Quanto tempo è necessario per tornare in forma dopo il parto?

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Maddalena De Bernardi

Affrontare i cambiamenti del corpo: sentirsi belle, bellissime. Perché essere donna e mamma è un'avventura

È la domanda che gira nella testa di ogni donna quando si diventa mamme: quanto tempo servirà per tornare in forma dopo il parto? La gravidanza e il periodo dell'allattamento non rappresentano solo il momento magico in cui un bambino, un nuovo essere umano, viene al mondo, ma anche la nascita di una donna che diventa mamma.

I mesi predisposti dalla natura per abituare corpo e mente al cambiamento in realtà sembrano scorrere rapidissimi. La velocità raddoppia quando finalmente il lui o la lei in questione (o entrambi!) sono qui, davanti ai nostri occhi, e alle occhiaie per le notti in bianco si aggiunge la necessità di imparare nuove abitudini, il ritorno al lavoro e i bisogni di una famiglia che diventa più grande.

Il tempo per pensare a te… non c'è! Eppure è il momento di trovarlo, anche solo per pochi minuti ogni giorno perché sarà grazie alla tua profonda consapevolezza che riuscirai a trovare la chiave per andare oltre la soglia del cambiamento e affrontare l'ingresso in una trasformazione radicale, dal corpo alla mente.

Autentica armonia corpo-mente

Se ti dicessimo che il tuo corpo non tornerà mai più come prima? Aspetta, non disperarti: si tratta di un'ottima notizia. La scrittrice e poeta americana Erica Jong, celebre per il best seller Paura di volare edito nel 1973, ha scritto: “Nessuno stato è così simile alla pazzia da un lato, e al divino dall'altro, quanto l'essere incinta. La madre è raddoppiata, poi divisa a metà e mai più sarà intera”.

Tendiamo a percepirci come un tutto unitario, eppure non siamo mai le stesse persone: è una donna ben diversa quella che oggi vedi riflessa nello specchio, rispetto a ciò che eravamo a tre, dieci, quindici o venticinque anni. Questo succede perché il nostro corpo si modifica, costantemente, e lo stesso succede alla mente.

L'impatto con eventi della vita importanti ha l'effetto di un cambiamento radicale nella nostra identità: una vera e propria trasformazione da assaporare a poco a poco, senza mettere fretta a se stesse. C'è bisogno di tempo per sentire sulla pelle il cambiamento, guardarsi allo specchio e ritrovarsi: definire una nuova immagine di sé e un'identità in evoluzione.

«Fra le molte aspettative della nostra società con cui devono convivere le neomamme, c'è anche quella di vederle "tornare in forma come prima": prima della gravidanza, prima del parto. In realtà, il concetto di tornare come prima è un falso mito da sfatare» ricorda Giorgia Cozza, giornalista, madre di quattro, scrittrice di fiabe per bambini e autrice di Oltre, il primo romanzo per adulti.

Si potrà forse recuperare il peso forma, qualche mamma sì e magari altre non del tutto, ma nessuna tornerà esattamente come prima e questo non è qualcosa che deve spaventare, anzi la rivoluzione che ci permette di avere un nuovo sguardo sui noi stesse e il nostro corpo.

L'autrice di Bebè a costo zero spiega: «Un corpo che ha nutrito, fatto crescere, dato alla luce un bambino non è il corpo di prima, ed è bello e giusto che sia così. Un miracolo così grande non può avvenire senza lasciare traccia. Il corpo di una madre è un corpo potente, che ha fatto qualcosa di grande. Dovremmo imparare a rispettarlo e amarlo così come è, diverso da prima, così come diversa da prima è quella donna, oggi madre».

Naturalmente è importante sentirsi bene con se stesse: muoversi e trovare una dieta quotidiana equilibrata ha un ruolo importante per il benessere quotidiano. 

Il movimento stimola le endorfine e il metabolismo, ci permette di sentirci agili e scattanti, allena la resilienza: una vera medicina per il corpo e la mente. Tuttavia, è l'obiettivo finale ciò su cui possiamo meditare: quando ci confrontiamo con le altre o con le nostre immagini del passato viviamo un frustrante tour de force alla ricerca di quello che non abbiamo e allora succede di innescare un'eterna gara alla conquista di chili in meno, appeal e forma. Al contrario, inizia a vedere ciò che hai: il benessere psico-fisico non è un traguardo, ma semplicemente comincia quando ci focalizziamo sulle sensazioni positive che stiamo provando adesso, qui e ora.

Muoversi, un bisogno naturale

Le neomamme camminano… e molto! Il celebre scrittore e viaggiatore Bruce Chatwin descrivendo i bimbi dei cacciatori boscimani fra le pagine di Anatomia dell'irrequietezza scrive: “Stanno vicino al seno della madre in una fascia di pelle, e il lieve ondeggiare della camminata li culla e li contenta. Quando una madre culla il suo bambino, essa imita, inconsapevolmente, la buona selvaggia che cammina adagio per la savana erbosa, proteggendo il suo piccolo dai serpenti, dagli scorpioni e dai terrori della boscaglia”.

Il dondolio di quando camminiamo rilassa i piccoli, abituati a galleggiare nel liquido amniotico prima della nascita. Stare all'aria aperta, anche quando il clima non è dei migliori, è una boccata di ossigeno e vita. Non solo, camminare ha un effetto antistress, costituisce un training in grado di allenare gambe e braccia, aiuta a bruciare calorie e tonificare. Grazie alla luce solare e alla vitamina D, migliorano epidermide, metabolismo e risposta immunitaria. Camminate e corsa costituiscono uno sport a costo zero, praticabile ovunque. Sai che puoi fare jogging anche con il passeggino?

Monica Taranto, che insieme a Elaine Barbosa ha fondato il progetto MammaFit, spiega: «Dopo essere diventata madre mi sono accorta quanto fossero cambiati i miei bisogni. Da fitness trainer sono consapevole di quanto il movimento sia fondamentale, ma uno dei problemi delle neomamme è come rincominciare a fare sport senza rinunciare al proprio bambino».

La questione non riguarda il semplice fatto di trovare qualcuno che possa tenere il pargolo mentre noi partecipiamo a una seduta di fitness: quello che scatta dentro, quando si diventa genitori, è un meccanismo ancestrale che fa avvertire la necessità viscerale di restare al fianco del proprio piccolo. Soprattutto nei primi mesi separarsi è doloroso, è grazie a questa strategia che la natura è in grado di creare un legame profondo e indissolubile.

«È il motivo per cui abbiamo creato la possibilità di allenarsi insieme al proprio bambino tenendo il piccolo nel marsupio o nel passeggino. Poter fare ginnastica con il proprio figlio non solo permette di restare vicini ed essere presenti alle lezioni senza dover fare affidamento all'aiuto degli altri, ma diventa l'occasione per conoscere altre mamme, condividere la propria esperienza e farsi nuove amiche, persino… con cui andare in vacanza!».

Condivisione, la parola chiave

Soprattutto nelle grandi città l'isolamento delle mamme è palpabile: a parte la propria cerchia di amici spesso non si conoscono molte persone. In più, per molti non fa più parte dell'esperienza quotidiana crescere insieme a generazioni di cuginetti di cui prendersi cura. Questo significa che il proprio figlio di frequente è il primo neonato che vediamo da vicino, di cui ignoriamo le necessità. Condividere è un obiettivo importante per uscire dalla solitudine e dalla propria esperienza andando verso il confronto e il supporto di altre donne.

Non dimentichiamo che non ci sono solo le mamme che attraversano un periodo simile al nostro. Chi ha detto che amici e amiche single non possono capire? Non avere figli non significa non aver voglia di passare del tempo in compagnia dei più piccoli, anzi tutt'altro: saranno “zii” molto curiosi e con tantissimo amore da dare. Quello che puoi imparare a fare è… chiedere. Non esitare. Le persone non possono sapere quando hai davvero bisogno di aiuto, invece saper domandare anche solo il tempo per una doccia può fare la differenza in una giornata alle prese con le esigenze di un neonato.

Per recuperare la connessione con te stessa punta sulle piccole coccole in grado di regalarti emozioni positive a costo zero. Per esempio, una maschera naturale con un frutto schiacciato e yogurt oppure l'olio vegetale da massaggiare su tutto il corpo sotto la doccia: è più veloce rispetto alla crema, nutre la pelle in profondità, contrasta le smagliature e grazie all'intenso aroma avrà l'effetto di una seduta di aromaterapia. In genere, in assenza di problematiche specifiche, circa sei settimane dopo il puerperio è possibile riprendere a fare sport. Attività come nuoto, acquagym e yoga si rivelano molto utili perché aiutano a evitare contratture e mal di schiena, migliorano la tonicità, snelliscono e aiutano la calma mentale.

«Ci sentiamo lontane dai canoni estetici: sentirci meglio a livello fisico aumenta il senso di potere e l'autostima delle mamme. Questo succede ogni volta in cui trovo spazio e tempo per fare qualcosa che sento mi fa bene. Un buon rapporto con il proprio corpo mi farà sentire a mio agio e costituisce un esempio positivo per i più piccoli, perché è da questo che impareranno» ricorda Monica Taranto: «Quando una mamma si prende cura di sé con spirito consapevole e in modo sano, il bambino vede e impara una filosofia di vita».

Un consiglio prezioso? Il fitness per il pavimento pelvico. Ecco un semplice esercizio per il muscolo trasverso dell'addome, che forma parte della parete addominale e ha vissuto un profondo cambiamento durante la gravidanza. Sdraiata a terra, con il palmo della mani rivolto a terra lungo i fianchi, tieni le gambe piegate con le ginocchia flesse e i piedi ben appoggiati a terra: mentre porti le braccia all'indietro, sentirai la schiena inarcarsi. Mantenendo le mani dietro la testa inspira e poi espira, contraendo l'addome; la sensazione è che l'ombelico vada verso la colonna vertebrale.

Alimentazione per la neomamma

In un mondo in cui sovrappeso e obesità infantile diventano un problema sempre più diffuso la consapevolezza alimentare costituisce un punto essenziale per la qualità di vita di tutta la famiglia.

Stai vivendo il periodo dell'allattamento e la fame si fa sentire? La dott.ssa Diana Scatozza, medico specialista in scienza dell'alimentazione e in farmacologia, suggerisce: «Il consumo di formaggi freschi non dovrebbe superare le 2-3 volte alla settimana, che si riduce a una volta per le varietà stagionate. Tuttavia, il parmigiano costituisce un'eccezione e in dose di 15-20 grammi, vale a dire un cubetto, può essere consumato ogni giorno. Questo semplice snack risulta meno calorico del classico pacchetto di cracker e rappresenta un autentico concentrato di energia».

Puoi abbinare un cubetto di parmigiano alle gallette di riso o di mais, appena più caloriche rispetto al riso ma percepite come più gratificanti: entrambe danno una sensazione minore di gonfiore non essendo lievitate. Per ovviare al senso di fame e sentirsi meno gonfie è possibile dare la precedenza a spremute di arancia o pompelmo diluite con acqua: come spiega l'esperta in questo modo diventano più digeribili e dissetano di più. «Può essere utile mangiare 5-6 volte al giorno, ma in piccole quantità e separando i carboidrati (magari a pranzo), dalle proteine (meglio a cena)».

A fine giornata l'ideale è scegliere preparazioni semplici e alimenti digeribili, per esempio carne e pesce bianco. Le uova? Meglio se in tegamino e non sode, perché la sodatura riduce la digeribilità dell’uovo. Sì al formaggio fresco, prosciutto cotto, meno salato, yogurt magro anche alla frutta, cioccolato fondente, frutta fresca e secca, come noci e mandorle, un ottimo spuntino spezza fame.

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