Oggi che cosa è romantico per una donna? 

Un uomo che ti apre la portiera, un mazzo di fiori, farsi scaricare da lui l’ultima “app” del cellulare... Abbiamo chiesto alle italiane cosa fa ancora battere il loro cuore. I risultati ci hanno sorpreso. O forse no

di Alessandra Appiano  - 09 Maggio 2012

Buone notizie in tempi di crisi: nonostante il lavoro che manca e i risparmi che si dissolvono, le donne non rinunciano al bene più prezioso, all’unico investimento sicuro, l’orgoglio dei sentimenti.

Il sondaggio della Swg di Trieste per Donna Moderna rivela che il popolo femminile, di solito pronto a flagellarsi per difettucci inessenziali (soprattutto fisici), si concede un voto decisamente alto riguardo la propria “tenuta romantica” (il voto medio è 7,6). Insomma, alla faccia degli innegabili (e sbandierati) cambiamenti di questi ultimi decenni, l’autonomia economica e psicologica, il legittimo desiderio di carriera e di affermazione personale, la “singletudine” vissuta come una condizione di libertà e non come una disfatta, le donne continuano ad amare il romanticismo tout court. A preferire una lunga telefonata (o una lettera) a un appuntamento al buio; a sentirsi gratificate da una cenetta a lume di candela o da un accompagnatore che apre la portiera dell’auto con gesto cortese. E anche se il romanticismo moderno è stato riveduto e corretto persino nelle favole, tanto che nel nuovo film di Tarsem Singh vediamo una Biancaneve (Lily Collins) per nulla imbambolata combattere con tutte le armi della tostaggine contro la matrigna (Julia Roberts) per riprendersi il suo amato (Armie Hammer), il nucleo essenziale del sogno rimane intatto, con il protagonista maschile nella parte del principe azzurro (gettonato pure in versione fantasma, vedi il film Ghost).

La novità più rilevanti si trovano nella composizione dell’identikit del tipo ideale: un uomo capace di sussurrare intriganti frasi d’amore è ritenuto affascinante; mentre chi si azzarda a chiamare alle due notte (quando il sonno combinato alla maschera al collagene combatte i radicali liberi in un tripudio anti-age) è considerato un rompiscatole invadente.

Passato di moda il macho decisionista e prepotente, va a ruba il soggetto dolce e premuroso, meglio se con le fattezze (sognare non costa niente) di Raoul Bova.

Altra considerazione interessante riguarda la convivenza: le over trentacinque, che hanno già constatato quanto possa essere seducente un uomo che russa come un trombone o che vaga per casa in canotta (senza assomigliare a Marlon Brando in Un tram che si chiama desiderio), trovano più ragionevole vedersi quando se ne ha voglia, sfruttando il weekend. Le pivelline, svincolate da esperienze traumatizzanti, si ostinano a immaginare la soluzione del “due cuori e una capanna”.

Una faccenda però mette tutte d’accordo: è preferibile essere invitate fuori a cena (dove si può sfoggiare un delizioso tubino nero) che sorbirsi il compagno spignattante in cucina.

Nel sesso, nonostante la proclamata emancipazione, le cose paiono essere cambiate di poco: i teneri preliminari battono ai punti l’orgasmo selvaggio. «Nella mia esperienza di terapeuta, di rado ho percepito una sessualità femminile avulsa dal romanticismo» afferma Luigi de Maio, psichiatra e psicoterapeuta. «Nella stragrande maggioranza dei casi le donne si sentono “custodi della fantasia”, dell’immaginario. L’uomo da sempre è concentrato sul fare, la donna sa distoglierlo dal mondo pratico e riportarlo al mondo dell’essere. Anche nel modo di toccare, l’uomo è più “basico”: la donna sfiora, ama le coccole. E soprattutto, a letto e fuori dal letto, vuole essere accettata».

A proposito di accettazione: il dato “rivoluzionario” riguarda la frase più bella che un ipotetico fidanzato potrebbe dire. «Mi piaci come sei» straccia «voglio un figlio da te», a dimostrazione che una sana ricerca di auto gratificazione (o un’insana propensione al narcisismo) sta arginando in maniera diversa il campo affettivo. Ma forse con quid di pessimismo aggiuntivo si potrebbe affermare che, col futuro sempre più nebuloso e precario, formare una famiglia parrebbe un lusso da incoscienti, altro che un progetto romantico.

Infine, per commentare il fatto che i fiori vincono la gara coi gioielli, sentiamo il parere della scrittrice Camilla Baresani, bravissima a tratteggiare nei suoi romanzi delle eroine finto-ciniche che poi si rivelano romantiche oltranziste (e seriali). «Se non sei un’olgettina o una cacciatrice di patrimoni (una minoranza risibile nel panorama femminile) è ovvio prediligere un uomo che ti corteggia con i fiori (tra l’altro i gioielli sono passati di moda, meglio la bigiotteria), che ti propone una vacanza in un posto meraviglioso. Ti incanta un uomo che ti dà il suo tempo, che ti chiama ogni sera, che ti racconta che sei più bella a cinquant’anni che trenta».

Già perché ora come allora le donne (romantiche, of course) si conquistano con le bugie piacevoli, mica con gli aridi numeri del conto in banca.

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