Prevenzione tumore al seno: il ruolo dello stile di vita

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    «Il rischio di ammalarsi di tumore al seno va diviso in 2 tipi: il primo è quello basale “di genere”, legato al fatto di essere donna e l'altro invece è connesso alla stie di vita» esordisce la professoressa Graziottin.

    In base al primo ordine di rischio, i dati statistici dicono che 1 donna su 10 potrebbe ammalarsi di tumore alla mammella nel corso della vita senza aver assunto alcun ormone (estrogeno, progestinico o androgeno). Un rischio elevato, a cui va aggiunto il rischio genetico legato alla elevata densità mammaria, nel caso in cui la donna ne sia portatrice. Ciò aumenta di 6 volte il rischio basale: il rischio di tumore alla mammella sale: 1 donna su 7/8.

    Si aggiungono inoltre fattori di rischio legati allo stile di vita.

    La buona notizia è che, grazie allo stile di vita sano, si può fare in modo che questi fattori genetici non si esprimano nella loro vulnerabilità: «essere portatori di geni non significa che automaticamente si avrà il tumore, ma che si è esposti maggiormente alla probabilità di sviluppare il tumore» chiarisce la Professoressa Graziottin.

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    Il ruolo dell'infiammazione

    Uno dei fattori che favorisce la degenerazione tumorale è l’infiammazione caratterizzata da citochine, cioè molecole pro-infiammatorie prodotte dal mastocita, ovvero il 'grande direttore dell’orchestra biochimica' dell’organismo, responsabile non solo dell’infiammazione acuta ma anche della sua cronicizzazione.

    «Più l’organismo è letteralmente inondato di molecole infiammatorie, più il cervello è rallentato nella sua attività ed è esposto alla depressione, che non è solo una “nuvola nera” di energia negativa sopra la testa – spiega la Professoressa Graziottin – ma una condizione medica biologicamente ben precisa».

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    Si può abbassare il rischio di cancro

    il secondo fattore principale da prendere in considerazione è che l'aumento dell’infiammazione accresce la vulnerabilità a tumori, malattie cardiovascolari e malattie degenerative del cervello.

    Ne consegue che se noi abbiamo uno stile di vita che determina l’aumento delle citochine predatorie, avremmo la probabilità di essere più vulnerabili ai tumori; se invece abbiamo uno stile di vita sano riduciamo queste probabilità. Poter agire su fattori modificabili del rischio di tumore è fondamentale per la nostra salute perché non subiamo la genetica.

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    Quali sono i fattori di rischio modificabili?

    1) Il sovrappeso o la franca obesità: più si è in sovrappeso più il corpo è inondato da molecole infiammatore. Molti medici demonizzano la terapia ormonale sostitutiva in menopausa, indicandola come fattore che espone al rischio di tumore alla mammella, ma recenti studi scientifici hanno dimostrato che l’obesità aumenta il rischio più di qualsiasi terapia ormonale.

    2) Lo stato infiammatorio che “riempie” il corpo di dolore e depressione. Se il primo è un semaforo rosso che indica che sono aumentate le molecole infiammatorie, la seconda è caratterizzata dall’aumento di molecole infiammatorie. Le evidenze scientifiche che studiano la correlazione tra infiammazione e depressione sono oltre 13.700: si tratta quindi di un dato che non va sottovalutato.

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    L'importanza di uno stile di vita sano

    Se consideriamo tutti questi fattori dimostriamo che se vogliamo proteggere la nostra salute, dobbiamo partire dagli stili di vita, che non solo riducono il rischio di cancro, ma anche quello di recidiva. «Lo stile di vita è la roccia sulla quale posso costruire un progetto di salute che altrimenti poggerebbe su sabbie mobili» spiega la professoressa Graziottin.

    Si tratta di fattori modificabili che incidono molto di più della terapia ormonale sostitutiva: secondo lo studio americano Women’s Health Initiative del 2002 il rischio di sviluppare un tumore è dello 0,08% in più rispetto alle donne che non fanno la terapia (8 donne su 10.000 trattate con terapia ormonale hanno sviluppato un tumore al seno).

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    I consigli di vita sani della professoressa Graziottin

    a) Mantenere il peso nella normalità significali scegliere bene gli alimenti: consumare frutta, verdura, cereali e  legumi, uova, mangiare poca carne, formaggi (pochi leggeri magri). Chi è intollerante al lattosio è bene che eviti il latte di vacca.

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    b) Fare regolare attività fisica: il movimento fisico quotidiano aerobico abbassa l’infiammazione. Non è necessario “ammazzarsi” in palestra: basta un’ora di passeggiata veloce al giorno. L’attività fisica, da moderata a vivace, permette di scaricare in modo motorio le emozioni, ci consente di ridurre l’adrenalina e il cortisolo, che rappresentano entrambi un grande fattore infiammatorio. Attraverso lo scarico fisiologico delle emozioni, si riscontra un aumento della serotonina e della dopamina, che portano alla voglia di fare e all’estroversione) e un aumento delle endorfine (le molecole della gioia).
    L’attività fisica porta un generale fattore di benessere vascolare cerebrale e una riduzione dei tumori fino al 38%.

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    Due parole sulla vita affettiva

    Curare la qualità degli affetti è un fattore che fa parte degli stili di vita sano. Non si suggerisce solo di curare il tempo da dedicare agli affetti, ma soprattutto di prestare attenzione al linguaggio, evitando il più possibile quello sciatto e aggressivo, che dichiarano uno stato di guerra permanente con l’altro. Bisogna fare attenzione a proteggersi anche da noi stessi, cioè dalle nostre collere e stanchezze che ci devastano gradualmente. Il conforto degli affetti è un grandissimo antidoto a quello stress di cui abbiamo parlato prima, che aumenta le molecole infiammatorie.

    Ci sono alcune forme di stress biologico che nascono da mancanza di legami significativi, che non vuol dire avere la ‘relazione della vita’ perseguendola a tutti i costi, ma anche avere legami salutari con la famiglia, di origine, gli amici, i collaboratori, i colleghi, le passioni. Mantenere quella qualità di dialogo e significatività ci aiutano a vere un’oasi di affetto che costituisce un balsamo per le nostre ferite: in definitiva, prevenzione e cura della malattia.

    «E non da ultimo, ringraziare con un sorriso. La gentilezza aiuta a far sentire l’altro prezioso per me, come se avesse ragione di esistere» conclude la Professoressa Graziottin.

Intervista alla Professoressa Alessandra Graziottin, Direttore del centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale San Raffaele Resnati di Milano

Come spiega la professoressa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell'Ospedale San Raffaele Resnati di Milano, per ridurre il rischio di tumore è necessario intervenire sugli stili di vita modificabili, come ad esempio:

a) Mantenere un buon peso corporeo, cioè essere normopeso (che non vuol dire inseguire la magrezza a tutti i costi).

b) Curare gli stati infiammatori che portano alla depressione, cioè comprendere l’importanza di mantenere un corpo sano poiché interviene nella modulazione degli stati psichici. Si tratta di dare equilibrio all’interazione continua fra fattori biologici, perseguendo quella linea di confine che c’è tra una medicina senz’anima e una medicina senza corpo, assunto terapeutico del grande medico russo, Alexander Luria.

c) Eliminare il fumo e ridurre l’alcol: uno studio recente ha dimostrato che se la donna beve 2 bicchieri o più di vino al giorno il rischio relativo di tumori al seno aumenta del 75%.

d) Avere un sonno regolare. La carenza cronica di sonno cronica è un fattore di stress biologico potentissimo perché aumenta il cortisolo e l’adrenalina, responsabili dell’aumento dell’infiammazione. Aumenta inoltre la greinina che incrementa l’appetito per i cibi dolci e grassi.

 

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