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Psiche e lavoro: burnout

04/11/2011

Esauriti dal lavoro, fino a scoppiare. E' il burnout, che non indica tanto il super-lavoro, quanto la qualità del lavoro stesso, e il modo in cui è vissuto. Ne parliamo con lo psicoterapeuta.

Psiche e lavoro: burnout Esauriti dal lavoro, fino a scoppiare. E' il burnout, che non indica tanto il super-lavoro, quanto la qualità del lavoro stesso, e il modo in cui è vissuto. Ne parliamo con lo psicoterapeuta. 3724879
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    Burnout”, al pari del significato dell’espressione inglese, indica situazioni in cui si scoppiati, esauriti, quasi come saltati. Può essere innescato da un superlavoro.
    Abbiamo intervistato il prof. Roberto Pani, docente di psicologia clinica all'Università di Bologna.

    E' solo superlavoro o ha a che vedere con la qualità del lavoro?

    Molti lavorano troppo, certo, però il burnout deriva da una situazione psicologica più complessa, dovuta al fatto che alcune persone, mentre lavorano riproducono nel loro mondo interiore delle situazioni che hanno già vissuto, e si posizionano nella condizione sfavorevole di sudditanza. Immaginiamo che il soggetto in questione abbia vissuto all’interno di una famiglia numerosa in cui lui sia stato considerato sempre incapace di seguire il passo degli altri fratelli in relazione all’età.

    Queste condanne – sempre proseguendo l’esempio – sono state mosse dal padre, e meno dalla madre che invece proteggeva il nostro protagonista.

    All’interno di una struttura aziendale o di un reparto di ospedale, la persona vittima di burnout si è posizionata sul piano psicologico come debole.  Senza accorgersene riproduce con una coazione a ripetere quel copione che in passato si era formato in famiglia.

    Vive gli altri colleghi come se fosse inadatta a seguirne il passo. E soprattutto si sente osservata e giudicata dal suo responsabile, così come una volta si sentiva giudicata dal proprio genitore.

    Supponiamo che un reparto d’ospedale mal gestito dal primario (o altro) produca a lungo andare un senso di logorio in chi ci lavora. L’infermiera, vittima di burnout, non solo deve sforzarsi di essere il più precisa possibile nel seguire turni faticosi, ma deve anche portare il peso di questo giudizio e di queste sgridate del primario, che sono normali nel suo lavoro, ma che in realtà sono percepite come angoscianti. In altre parole, la presenza del  primario, ri-vissuto come padre severo, e degli altri infermieri, ri-vissuti come i fratelli competitivi, stressano ulteriormente la nostra infermiera.

    L’esperienza professionale mi ha portato a fare questo esempio tipico che può succedere alla vittima di burnout.

    Quali sono i sintomi?

    Compaiono sintomi psicosomatici che investono l’area dermatologica, quali: eczema da contatto, arrossamenti, psoriasi; oppure disturbi gastroenterologi, come gastrite e colon irritabile; o ancora cefalee e insonnia.

    Tutti questi disturbi possono essere trattati farmacologicamente in senso specialistico. Se curati al livello psicoterapeutico, e non solo farmacologico, tendono a ridursi e a migliorare fino a volte a guarire completamente per non lasciare più traccia.

    Come ci si accorge che si soffre di burnout?

    Quando i sintomi dello stress sono evidenti e riconducibile al contesto lavorativo che riproduce un ambiente vissuto con angoscia e con incubo. E’ facile che la vittima si senta colta da un baratro e che dica frasi:  “Se penso al lavoro sto male”. Oppure che non abbia voglia di lavorare e abbia paura di non farcela.

    Cosa si può fare per migliorare?

    Esaminare la possibilità di cambiare ufficio, nei limite del possibile.
    Cercare di capire che cosa è particolarmente disturbante del contesto lavorativo e perché: quali situazioni fanno rievocare antiche situazioni angoscianti, individuare il più possibile la fonte dello stress, ascoltarsi.

    Prendersi pause per rendersi conto di essere inglobati nel lavoro.

    Evitare di mettersi nella condizione di essere vittima, di subire, evitare di sentirsi in colpa se non si porta a termine il lavoro.

    Prendersi un periodo di vacanza.

    Una vacanza procura spesso quello spazio psichico libero che consente di vedersi dall’esterno e di comprendere le connessioni del lavoro con la propria vita.

    Se tutto questo non dovesse essere sufficiente, un aiuto professionale offerto dallo psicoterapeuta può essere risolutivo.

    C’è dunque una differenza tra il superlavoro e il burnout...

    Sì, perché il superlavoro è riconducibile più semplicemente all’eccesso di tempo dedicato al lavoro, che spesso può essere svolto con passione e motivazione. E’ una questione di quantità.

    Il burnout invece assume una connotazione negativa perché va ad inficiare la qualità del lavoro. Implica il modo in cui dal punto di vista psicologico si vive il contesto lavorativo in cui si è inseriti.

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