Il 30 luglio esce nelle sale Kim Novak’s Vertigo, presentato fuori concorso a Venezia 82° in concomitanza con la consegna del Leone d’Oro alla carriera dell’attrice. Un docufilm su una delle star più enigmatiche dell’età d’oro di Hollywood: il suo percorso esistenziale lontano dalle telecamere, l’abbandono del cinema all’apice della carriea, ma anche “lui”: il biondo iconico di nome Kim Novak. Perché se La donna che visse due volte del 1958 continua a essere un capolavoro intramontabile, una parte del suo fascino passa anche attraverso quel biondo chiarissimo, luminoso e misterioso che Alfred Hitchcock trasformò in un elemento essenziale del personaggio di Madeleine.

A distanza di quasi settant’anni, quel colore continua a sembrare sorprendentemente attuale. Non perché riproposto dalla moda, ma perché sembra appartenere a una categoria tutta sua: elegante, essenziale e impossibile da confondere con qualsiasi altro biondo di Hollywood, nonostante il confronto con Marilyn.

Il biondo che contribuì a creare un’icona del cinema
In realtà, il celebre biondo di Kim Novak nasce ancora prima di Vertigo di Hitchcook. Quando l’attrice, nata a Chicago con il nome di Marilyn Pauline Novak, firma il contratto con la Columbia Pictures, lo studio decide di costruire una nuova immagine per la sua futura star. Cambiano il nome per non subire il contunuo confronto con la Monroe, e scelgono anche un biondo platino destinato a diventare il suo tratto distintivo.
Sarà però Alfred Hitchcock a renderlo davvero immortale. In La donna che visse due volte, il colore dei capelli non è un semplice dettaglio estetico, ma parte integrante dell’atmosfera del film. Contribuisce a rendere Madeleine quasi irreale, sospesa tra fascino, mistero e illusione. È difficile immaginare quel personaggio con un’altra tonalità di capelli.
Non a caso, il documentario racconta anche il rapporto complesso tra Kim Novak e l’immagine costruita da Hollywood: un’immagine che l’attrice, nel momento di massimo successo, avrebbe poi scelto di lasciare alle spalle per vivere lontano dai riflettori, seguendo una strada molto più personale.

Com’era il biondo di Kim Novak?
Definirlo semplicemente “platino” sarebbe riduttivo. Guardando le fotografie degli anni ’50, il suo colore appare più morbido rispetto ai biondi ghiaccio contemporanei.
La base è chiarissima, ma non fredda al punto da virare verso l’argento. Le sfumature ricordano piuttosto il champagne o il perla, con una luminosità uniforme che riflette la luce senza creare forti contrasti. Anche l’assenza di schiariture, come le intendiamo oggi, o di radici in evidenza contribuisce a quell’effetto sofisticato che ancora oggi colpisce.
Un’altra caratteristica è la compattezza del colore. Oggi siamo abituati a biondi costruiti attraverso giochi di luce, sfumature e profondità. Quello di Kim Novak, invece, punta sulla pulizia e sull’armonia, lasciando che siano la qualità della fibra e la brillantezza a fare la differenza.

Perché continua a sembrare così moderno?
La risposta è forse proprio nella sua semplicità. Negli ultimi anni il biondo ha attraversato molte interpretazioni: dal balayage ai face framing, fino alle radici volutamente scure. Il colore di Kim Novak segue una strada diversa. È uniforme, equilibrato, privo di effetti vistosi. Un’eleganza discreta che oggi ritroviamo anche sulle passerelle, dove tornano tonalità luminose ma essenziali, capaci di valorizzare il viso senza diventare protagoniste assolute.
In un momento in cui la bellezza sembra riscoprire il gusto per le linee pulite e i dettagli misurati, non sorprende che anche il biondo di kim Novak torni a essere fonte d’ispirazione.

Come reinterpretarlo oggi
Riprodurre fedelmente il colore di Kim Novak sarebbe fuori contesto. Le tecniche di colorazione sono cambiate e ogni biondo dovrebbe essere personalizzato in base alla base naturale, all’incarnato e alla manutenzione che si è disposti a sostenere.
Si può però prendere ispirazione dal suo equilibrio. Chi ama questo stile può orientarsi verso biondi molto luminosi ma morbidi, con riflessi perlati o champagne, evitando contrasti troppo marcati e schiariture eccessive. L’obiettivo non è ottenere un effetto appariscente, ma una luce raffinata e senza tempo.

Un biondo che racconta molto più di un look
L’immagine per cui tutti ricordano Kim Novak è stata costruita a tavolino, ma lei ha passato la vita a rivendicare la propria individualità fino alla scelta, sorprendente per l’epoca, di lasciare Hollywood prima che la sua stella si eclissasse. Forse è anche per questo che il suo biondo continua ad affascinare, come una luce spentasi nel momento di massimo fulgore di cui tutti si ricordano quanto brillasse. Non rappresenta soltanto un look beauty ma il ricordo di ma il ricordo di una donna che ha saputo mettere la propria identità davanti al personaggio. Vivendo davvero due volte.
