Scuola media. A casa da soli? Non si può

Credits: ANSA
/5

Alcune scuole hanno vietato ai ragazzi delle medie di tornare a casa da soli, scatenando le polemiche dei genitori. Il dibattito è acceso, ma riguarda il codice penale. Ecco cosa dice la legge e cosa si potrebbe fare per risolvere il problema

Chi non è mai tornato a casa da solo alle medie? Chi magari lo faceva fin dalle elementari? Sono in molti a protestare contro la decisione di alcuni dirigenti scolastici di vietare l'uscita da scuola degli studenti delle medie, se non accompagnati da un adulto maggiorenne. Secondo molti genitori, che faticano a conciliare le esigenze lavorative con gli orari scolastici, la restrizione è anacronistica e troppo limitante, ma i presidi parlano chiaro: a vietare l'uscita da scuola da soli ai minori di 14 anni è il Codice penale.

La circolare della discordia

A far discutere in questi giorni è in particolare una circolare, emanata in diverse scuole secondarie di primo grado (le "vecchie medie") su tutto il territorio nazionale, che chiarisce le responsabilità nel controllo degli studenti: l'art. 591 del Codice penale prevede infatti che "Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici (...) e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni". Gli insegnanti che, al suono della campanella, permettano agli studenti di lasciare la scuola senza affidarli ad un altro adulto di riferimento (genitori, nonni o baby sitter autorizzati con apposita delega e documento di identità) incorrono nel reato di abbandono di minore. Sempre il Codice penale prevede, per i minori di quattordici anni, la presunzione assoluta di incapacità. Insomma, non sarebbero in grado di tornare a casa da soli.

Le polemiche

È proprio sulla presunta incapacità degli studenti che si è scatenato il dibattito. Sono in molti a ritenere che i ragazzi di oggi non solo siano in grado di tornare a casa da soli, come facevano i loro genitori, ma che godano anche di maggiore autonomia rispetto ai coetanei delle generazioni precedenti. «Sanno usare smartphone e maneggiare la tecnologia con una facilità enorme, sono molto più emancipati di noi, figuriamoci se non sono in grado di attraversare la strada da soli» protestano alcuni genitori fuori da un istituto scolastico romano. «Noi abitiamo a meno di un chilometro da casa, io lavoro: come faccio a pensare di lasciare l'ufficio poco prima delle 14 per andare a prendere mio figlio all'uscita?» spiega la madre di una 13enne in Liguria, dove l'istituto ha adottato la circolare.

Il precedente

Il precedente, che ha spinto i dirigenti a mettersi al riparo da ripercussioni giuridiche, risale a 15 anni fa, quando uno studente morì dopo essere stato trascinato da uno scuolabus, tra le cui porte era rimasto incastrato. La responsabilità non fu solo dell'autista: secondo la Cassazione, che si è pronunciata cinque mesi fa, la scuola e gli insegnanti non avevano messo in atto le opportune misure per evitare l'incidente, venendo meno al dovere di "diligenza e attenzione", previsto dal contratto nazionale di lavoro.

«La questione è piuttosto delicata» spiega Rosaria D'Anna, Presidente dell'AGI, l'Associazione Genitori Italiani. «Basti pensare che per i docenti il suono della campanella corrisponde alla fine delle ore lavorative previste dagli obblighi contrattuali.

Quanto alle responsabilità, i regolamenti di istituto partono dalla normativa generale, secondo la quale il compito degli insegnanti è quello di controllare e assistere i ragazzi all'uscita delle classi, mentre al personale ATA dovrebbe spettare il compito di vigilare.

Alla luce di quanto accaduto al ragazzo morto anni fa, i dirigenti hanno chiesto delle liberatorie ai genitori per far sì che la scuola fosse sollevata da responsabilità. Il problema è però che altre sentenze hanno invalidato le liberatorie».

Cosa dice la legge

La circolare al centro delle polemiche delle ultime ore contiene i riferimenti di legge, in base ai quali i presidi hanno deciso di non consentire più, da quest'anno scolastico, l'uscita da soli dei minori di quattordici anni, né di accettare liberatorie, che non hanno alcun valore giuridico dal punto di vista della responsabilità penale del personale scolastico.

Tra le sentenze della Cassazione c'è, ad esempio, la numero 3074 del 30/03/1999, secondo la quale "L’Istituto d’Istruzione ha il dovere di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui gli sono affidati, e quindi fino al subentro reale o potenziale, dei genitori o di persone da questi incaricate; […] La posizione assunta in merito da alcune Avvocature della Stato, tende ad escludere la valenza di disposizioni interne all’Istituzione scolastica dirette a chiedere ai genitori degli alunni la “autorizzazione” al rientro a casa di questi da soli ovvero non accompagnati da soggetto maggiorenne (nel gergo in uso, tali autorizzazioni vengono definite “liberatorie” concretizzandosi codice in formule di esonero da responsabilità dell’Amministrazione scolastica per gli eventuali danni conseguenti alla descritta situazione)".

Dello stesso tenore un altro pronunciamento del Tribunale di Trieste del 2010, così come la Sezione Penale della Corte di Cassazione (17574/2010) nello stesso anno. Per colmare il vuoto normativo, quattro anni fa era stato presentato un apposito disegno di legge, che prevedeva di inserire l'uscita autonoma nel Regolamento d'Istituto, tutelando il personale scolastico, ma il testo è rimasto fermo in Parlamento.

Possibili soluzioni

«Quello che anche noi auspichiamo, come Associazione Genitori Italiani, è un dialogo tra la scuola e i genitori, in modo da evitare inutili contrapposizioni e soprattutto per tutelare realmente la sicurezza degli studenti» spiega D'Anna. «Io credo che si potrebbe arrivare a soluzioni pratiche condivise, come un patto genitori-scuola, nel quale elencare norme che possono tutelare entrambe le parti. Una liberatoria non può, infatti, tutelare un bambino da qualsiasi incidente, che peraltro può capitare anche nel tragitto casa-istituto, quando non è prevista alcuna sorveglianza da parte degli insegnanti».

Ma come fare? "Io credo che bisogna contestualizzare: ad esempio, c'è molta differenza tra una grande città o la realtà di un piccolo centro, dove anche la densità di traffico è differente" prosegue D'Anna. "Si potrebbe, in ogni caso, sollecitare la presenza di vigili e personale ausiliare del comune che presti servizio di vigilanza". La dirigente di uno degli istituti romani che ha adottato la circolare, invece, non esclude la possibilità di "modalità assistite di percorrenza" da scuola a casa e viceversa, come un tragitto organizzato in collaborazione tra le famiglie, magari grazie all'aiuto di realtà come quelle offerte dall'Albo dei Genitori Volontari. In questo modo, oltre a liberare il personale scolastico dalla responsabilità (affidata in questo caso ad altri adulti), si permetterebbe di sviluppare la necessaria autonomia dei ragazzi, venendo anche incontro alle esigenze dei genitori.

Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te