A uno sguardo superficiale, il make up può sembrare un modo per travestirsi o per conformarsi a un ideale estetico. Se però lo si osserva con attenzione e lo si mette in relazione alla psiche di chi lo sceglie, il trucco smette di essere un semplice abbellimento o una maschera e diventa un linguaggio profondo: un modo silenzioso ma potentissimo di comunicare stati d’animo e intenzioni che, quando nasce da una scelta consapevole, può trasformarsi in uno strumento di empowerment. Una sensazione di benessere e di autostima che tutte abbiamo provato.
Lo psicanalista Donald Winnicott parla di un’identità che si costruisce nello spazio tra interno ed esterno: ed è proprio lì, in quella zona intermedia tra dimensione pubblica e privata, che il trucco agisce, permettendoci di portare fuori parti autentiche di noi. Anche Carl Gustav Jung, uno dei fondatori della psicanalisi, sosteneva che, per superare la tensione tra il nostro mondo interiore e quello esterno, dobbiamo sviluppare un’immagine che medi tra noi e gli altri; qualcosa che ci protegga, cioè, ma che ci lasci anche entrare in relazione con loro. In questa prospettiva, truccarsi diventa un atto di consapevolezza e di potere, un modo per dire: «Scelgo io come e quanto mostrarmi».
Truccare gli occhi: cosa comunica lo sguardo secondo la psicologia
Il potere del trucco viene usato in modi diversi. Ci sono donne che preferiscono puntare tutta l’attenzione sugli occhi e altre sulla bocca, perché? «Molte persone scelgono di truccare soprattutto gli occhi perché lo sguardo è il primo luogo in cui si manifesta la relazione con l’altro» risponde Viviana Chinello, psicologa (vivianachinellopsicologa.com). Prima ancora delle parole, è dagli occhi che passa il riconoscimento reciproco. Lo sguardo della madre è il primo “specchio” in cui il bambino vede se stesso: ciò che passa attraverso gli occhi contribuisce alla costruzione dell’identità. Truccare questa zona, allora, significa lavorare simbolicamente sulla presenza e sul contatto, appropriandosi consapevolmente del proprio volto. In psicologia relazionale, però, lo sguardo è anche uno spazio di confine: mette in contatto, ma protegge; avvicina, ma regola la distanza emotiva. «Ecco perché chi si sente molto esposto al giudizio altrui tende spesso a rinforzare proprio lo sguardo: il make up può diventare una vera armatura emotiva» prosegue Chinello.

Eyeliner o ombretto? Il significato psicologico
Un eyeliner deciso funge allora da demarcazione simbolica, come a dire: «Sono qui, ma decido io quanto vedere e quanto far vedere di me». Al contrario, ombretti chiari o luminosi possono indicare apertura, presenza, disponibilità al contatto, mentre tonalità scure quali nero, prugna, blu profondo, evocano introspezione e capacità di contenere le proprie emozioni senza esserne travolti. Il colore del make up, insomma, è comunicazione non verbale. «Uno smokey eyes nei toni del nero e dell’acciaio trasmette magnetismo e rigore; per un effetto più accogliente, meglio scegliere versioni soft, in verdi scuri, bronzo o marroni caldi» osserva Barbara Del Sarto, make up artist.
Rossetto e identità: il potere espressivo delle labbra
Il potere del trucco parte anche dalle labbra. «Chi punta sulla bocca lavora, consapevolmente o meno, sul tema dell’espressione di sé» premette Chinello. In psicologia, la bocca è il primo canale di relazione con l’esterno. Freud collocava nella fase orale l’origine del nutrimento, del piacere e della dipendenza. Ma è da lì che nasce la voce e, con essa, la possibilità di affermarsi nel mondo. Truccare solo la bocca significa quindi spostare il baricentro sul prendere parola. Il rossetto diventa così un gesto di autorizzazione simbolica, con il quale ci si concede di far sentire la propria voce, di chiedere, di occupare spazio. La psicologa femminista Carol Gilligan ha mostrato come, nella costruzione dell’identità femminile, la voce sia stata spesso sacrificata in nome dell’adattamento e della cura dell’altro. Enfatizzare la bocca, in questa prospettiva, diventa un atto di riappropriazione della propria libertà. E quando la voce interiore fatica a uscire, nascono altri linguaggi. Come scrive lo psicoterapeuta Alexander Lowen, il corpo “parla” sempre, anche quando la parola si blocca.

Rosso, nude o borgogna: psicologia delle tonalità del rossetto
In questo senso, il rossetto è un messaggio emotivo, anche nel silenzio, la cui intensità varia a seconda delle sfumature: rubino, fucsia, corallo evocano vitalità, desiderio, affermazione. Il rosso acceso da un lato esprime seduzione; dall’altro è un’esibizione di esistenza, un “esserci” che non si fa zittire. Le tonalità più scure, come il borgogna o il prugna, rimandano invece a maturità e consapevolezza, come una voce che non ha bisogno di alzarsi per essere ascoltata. Il gloss esprime la connessione: la lucentezza richiama morbidezza e accessibilità, una bocca che invita più che affermare. Non a caso, studi di psicologia sociale mostrano che le superfici lucide vengono percepite come più avvicinabili e meno impenetrabili. E Barbara Del Sarto conferma il potere espressivo delle cromie. «Tutte le business woman che seguo scelgono il rosso acceso perché comunica assertività» dichiara la make up artist. Il problema, spiega l’esperta, è la tenuta del colore quando ci sono piccole rughe che rischiano di farlo migrare fuori dai contorni. «In questi casi consiglio di disegnare il contorno con una matita tono su tono e di sfumarla leggermente verso l’interno, colorando parte del bordo: così il rossetto resta fermo a lungo e non sbava».

Trucco e psicologia: due studi dai risultati interessanti
Il make up ci fa sembrare più competenti?
Un recente studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha mostrato come il trucco possa cambiare il modo in cui valutiamo un volto. I partecipanti hanno valutato attrattività e competenza di volti femminili in due versioni: prima al naturale e poi con un make up leggero. Inaspettatamente i volti truccati risultavano più attraenti, ma anche più competenti. Chi si sa valorizzare, infatti, comunica precisione, cura dei dettagli, consapevolezza di sé. Il cervello, da questa competenza visibile, tende a inferirne altre, aumentando la nostra autorevolezza. In sintesi: se sai prenderti cura della tua immagine, potresti sembrare più capace anche in tutto il resto.

Il potere del blush: psicologia del colore delle guance
Una ricerca delle Università di Bristol e Saint Andrews ha dimostrato che il colore delle guance incide in modo decisivo sulla percezione della salute e, quindi, sull’attrattività di un volto. Quando ai partecipanti della ricerca è stato chiesto di ritoccare digitalmente alcune fotografie per far apparire i volti “più sani”, tutti hanno aumentato le sfumature rosa e giallo‑dorato delle gote. Il rosa è legato a un sistema cardiovascolare efficiente; il dorato ai carotenoidi presenti in frutta e verdura, antiossidanti che sostengono le difese immunitarie. Ma perché troviamo più attraente chi appare in buona salute? Perché ci garantisce una prole più forte e longeva. Ecco perché un blush rosato o ambrato ci rendono immediatamente più belli.

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