Il potere della gentilezza 

Essere gentili conviene. Ad arrivare a questa conclusione non è il solito buon proposito della retorica dei buoni sentimenti, ma psicoterapeuti che, sulla base di ricerche cliniche, mostrano come la gentilezza abbia un suo valore nel contesto dei rapporti umani

di Alessandra Montelli
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Nella giornata mondiale della gentilezza ricordare che essere gentili fa bene alla salute non è solo un detto di saggezza popolare. In una conferenza che si è tenuta presso il Centro Coscienza di Milano nel settembre scorso, il Professor Stefano Caracciolo, ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università di Ferrara ha illustrato, con tanto di esempi pratici, come la gentilezza abbia un potere terapeutico nelle relazioni interpersonali.

“La gentilezza – ha spiegato il prof. Caracciolo - è un primo passo nella relazione con l’altro, di solito estraneo. Man mano che proseguiamo nella conoscenza di una persona possiamo sperimentare la reazione dell’altro (e dell’ambiente che ci circonda) alla gentilezza.

Grazie alla gentilezza si guadagnano simpatie, si crea intorno un clima positivo e sereno. La vera ‘convenienza’ della gentilezza, tuttavia, sta proprio nell'essere gentili. La gentilezza, infatti, dà un senso e un valore alla nostra esistenza, ci fa dimenticare i guai quotidiani e sentire bene con noi stessi.
Va ricordato, certo, che essere autentici, essere sinceri, può significare, a volte, dire le cose in un modo niente affatto gentile o per lo meno quello è il rischio. Lo sforzo dovrebbe (si usa il condizionale) essere quello di trovare un modo non aggressivo di dire le cose, anche quando la rabbia sta per avere il sopravvento.

Secondo lo psicologo clinico, la gentilezza calma l’aggressività, e in caso di diverbi accesi placa la rabbia. È proprio nel rapporto con l’altro che noi possiamo scoprire alcuni elementi importanti della gentilezza. Di noi stessi e degli altri.

“Quando una persona non ha gentilezza nell’animo – ricorda il Prof. Caracciolo - si verificano rapidamente situazioni in cui mette giù la sua maschera e si dimostra volgare, prepotente, brutale.

La gentilezza ha una dimensione relazionale, basata sul rispetto e sulla dignità dell’altro, e diventa tanto più vera quando da un lato appartiene a una persona che interagisce seguendo modelli non standard, e dall’altro è un elemento che entra in gioco in una relazione, costituendone un valore aggiunto.”

Ne La Forza della Gentilezza, edito da Mondadori, lo psicoterapeuta Piero Ferrucci mostra come la gentilezza può rivelare un potere dirompente soprattutto nell'epoca odierna, in cui i rapporti fra esseri umani sono sempre meno autentici e sempre più formali.

Esiste una gentilezza autentica e una gentilezza falsa: se dovessimo delimitarle, la prima è disinteressata mentre quella falsa ha un suo interesse, che tuttavia può (anche) essere lecito e desiderabile.

“Una persona autenticamente gentile non usa la gentilezza con un obiettivo – ribadisce lo psicoterapeuta Ferrucci - ma come valore fine a se stesso. Se volete diventa quasi egoistico: io sono gentile perché sono contento di esserlo, mi piace esserlo. Mi piace meno quando mi accorgo che tutti gli altri sono prepotenti e magari sto delle ore alla cassa del supermercato perché faccio passare tutti. A questo punto la gentilezza finisce con l’essere temperata perché emerge un atteggiamento di segno opposto, aggressivo e di prevaricazione all’insegna della reciprocità. Non aspettiamoci dunque che il mondo possa essere sempre improntato alla gentilezza. Ma quanto meno proviamo ad essere gentili per stare meglio noi, e gli altri insieme a noi.

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