«Rendere la maternità surrogata un reato universale è irrealizzabile e anche controproducente». Esordisce così Marilisa D’Amico, docente ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano, dove è anche prorettore con delega a Legalità, Trasparenza e Parità di diritti.

Maternità surrogata: la situazione in Italia

Il divieto a ricorrere alla GPA, la gestazione per altri, nel nostro Paese risale al 2004. La legge 40, espressamente quanto inequivocabilmente, condanna la realizzazione, la pubblicizzazione e la commercializzazione di gameti o di embrioni. «Si tratta di un divieto che fino a oggi è stato delimitato ai confini italiani, poiché non è reato ricorrervi all’estero» continua D’Amico. Attualmente la maternità surrogata è vietata in Italia con una pena che prevede la reclusione da 3 mesi a 2 anni e una multa da 600.000 a 1 milione di euro. Nel nuovo disegno di legge, sostenuto da Fratelli d’Italia, “le pene si applicano anche se il fatto è commesso all’estero”. Dopo il via libera della Commissione Giustizia della Camera, la norma, che vede fra i primi firmatari i senatori Isabella Rauti e Lucio Malan, è ora all’esame dell’Aula.

Ne parliamo con l’esperta

In un mondo globalizzato dal punto di vista economico, ma sempre più frammentario rispetto ai diritti umani, ha senso parlare di reato universale?

«La giurisprudenza ha più volte stabilito che l’estensione della punibilità di determinati reati commessi all’estero è possibile solo quando c’è la doppia incriminazione. Ovvero quando quel comportamento si riveli punibile anche nel Paese in cui viene messo in atto. Il diritto penale è tradizionalmente legato ai confini dello Stato. Sono pochissime le effrazioni perseguibili oltre i territori in cui questi avvengono, per esempio, i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità, il genocidio, ndr. Ma il tema vero è un altro».

Quale?

«Questa proposta di legge, che si configura a mio avviso come una vera e propria minaccia penale dal fine dissuasivo nei confronti delle coppie che vogliono avere un bambino attraverso la GPA, rischia in realtà di produrre delle situazioni di reale illegalità».

In che modo?

«Intanto cominciamo col precisare che a ricorrere alla maternità surrogata, contrariamente a quanto si pensa, sono prevalentemente coppie eterosessuali e non omosessuali. Coppie che, con l’introduzione del reato penale, certamente eviterebbero di mostrare il certificato ottenuto all’estero indicando solo quello legato alla legittima paternità».

Che cosa potrebbe accadere?

«Praticamente rischiamo di non avere più richieste di trascrizione del certificato di nascita del minore frutto di maternità surrogata nel registro dello Stato Civile nazionale. In questo modo il neonato si troverebbe sprovvisto di qualsiasi legame giuridico con almeno uno dei componenti della coppia. La situazione diventerebbe molto complessa, e creerebbe altri tipi di squilibri: se da una parte c’è il diritto e l’aspirazione di una coppia ad avere dei bambini, dall’altra infatti ci sono altri interessi costituzionali rilevanti da prendere in considerazione, come la dignità delle donne e quella del minore. Per ultimo, considerato che le coppie continuano a rivolgersi a madri surrogate ancora oggi, diventa poi lecito chiedersi: che fine farebbero i bambini già concepiti?».