Capelli lunghi, baffoni, un talento straordinario nel riprodurre opere d’arte e una vita trascorsa tra ambienti molto diversi. Tony Chichiarelli non era un falsario qualunque. Dietro le sue imitazioni si nascondeva una storia fatta di rapporti con la criminalità romana, operazioni clamorose e vicende che arrivarono a incrociare il sequestro di Aldo Moro.

La sua figura torna al centro di Misteri dimenticati – Blu notte, nella puntata del 10 ottobre 2026 su Rai 3. Carlo Lucarelli ripercorre la parabola di un uomo capace di trasformare il falso in qualcosa di incredibilmente credibile. Un personaggio che morì a soli 36 anni, lasciando dietro di sé documenti, testimonianze e interrogativi ai quali non è ancora possibile dare una risposta definitiva.

Chi era Tony Chichiarelli, il falsario che frequentava la malavita romana

Antonio Giuseppe Chichiarelli, conosciuto come Tony, aveva una capacità fuori dal comune: riusciva a riprodurre opere d’arte con una precisione tale da renderle difficili da distinguere dagli originali. Il suo talento gli aveva aperto le porte del mercato dei falsi d’autore, che commercializzava anche attraverso una galleria d’arte a Trastevere.

Ma la sua attività non si esauriva nel mondo artistico. Nel corso degli anni era entrato in contatto con alcuni protagonisti della criminalità romana, in un periodo in cui la Banda della Magliana stava consolidando il proprio potere nella Capitale.

Tra i nomi che emergono nelle ricostruzioni c’è quello di Danilo Abbruciati, uno degli esponenti più importanti della Banda della Magliana. Il rapporto tra Chichiarelli e Abbruciati è documentato nelle indagini e nelle ricostruzioni giornalistiche.

Nelle ricostruzioni della Commissione parlamentare antimafia compare anche Massimo Sparti, figura vicina agli ambienti della destra eversiva. È uno degli elementi che rendono difficile collocare Chichiarelli all’interno di un’unica organizzazione o di un solo ambiente criminale.

La sua storia attraversa mondi che, nell’Italia degli anni Settanta e Ottanta, talvolta entrarono in contatto.

Il falsario sapeva riprodurre non soltanto immagini, ma anche documenti e comunicazioni. Un’abilità che, nel 1978, lo avrebbe portato al centro di uno degli episodi più inquietanti del sequestro Moro.

Tony Chichiarelli e il caso Moro: il falso comunicato del lago della Duchessa

Il 18 aprile 1978 l’Italia viveva uno dei momenti più drammatici della propria storia recente. Aldo Moro era prigioniero delle Brigate Rosse dal 16 marzo, quando un commando terroristico lo aveva sequestrato in via Fani, a Roma, uccidendo i cinque uomini della scorta. In quelle settimane il Paese seguiva con angoscia ogni notizia sul destino del presidente della Democrazia Cristiana.

Quel giorno arrivò un comunicato attribuito alle Brigate Rosse. Annunciava la morte di Moro e indicava nel lago della Duchessa, tra Lazio e Abruzzo, il luogo in cui sarebbe stato possibile ritrovare il corpo. Le ricerche non portarono ad alcun risultato. Il documento era falso.

La vicenda sarebbe rimasta legata al nome di Chichiarelli. Le ricostruzioni giudiziarie e parlamentari lo identificano infatti come autore materiale del falso comunicato numero 7. Chi gli aveva chiesto di realizzarlo e con quale obiettivo? L’identificazione del falsario non ha risolto definitivamente la questione dei possibili mandanti.

Le Brigate Rosse reagirono al falso comunicato diffondendo una fotografia di Moro ancora in vita. L’immagine mostrava il prigioniero con una copia di la Repubblica, a conferma che l’annuncio della sua morte non corrispondeva alla realtà. Il sequestro sarebbe terminato tragicamente il 9 maggio 1978, con il ritrovamento del corpo dello statista in una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani, a Roma.

Il borsello misterioso, Mino Pecorelli e la rapina alla Brink’s Securmark

Il nome di Tony Chichiarelli riemerse in un’altra vicenda singolare nell’aprile 1979. Era trascorso quasi un anno dalla morte di Aldo Moro quando, il 14 aprile, venne ritrovato un borsello abbandonato su un taxi. All’interno c’erano armi, munizioni e documenti che richiamavano vicende politiche e giudiziarie di grande rilievo. Tra questi figuravano schede informative relative a Pietro Ingrao e al giornalista Mino Pecorelli, assassinato a Roma il 20 marzo precedente.

Pecorelli dirigeva l’agenzia di stampa Osservatore Politico, conosciuta anche come OP. Il suo omicidio aveva aperto un’indagine destinata ad attraversare anni di processi e polemiche. La presenza del suo nome nel materiale riconducibile a Chichiarelli rappresentava un elemento significativo, ma non costituiva una prova del coinvolgimento del falsario nell’assassinio.

La vicenda del borsello non si concluse con quel ritrovamento. Secondo la relazione della Commissione parlamentare antimafia, il 17 aprile 1979 Chichiarelli fece rinvenire altro materiale in una cabina telefonica, attraverso una chiamata anonima al quotidiano Vita Sera. Nel novembre 1980 un giornalista ricevette inoltre fotocopie delle schede contenute nel borsello, insieme a proiettili. Era una sequenza di iniziative difficili da interpretare, che contribuì ad alimentare l’attenzione degli investigatori.

Un ritratto di Tony Chichiarelli

Cinque anni dopo, il 24 marzo 1984, un’altra vicenda riportò Chichiarelli al centro dell’attenzione investigativa. A Roma, un gruppo di rapinatori assaltò il deposito della società di trasporto valori Brink’s Securmark. Il colpo fruttò un bottino stimato intorno ai 35 miliardi di lire, una cifra enorme per l’epoca. Le indagini avrebbero individuato proprio nel falsario uno degli uomini chiave dell’operazione.

Il collegamento tra Chichiarelli e la rapina emerse con maggiore chiarezza dopo la sua morte. Il 21 novembre 1984 venne arrestato un giovane di 26 anni che aveva fornito informazioni sull’operazione, dimostrando di conoscerne particolari rilevanti. Secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, quelle conoscenze provenivano proprio dal falsario.

Come morì Tony Chichiarelli e quali interrogativi restano aperti

Il 28 settembre 1984, appena sei mesi dopo la rapina alla Brink’s Securmark, Tony Chichiarelli venne ucciso a Roma. Aveva 36 anni. L’agguato avvenne nei pressi della sua abitazione, nel quartiere Talenti, e coinvolse anche la compagna Cristina Cirilli. La donna sopravvisse, così come il figlio della coppia, che all’epoca aveva appena 20 mesi.

Chi decise di ucciderlo e perché? Le ricostruzioni giornalistiche hanno preso in considerazione differenti ipotesi, compresa quella di un regolamento di conti maturato negli ambienti criminali.

Alcuni ipotizzarono connessioni con la Banda della Magliana, che segnò tragicamente quella stagione della criminalità romana entrata nell’immaginario televisivo attraverso serie come Romanzo criminale, così come nel contesto napoletano è stato Gomorra e relativi prequel.

La vicinanza a Danilo Abbruciati e le frequentazioni documentate collocavano Chichiarelli in un ambiente attraversato da rivalità e affari illeciti.

Il delitto continuò a suscitare interesse anche negli anni successivi. Il 27 gennaio 1989, la trasmissione Telefono giallo dedicò una puntata alla vicenda. Il programma, oggi disponibile su RaiPlay, ripercorreva il caso e i suoi possibili intrecci con la politica e la malavita.

Nel 2015 la Commissione parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro tornò a occuparsi di Chichiarelli. Durante i lavori venne ricordata anche l’acquisizione della documentazione relativa all’autopsia eseguita dopo il suo omicidio.

Tony Chichiarelli a Blu notte: Carlo Lucarelli racconta il falsario della mala

La vicenda di Tony Chichiarelli torna in televisione sabato 10 ottobre 2026, su Rai 3, con Misteri dimenticati – Blu notte. Al centro della puntata c’è un uomo dalla personalità difficile da incasellare, che attraversò mondi apparentemente lontani: l’arte, la criminalità, il terrorismo e alcuni degli ambienti più controversi della storia repubblicana.

Carlo Lucarelli ripercorre questa parabola confrontandosi con esperti e tornando sugli episodi che hanno reso Chichiarelli una figura così singolare. Dal falso comunicato sul lago della Duchessa alla rapina alla Brink’s Securmark, la sua storia permette di osservare un periodo nel quale criminalità e vicende politiche finirono più volte per incrociarsi.

Il programma si inserisce nella tradizione dei racconti televisivi dedicati ai grandi casi irrisolti della cronaca italiana: fra i tanti, l’omicidio di Simonetta Cesaroni, il cosiddetto delitto di via Poma, rimasto senza un colpevole condannato in via definitiva.