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Utero in affitto: cos’è, come funziona, dov’è legale, chi può accedervi

di Fabio Brinchi Giusti
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Negli ultimi mesi il cosiddetto "utero in affitto" (in realtà il nome tecnico è maternità surrogata) è entrato quasi di prepotenza nel dibattito pubblico italiano. È forse il più controverso dei metodi di fecondazione assistita e se ne parla molto per via di un presunto legame con la legge sulle unioni civili

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Negli ultimi mesi il cosiddetto "utero in affitto" (in realtà il nome tecnico è maternità surrogata) è entrato quasi di prepotenza nel dibattito pubblico italiano. È forse il più controverso dei metodi di fecondazione assistita e se ne parla molto per via di un presunto legame con la legge sulle unioni civili

Che cos’è la maternità surrogata?
Si parla di maternità surrogata quando una donna accetta di portare avanti una gravidanza per conto di una persona o di una coppia sterile. Talvolta può essere lei la madre naturale del bambino, in altri casi invece porta in grembo il figlio di due diversi genitori naturali. In alcuni casi la donna riceve un compenso economico, in altri, nelle “maternità altruistiche” si tratta di un vero e proprio gesto di volontariato: le donne donano se stesse per aiutare altre coppie ad avere dei bambini (per questo è improprio definirlo “utero in affitto”, non sempre c’è un corrispettivo economico. Ci sono stati casi di madri che hanno aiutato le figlie o i figli).

Si viene pagate per ospitare il bambino?
Molto dipende anche dalle leggi dei vari Stati che regolamentano la maternità surrogata. In Canada o nel Regno Unito, ad esempio, è vietato accordarsi con la gestante in cambio di denaro. In Russia la legge ammette che le donne siano pagate e in alcuni paesi asiatici la maternità surrogata è diventata un vero e proprio business e molte donne intraprendono queste pratiche per necessità economiche.

Lo scontro etico
La maternità surrogata, per la sua stessa natura, pone interrogativi etici ed è destinata a suscitare polemiche e dibattiti. Lo  scontro è fra due diverse visioni: da un lato chi pensa che la surrogata sia solo sfruttamento del corpo femminile, dall’altra chi rivendica la libertà di scelta.

Le femministe di “Se non ora quando-Libere” hanno diffuso un appello per metterla al bando in tutto il mondo: “Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione: non più del patriarca ma del mercato.”.

Di diversa opinione la bioeticista Chiara Lalli: “La questione riguarda anche la libertà di una donna di decidere di portare avanti la gravidanza per qualcun altro. E definire questa scelta come necessariamente un abuso, una violazione, una forma di schiavitù è un errore grossolano. Passare da “io non lo farei” a “nessuno dovrebbe farlo” non è un ottimo argomento. E se quella donna non è solo un corpo, sarà pure un cervello con la possibilità di decidere cosa fare del proprio corpo senza che nessuno si permetta di dare consigli non richiesti.”

Cosa dice la legge italiana
In Italia la legge 40 ha esplicitamente vietato la maternità surrogata e praticarla nel nostro Paese è un reato. Nessuno tuttavia può impedire agli italiani di recarsi all’estero e di ottenere un figlio in questo modo: esistono su Internet vere e proprie agenzie specializzate che cercano di fornire assistenza medica e legale alle coppie o ai single.

Quando la legge riconosce il genitore
Se uno dei membri della coppia ha un legame biologico col bambino, quest’ultimo viene riconosciuto genitore dalla legge italiana e, nel caso delle coppie etero, il bimbo può essere adottato dal partner (è la cosiddetta stepchild adoption, legale in Italia dagli anni Ottanta).

Quando la legge non lo riconosce
Più complesso è il caso in cui nessuno dei due genitori abbia un legame biologico. In questi casi la magistratura ha aperto indagini al rientro in Italia (contestando il reato di alterazione di stato) e dei Comuni si sono rifiutati di trascrivere alcuni atti di nascita. Ma nel 2015 una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dato ragione a una coppia che si era vista togliere il figlio ottenuto in Russia con la surrogata. Secondo i giudici, il bambino nato con la surrogata all’estero deve essere riconosciuto figlio legittimo dei genitori committenti, anche in mancanza di legami genetici.

Anche se vi fanno ricorso soprattutto coppie eterosessuali (fra l’80 e il 98% secondo le varie stime) alcuni oppositori della legge Cirinnà sostengono che l’estensione della stepchild adoption alle coppie gay possa legittimare in qualche modo l’utero in affitto. Ma in realtà si tratta di una semplice polemica politica: il ddl sulle unioni civili non legalizza in nessun modo la maternità surrogata.

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