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Taranto ha paura dell’Ilva

di Dario Biagi
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I giudici hanno bloccato l’acciaieria e l’azienda ha minacciato la chiusura. Ora il governo vuole che produzione e bonifica procedano insieme. Così forse finirà l’incubo per 11 mila famiglie in città: perdere il lavoro o morire di diossina

I giudici hanno bloccato l’acciaieria e l’azienda ha minacciato la chiusura. Ora il governo vuole che produzione e bonifica procedano insieme. Così forse finirà l’incubo per 11 mila famiglie in città: perdere il lavoro o morire di diossina

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All’Ilva di Taranto pare scoppiata la pace. Ma forse è solo una tregua. Riassumiamo gli ultimi eventi che hanno scosso una città da mesi preda del dilemma: morire di diossina o benzopirene o finire sul lastrico. Alle nuove ordinanze di custodia cautelare per i vertici dell’Illva da parte del gip Patrizia Todisco, che ha sequestrato la merce prodotta dagli impianti incriminati (per la procura avrebbero dovuto fermarsi a luglio), l’azienda ha risposto con una serrata dell’area a freddo e la minaccia di chiudere l’intera fabbrica. Se questo avvenisse, perderebbero la fonte di reddito 11 mila famiglie tarantine e, considerata la filiera Ilva, altre 11 mila nel resto d’Italia. Quasi a volere rappresentare meteorologicamente la tragicità della situazione, il 28 novembre si è abbattuto sullo stabilimento un tornado che ha scagliato in mare con la cabina il povero manovratore di una gru, Francesco Zaccaria. Molti lavoratori lo hanno interpretato come un segno del cielo: il braccio di ferro tra magistratura e azienda ha superato i limiti del tollerabile. Il governo, intanto, il 30 novembre ha convertito in legge un’autorizzazione integrata ambientale per fare procedere insieme produzione e risanamento nei prossimi due anni. «Per la bonifica servono circa 4 miliardi; governo e Ilva ne hanno stanziato meno di un decimo. Chi paga il resto?» osserva Gianni Dragoni, autore per Chiarelettere dell’e-book Ilva. Il padrone delle ferriere. Il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera ha precisato che se i Riva, proprietari dell’azienda, non rispetteranno gli obblighi fissati dal decreto «potrebbe partire la procedura di amministrazione controllata». Nel momento in cui stiamo scrivendo, però, la procura tarantina pare intenzionata a fare ricorso contro il provvedimento dell’esecutivo. La partita quindi non è chiusa, ma forse l’Apocalisse è alle nostre spalle.

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