E’ iniziato con facce dubbiose il workshop “Parrucchiere 2.0: come essere felice in salone” tenuto da Pietro Falconi responsabile del progetto Salon Emotion per L’Oréal Professionnel e Renato Gervasi, cofondatore di Compagnia della Bellezza ed esperto in “Joyà Marketing”.
Pietrangelo Falconi ha esordito con delle statistiche: 23 milioni di italiane vanno dal parrucchiere ma spesso non sono soddisfatte del loro rapporto con l’hairstylist, spesso escono deluse dal salone e cambiano spesso, anche in maniera seriale, pur di trovare quello “perfetto”,  senza mai lamentarsi apertamente. L’unico momento in cui si sentono davvero coccolate? Quello al lavatesta, durante lo shampo e, in Italia, nel momento dell’accoglienza.

Sembra assurdo, eppure a nessuna donna, anche se delusa dal trattamento, dal taglio, dal colore o dalla piega, verrebbe mai in mente di “non pagare” il servizio che non le ha soddisfatte.
Da qui è partito l’intervento trascinatore del secondo protagonista della giornata,  Renato Gervasi uno dei soci fondatori di Compagnia della bellezza, network di acconciatori partito dalla Sicilia,  che ha letteralmente infervorato il pubblico.
Innanzitutto cercando di predisporre al meglio la “sua”platea, invitando le donne ad amarsi e facendolo con un gesto semplice, regalandosi un bacio simbolico sulle guance.
E poi cercando di capire perchè le donne accettano, spesso a testa bassa di restare deluse. Cercando in ogni modo di instillare l’abitudine alla “Joya”, come la definisce lui, la gioia di vivere.
Già, perchè a quel punto il workshop si è trasformato quasi in una seduta di coaching per stimolare l’autostima e l’empowerment al femminile, per invitare le donne a essere consapevoli dei propri desideri.
Se è vero  infatti che siamo tutte capaci di reagire quando paghiamo per un lavoro che non è fatto a regola d’arte, questo non succede quasi mai dal parrucchiere dove, a testa bassa, si paga e si esce deluse e amareggiate quando il risultato finale non è di nostro gradimento.
Per ovviare al problema,  L’Oreal Professionel ha iniziato a rivoluzionare il concetto di salone proponendo i suoi nuovi “saloni 2.0” che iniziano a catturare l’attenzione delle consumatrici già dalle vetrine con schermi al plasma che rimandano immagini dei lavori e delle tendenze di stagione sui capelli, dedicano degli spazi appositi al momento dell’ascolto, hanno dei “bar a coleur” dove le tinte vengono preparate in maniera visibile a tutti, un angolo dedicato allo shopping per scegliere i prodotti che serviranno poi alla cura casalinga e ovviamente, personale formato ad essere attento, in ogni momento alle esigenze della clientela.


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Ma come fare da consumatrice a non incorrere in brutte sorprese?
 Renato ha dato poche ma utilissime dritte:


- Fidatevi delle vostre sensazioni al momento in cui entrate in un nuovo salone. Osservate se venite accolte nel modo giusto, con un sorriso e con modi garbati, se il locale è pulito e lo sono anche gli strumenti di lavoro, i bagni, il personale.
– Parlate chiaro, confidatevi con l’acconciatore. Spesso infatti nonostante ci si senta a proprio agio, il problema per cui scaturiscono le delusioni più cocenti e i malumori è una sorta di di dfficoltà di comunicazione tra cliente e parrucchiere. Affidarsi completamente alle mani del parrucchiere anche se è il miglior professionista di pettine e forbici, può essere sbagliato se non si danno abbastanza informazioni sulle nostre abitudini di vita, aspettative sul trattamento, sul tipo di colore, sul taglio.
– Portate degli esempi:  immagini e ritagli di giornali, foto ricavate da internet per far capire quale vorremmo fosse il risultato finale per poi farci consigliare dall’esperto.

Il workshop si è trasformato così in uno scambio attivo tra Gervasi e la platea, tra battute in siciliano stretto  e consigli di stile e si è concluso con le famose pillole di Joya dell’eclettico Renato, delle caramelline colorate capaci di riportare il buonumore perchè si sa, una donna felice è sicuramente più bella e essere belle è un diritto di ogni donna.