli oggetti di casa. Mi faceva salire sul palco anche coi lividi. A 22 anni vivevo nel terrore ma, allo stesso tempo, stavo male alla sola idea di lasciarlo, mi teneva in pugno tra paura e senso di colpa. E mi controllava ogni minuto dicendo che tutti lo lasciavano dopo averlo usato per avere successo. Gli unici momenti per me li avevo in camerino, quando preparavo il trucco e i costumi di scena».


«Ike mi picchiava: a 22 anni vivevo nel terrore ma, allo stesso tempo, stavo male alla sola idea di lasciarlo. Mi teneva in pugno»


Nel 1966 arriva un altro hit insieme a una svolta: con River Deep Mountain High il manager Phil Spector spinge Tina a esplorare le sue potenzialità nel canto. «Per la prima volta mi sono sentita libera e ho sentito la mia voce esplodere» dice lei. Ad Ike sale l’invidia, dice che il brano è troppo black per i bianchi e troppo pop per i neri.

Nel 1970 la coppia è spesso in tour, lasciando a casa i quattro figli. «Volevo stare di più con loro ma Ike me lo negava mentre il mio amore per lui si era ormai spento» dice oggi, anche se allora la stampa raccontava la favola della coppia felice.

L’immagine pubblica non fa trapelare nulla del suo inferno privato, descritto nel documentario anche dal figlio Craig morto suicida nel 2018: «Era via 8 mesi su 12 ma la sua felicità eravamo noi ragazzi. Non aveva amici né soldi da spendere per sé. A casa li sentivamo spesso urlare: un giorno lui le ha tirato addosso il caffè bollente per poi scusarsi con noi “per aver sporcato”. Io lo odiavo ma lei ci rassicurava». Dopo il successo di Proud Mary (1971) Tina conosce in studio Valerie Bishop, che la avvicina al buddismo. «Prometteva cambiamento, quello di cui avevo bisogno, e ripetere quei mantra mi ha ridato forza». Durante un concerto presenta la canzone Respect gridando al pubblico, davanti a lui: «Non sempre noi donne riusciamo ad averlo». Finché nel 1976, dopo una lite e con un occhio blu, Tina fugge da un hotel mentre Ike dorme. Ha solo 36 centesimi in tasca, chiede aiuto, riesce a prendere un volo.

Tina Turner e Mick Jagger
Nel 1985 si esibisce con il cantante dei Rolling Stones Mick Jagger al Live Aid. Cantano It’s only rock’n’roll.

La rinascita dopo il divorzio

Con il divorzio non le resterà nulla, solo il nome d’arte. E con quello ricomincia, con il sogno di diventare la prima rocker afroamericana a riempire gli stadi e, prima di riuscirci, aprirà anche i concerti dei Rolling Stones. Con la chioma bionda e la sua grinta, riprende quota da sola negli anni ’80. Colonna sonora: The Best, Private Dancer, We Don’t Need Another Hero (colonna sonora del film Mad Max oltre la sfera del tuono di cui è anche attrice). E racconta le violenze di Ike, la sofferenza, i tentativi di suicidio, con un’intervista al settimanale People.

«La mia vita è così diversa da me» diceva quando, nel 1993, le proponevano di girare il film Tina – What’s Love Got to Do with It, poi interpretato da Angela Bassett. «Le cose positive non hanno compensato quelle negative». Il bilancio dev’essere cambiato ora, visto che ha scritto un diario che è quasi un manuale di auto-aiuto: Diventare felicità (Mondadori). «Col senno di poi anche le esperienze terribili diventano una lezione di vita».

Nel mondo di Tina Turner


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Un libro, un album, un documentario. Ecco 3 modi per ricordare Tina Turner. Oltre al docufilm Tina, il libro Diventare felicità – Diario spirituale
per una vita migliore (Mondadori): una guida di self help scritta dalla cantante stessa. Per risentire i suoi successi invece l’album The Greatest Hits (Sony).