Come prendersi cura dei genitori anziani

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Sempre più persone, ed in particolare donne, diventano "caregiver" dei propri genitori. Ma di come accudire un anziano, si parla ancora poco

Con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani, dopo il Giappone siamo il secondo Paese più vecchio al mondo, con una speranza di vita alla nascita che ha raggiunto, nel 2017, gli 80,6 anni per gli uomini e gli 84,9 anni per le donne. Sono questi i dati, aggiornati al 1 gennaio 2018, presentati dall'Istat nel rapporto annuale presentato alla Camera dei Deputati qualche tempo fa.

In Italia si vive sempre più a lungo, con un risvolto sociale che sta già interessando e interesserà sempre più marcatamente il vissuto di ciascuno: in quanto “figlio”, ci si troverà ad accudire per un tempo discretamente lungo i genitori anziani, diventando gradualmente sempre più responsabile della loro salute e del loro benessere psicofisico. Un peso gravoso, portato in Italia per il 70% dalle donne, che devono confrontarsi, spesso impreparate, con una serie di situazioni anche difficoltose.

Per avere qualche consiglio su come prendersi cura dei genitori anziani, abbiamo rivolto alcune domande a Silvia Turzio, Amministratore Unico & Co-fondatrice di Villagecare.it, portale nazionale di orientamento e sostegno ai figli che si prendono cura dei propri genitori anziani con fragilità legate all’invecchiamento o specifiche patologie. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sono gli accorgimenti principali per accudire un anziano in casa?

Dipende dai livelli di autonomia del nostro caro anziano, da come è fatta la casa, dalla presenza o meno di aiuti o familiari che osservino le reali necessità durante il giorno e la notte. Si può passare da piccoli escamotage per rendere sicuri gli ambienti di casa per evitare cadute e infortuni, alle astuzie per controllare se vengono assunti i farmaci negli orari giusti, fino all’aiuto esterno professionale per l’accompagnamento alle visite mediche o a cicli di terapie quando un familiare non può presenziare perché è al lavoro.

Nei casi più complessi e quando il livello di autonomia scende, ai familiari spetta l’analisi più oggettiva possibile sulle esigenze di assistenza e di cura, facendo quel difficile salto tra cosa detta il cuore e cosa suggerisce la testa. Le soluzioni in questo caso passano attraverso l’intervento di persone competenti e fidate per seguirne l’assistenza.

Come assistere un anziano non autosufficiente?

La non autosufficienza comporta riflessi sull’intera organizzazione familiare e suggerisce di puntare all’assistenza a casa attraverso figure professionali adatte alla patologia. Occorre individuare l’assistenza più adeguata in base alle capacità della persona anziana: se soffre di malattie cognitive e degenerative, se intervengono incapacità motorie, se convivono entrambe le situazioni.

Le figure professionali che oggi il sistema offre sono molto ampie e talvolta poco conosciute: oltre agli aiuti per l’assistenza quotidiana (lavarsi, vestirsi, nutrirsi, muoversi) rappresentati da figure professionali più tradizionali, come badante, infermiere e operatore socio-sanitario, è possibile attivare un supporto di fisioterapia a domicilio per l’attività fisica, un professionista di terapia occupazionale per conservare le capacità di memoria e gestire l’intrattenimento mentale e cognitivo. Oggi è possibile attingere ad un vasto bacino di specializzazioni e professionisti in grado di operare a domicilio.

Come fare se si vive lontano dai genitori anziani?

La rassicurazione che qualcuno possa accudire il genitore anziano in assenza fisica del “caregiver”, con il conseguente superamento del senso di colpa che spesso riempie le distanze, può avvenire grazie ai professionisti in campo assistenziale scelti.

Scegliere l’interlocutore giusto e selezionare le migliori risorse del territorio, sono pillole di tranquillità per un figlio e per l’assistito. Il suggerimento è di dedicare tempo alla scelta e alla selezione per beneficiarne sul lungo periodo, evitando le soluzioni di emergenza.

Oltre all’aiuto in casa, talvolta può rendersi utile abbinare soluzioni assistenziali miste, con il ricorso a centri diurni specializzati, anche in caso di Alzheimer e demenze. Suggeriamo sempre di valutare la migliore organizzazione per far ruotare l’assistenza intorno alle abitudini e alla casa del genitore, ma ci sono situazioni che richiedono una residenza sanitaria assistita, presidiata da personale medico e infermieristico e servizi alberghieri. Insomma, una nuova casa protetta e tutelata insieme ad altre persone anziane. Le moderne case di riposo.

Quali sono le difficoltà maggiori che si trova ad affrontare chi diventa “caregiver” dei propri genitori?

Quando nasciamo ci affidiamo totalmente ai nostri genitori, li reputiamo “invincibili”. Un pensiero che ci conforta e ci accompagna fino all’età adulta e che contribuisce a costruire ciò che siamo, la nostra personalità e il nostro carattere.

Quando il genitore invecchia, i figli si possono trovare, da un giorno all’altro, a diventare “caregiver” dei propri cari. I ruoli si trasformano e si invertono e sono le emozioni la parte più difficile da gestire per un figlio.

La prima a manifestarsi, generalmente, è la rabbia. È difficile infatti accettare la non onnipotenza del proprio genitore, capire che non ce la fa più da solo. Si tratta di un sentimento che può colpire anche l’anziano stesso che rifiuta la situazione e non vuole aiuto da nessuno. Segue poi il senso di colpa che, nei casi più estremi, può trasformarsi in depressione.

I figli, inoltre, possono sentirsi improvvisamente schiacciati tra più fronti: assistere un genitore anziano, accudire un figlio adolescente e conciliare la vita privata con quella professionale. È facile a questo punto avere un cedimento. Chiedere aiuto è molto importante.

Quando arriva il momento di affidare un genitore anziano ad un servizio di assistenza 24H?

Per un figlio non è mai facile dire “non ce la faccio”, ammettere di essere arrivati ad un punto in cui la situazione è diventata talmente complessa da non riuscire più a gestire il proprio genitore con le proprie forze.

Per non trovarsi in una situazione di emergenza a causa di condizioni di salute compromesse o di una perdita di autonomia improvvisa, alcuni segnali possono aiutarci ad agire preventivamente.

Un peggioramento delle condizioni fisiche è il primo campanello di allarme per valutare lo stato di salute di una persona. Ad esempio un dimagrimento eccessivo, una trascuratezza nel proprio aspetto esteriore, eventuali lividi o contusioni sul corpo come segnali di cadute domestiche ripetute).

Le difficoltà motorie, inoltre, possono rendere difficili anche le più semplici azioni quotidiane come lavarsi, fare le scale e uscire a comprare generi di prima necessità.

Altri segnali sono: mancanza di cura della casa o di animali domestici (pattumiere non svuotate, sporcizia, alimenti scaduti, accumulo di giornali impilati e non buttati, fino alla mancanza di cura di piante o animali), un improvviso isolamento in casa, apatia e mancanza di voglia di uscire e relazionarsi con gli altri, una difficoltà a gestire le proprie finanze.

Attenzione infine ai problemi di memoria, quando si trasformano da episodi sporadici a quotidiani, interferendo con le attività quotidiane, come l’assunzione dei farmaci.


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