Al rientro dalle vacanze l’abbronzatura è ancora lì, i capelli invece sembrano aver vissuto un’estate decisamente più movimentata della nostra. Secchi, opachi, ruvidi al tatto, pieni di nodi e magari con punte che ricordano vagamente la paglia: non è solo un’impressione. Sole, mare, piscina, vento e lavaggi più frequenti possono modificare la superficie del capello e renderlo più fragile.

La buona notizia è che non sempre bisogna correre dal parrucchiere e sacrificare centimetri conquistati con pazienza. Quella meno buona? Il capello danneggiato non “guarisce” nel senso stretto del termine. Ma con la routine giusta può tornare ad apparire molto più morbido, lucido e disciplinato, e soprattutto si può evitare che il danno peggiori.

Perché dopo l’estate i capelli diventano secchi e ruvidi

Il sole è uno dei principali responsabili. I raggi UV non interessano soltanto la pelle: l’esposizione prolungata può danneggiare anche le proteine e i lipidi del fusto, compromettendo progressivamente la struttura della fibra. La cuticola, cioè lo strato più esterno del capello, diventa meno compatta e regolare. Il risultato si vede e si sente: meno lucentezza, più ruvidità e una maggiore tendenza a spezzarsi.

Anche il colore può risentirne. L’esposizione ai raggi UV favorisce infatti processi ossidativi che interessano la melanina e possono modificare sia il colore naturale sia quello delle tinte. Ecco perché a settembre una tinta può apparire sbiadita e le lunghezze più chiare rispetto a prima delle vacanze.

A questo si aggiungono mare e piscina. Secondo Rachel Falkner, dermatologa della University of Alabama at Birmingham, cloro e acqua salata possono rendere i capelli più secchi e porosi, favorendo crespo e rottura. Quando il sale si asciuga sui capelli può inoltre aumentare la tendenza ai nodi, mentre il cloro accentua ruvidità e alterazioni della texture.

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Capelli effetto paglia: che cosa sta succedendo alla fibra

Per capire cosa c’è dietro la sensazione di paglia basta immaginare la cuticola come una superficie composta da tante piccole scaglie sovrapposte. Quando sono compatte e ben allineate, il capello risulta più liscio e riflette meglio la luce. Se invece la superficie si deteriora, diventa irregolare.

È anche per questo che i capelli danneggiati tendono a essere contemporaneamente opachi, crespi e difficili da districare. Una cuticola compromessa protegge meno efficacemente la parte interna del fusto e il capello diventa più poroso e vulnerabile agli stress successivi.

Inoltre, capelli decolorati, tinti, sottoposti frequentemente a piastre e ferri oppure già molto porosi possono risentire maggiormente della combinazione sole-mare-cloro.

Come capire se i capelli sono davvero danneggiati

A volte basta passarci le dita. La ruvidità è uno dei segnali più immediati, soprattutto quando prima le lunghezze erano morbide. Possono poi comparire nodi più facilmente, il crespo aumenta e la luminosità diminuisce perché una superficie irregolare non riflette la luce bene come una liscia.

Ci sono però anche segnali che indicano un danno più importante. Le punte cominciano a dividersi, alcuni capelli si spezzano e le lunghezze perdono elasticità. Anche lo styling può cambiare: i capelli lisci diventano meno disciplinati, mentre onde e ricci possono perdere definizione.

Attenzione però a non confondere capelli danneggiati e capelli che cadono. Nel primo caso il problema riguarda il fusto e può manifestarsi con rotture lungo le lunghezze; la caduta, invece, coinvolge il capello a partire dal follicolo. Sono due fenomeni diversi e richiedono ragionamenti diversi.

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I capelli danneggiati si possono davvero riparare?

Dipende da cosa intendiamo per “riparare”. Il fusto che vediamo fuori dalla cute è costituito da cellule non vive e non possiede la capacità di autoripararsi come fa la pelle. Quando il danno è strutturale, quindi, nessun cosmetico può riportare biologicamente quel capello alle condizioni originarie.

Questo non significa che maschere, conditioner e trattamenti siano inutili, tutt’altro. I prodotti condizionanti possono levigare la superficie della cuticola, lubrificare la fibra, ridurre l’attrito e migliorare morbidezza, lucentezza e pettinabilità. In altre parole, il capello non torna nuovo, ma può avere un aspetto — e un comportamento — decisamente migliore. Nelle prime fasi del danneggiamento la differenza può essere notevole.
Diverso è il caso delle doppie punte. Quando il fusto si è già diviso, un prodotto può temporaneamente renderlo più compatto nell’aspetto, ma non può saldarlo definitivamente. In quel caso le forbici restano la soluzione più efficace.

Come rigenerare i capelli dopo l’estate

Per qualche settimana conviene pensare alla routine come a una fase di recupero, partendo dalla detersione. Non serve necessariamente lavare meno i capelli: conta soprattutto come e con che cosa vengono lavati. Lo shampoo va scelto in funzione di cute e capelli e applicato principalmente sul cuoio capelluto, evitando di strofinare le lunghezze.

Il passaggio da non saltare è invece il conditioner. Dopo settimane di stress ambientali, il balsamo aiuta a ridurre attrito e nodi e rende la superficie della fibra più liscia. Sulle lunghezze particolarmente secche si può affiancare una maschera più ricca, una o due volte alla settimana a seconda del tipo di capello.

Non è necessario, però, sommergere i capelli di prodotti pensando che “più nutrimento” equivalga automaticamente a più riparazione. Un capello fine, per esempio, può aver bisogno di formule condizionanti leggere, mentre uno spesso, riccio o molto poroso può tollerare texture più corpose.

Dopo il lavaggio, un termoprotettore protegge le lunghezze da phone e styler e, in alcuni casi, aiuta a districare meglio i capelli. Oli e sieri? Meglio solo sulle punte per ridurre l’attrito con gli abiti. Inoltre, danno immediatamente un aspetto più levigato.

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E i trattamenti bond repair?

I cosiddetti bond builder o bond repair sono formulati per intervenire su alcuni legami della fibra oppure per rinforzarne temporaneamente la struttura, a seconda della tecnologia utilizzata.

Possono essere particolarmente interessanti quando al danno estivo si sommano decolorazioni, colorazioni frequenti o uso intenso del calore. Non vanno però considerati una macchina del tempo per capelli: possono migliorare resistenza, sensazione al tatto e aspetto della fibra, ma non trasformare una parte irrimediabilmente spezzata in un capello integro.

E soprattutto non sostituiscono il conditioner. Riparazione cosmetica e condizionamento svolgono funzioni diverse e, nei capelli molto stressati, possono tranquillamente convivere nella stessa routine.

Se i capelli sembrano ancora paglia dopo la maschera

Se le lunghezze rimangono ruvide, può darsi che il danno sia più importante di quanto sembri oppure che la routine scelta non sia adatta al proprio tipo di capello. Prodotti molto ricchi possono lasciare i capelli fini pesanti senza risolvere la sensazione di ruvidità; al contrario, una chioma spessa e molto porosa potrebbe aver bisogno di un conditioner più potente.

Conta anche quello che succede dopo la doccia. Districare con forza, strofinare i capelli nell’asciugamano, usare continuamente temperature elevate o passare la piastra sulle stesse ciocche significa aggiungere nuovo stress proprio mentre si cerca di limitarne gli effetti.

Per questo, più che affidarsi a un unico prodotto miracoloso, funziona meglio ridurre per qualche settimana tutto ciò che aumenta attrito, calore e manipolazione della fibra.

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Meno calore, ma non è necessario rinunciare al phon

Mettere il phon nel cassetto fino a ottobre non serve. Meglio usarlo con criterio: temperatura non eccessiva, una certa distanza dalla testa e movimento continuo, senza concentrare a lungo il getto sulla stessa zona.

Piastre e arricciacapelli meritano invece qualche giorno di vacanza in più, soprattutto se i capelli si spezzano facilmente. Quando si usano strumenti a caldo, il termoprotettore diventa particolarmente importante.

Anche i piccoli gesti contano. Pettinare con delicatezza, partire dalle punte quando ci sono nodi ed evitare elastici molto stretti riduce gli stress meccanici su una fibra già vulnerabile.

Bisogna tagliare i capelli effetto paglia?

Non necessariamente. Il taglio non deve essere la punizione per essersi godute l’estate. Se il problema è soprattutto una superficie ruvida e disidratata, una routine più condizionante può migliorare parecchio l’aspetto delle lunghezze.

Quando però le punte sono molto assottigliate, si spezzano o presentano numerose biforcazioni, eliminare qualche centimetro può fare più di molte settimane di maschere. Una volta che il fusto si è separato, infatti, la doppia punta può progredire verso l’alto e favorire ulteriore rottura.

Spesso è sufficiente una spuntata mirata per eliminare la parte più compromessa e continuare a prendersi cura del resto.