Una malattia invisibile. Altera il sangue e danneggia gli organi vitali senza farsi sentire. Il diabete ama il silenzio. Per anni agisce nel corpo senza che ce ne accorgiamo. E, sempre nel silenzio, si diffonde nel mondo con la velocità e gli effetti di un’epidemia. In Italia i diabetici sono due milioni, un altro milione convive con la malattia senza saperlo, e ogni anno si contano 300 mila nuovi casi. Di questo passo, ammonisce l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2025 ci saranno in Italia più di cinque milioni di ammalati.

Ma a preoccupare ulteriormente i medici è la scoperta che il diabete prende sempre più spesso di mira i bambini. E le conseguenze sono pesanti, con famiglie che consultano luminari della materia e mamme costrette a lasciare il lavoro per seguire i figli. “Cecilia aveva 16 mesi, piangeva e non capivamo cosa la tormentasse” racconta una mamma di Roma, Lorella Baldassarre. “Le analisi ci hanno lasciati senza parole: diabete. Ora ho una figlia di due anni e mezzo che deve fare dieci controlli del sangue al giorno e quattro iniezioni di insulina”. Un destino di controlli continui e rinunce che dura per tutta la vita.

Anche per questo il diabete è considerato un’emergenza sanitaria e il ministero della Salute sta mettendo a punto per il 2006 un piano nazionale per combatterlo. “Ma in Italia il problema è sottovalutato: la gente non sa cos’è, non fa esami per scoprirlo, non pensa alla prevenzione” dice Geltrude Mingrone, docente di Malattie del ricambio all’Università Cattolica di Roma.
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Che cos’è

Il diabete è una malattia cronica, cioè non ammette guarigione. Ne esistono due tipi. “C’è il tipo 1, che colpisce i bambini e gli adulti con meno di 40 anni. È la forma più grave, perché l’organismo smette di produrre una sostanza indispensabile, l’insulina, e il malato, per sopravvivere, deve fare quattro iniezioni al giorno di questo ormone. Il tipo 1 ha origini probabilmente genetiche, non c’è molto da fare per prevenirlo” spiega il professore Massimo D’Armiento, ordinario di Endocrinologia all’Università La Sapienza di Roma. “Ma c’è poi il diabete di tipo 2, quello più diffuso in Italia e nel mondo, che interessa il 90 per cento dei malati. È scatenato dall’alimentazione sbagliata, dalla mancanza di esercizio fisico e dall’obesità. Per questo la prevenzione è possibile”. Insomma: è una malattia cronica, ma non ineluttabile.

Come scoprirlo

Il primo problema da affrontare è quello della diagnosi. Il faccia a faccia con il diabete avviene quasi sempre troppo tardi, quando ha già provocato i primi danni nell’organismo. Ma perché la malattia sfugge? “In effetti per scoprire il diabete basta un comune esame del sangue” spiega il professor Massimo D’Armiento. “Quando ci si ammala, la glicemia, cioè il livello dello zucchero, aumenta, e semplici analisi di laboratorio permettono di accertarlo. Il guaio è che i sintomi non sono facilmente riconoscibili e quindi non si sente la necessità di sottoporsi alle analisi”. In realtà dei segnali ci sono: stanchezza, molta sete e molta fame, aumento di peso, bisogno di urinare spesso, diminuzione del desiderio sessuale negli uomini. Ma sono sintomi ambigui e confusi, che è facile sottovalutare. Così, quando il medico inizia ad avere qualche sospetto, la malattia è già presente. Magari da dieci anni. Un arco di tempo nel quale il diabete provoca danni seri. “Nel 30, 40 per cento dei casi, quando si accerta la malattia si vedono già i primi segni di indebolimento della vista, ci sono problemi di funzionamento dei reni o si ha il cosiddetto piede diabetico, con ferite e ulcerazioni difficili da guarire” spiega il professor Stefano Del Prato, direttore dell’Unità operativa di malattie metaboliche e diabetologia dell’Università di Pisa. “Se non si corre ai ripari, con farmaci e cure appropriati, si rischiano le complicanze più gravi, a volte fatali. Il diabete, è bene ricordarlo, è una malattia seria. È la prima causa di cecità, di insufficienza renale, ed è uno dei fattori che portano all’infarto e all’ictus”.

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Perché ci si ammala di più?

La malattia del benessere, come viene chiamata, ha uno stretto legame con l’obesità. “Gli americani hanno addirittura inventato la parola diabesity” dice la professoressa Mingrone. E la bilancia degli italiani cigola da tempo. Le persone sovrappeso sono 16 milioni, quelle obese più di quattro milioni. “Il peso corporeo eccessivo fa salire di sette volte il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2” spiega Antonio Pontiroli, direttore della cattedra di Medicina interna all’Università degli studi di Milano, Ospedale San Paolo. “L’accumulo di grasso nel corpo rallenta l’assorbimento degli zuccheri, costringe il pancreas a fare gli straordinari per secernere più insulina e, a lungo andare, il meccanismo “collassa” e compare il diabete”. La situazione è da allarme rosso se si pesano i bambini italiani. Quattro ragazzini su dieci hanno più chili del dovuto e uno su dieci è obeso. “Nei reparti degli ospedali si vedono sempre più spesso bambini sovrappeso che hanno il diabete di tipo 2, quello degli adulti” spiega Vera Buondonno, presidente del Fand, la principale associazione italiana di diabetici (vedi a pagina 34). Ma ci sono cause che sfuggono alle ricerche dei medici. Anche il diabete di tipo 1, quello che non è legato a uno stile di vita sbagliato, è in crescita. “Come certe malattie autoimmuni, anche il diabete colpisce più spesso e ancora non si sa il perché” dice Antonio Secchi, responsabile del programma ricerca strategica trapianti dell’Istituto San Raffaele di Milano. E i malati rimangono senza risposte. “I medici sospettano che la mia malattia sia stata scatenata da una vaccinazione antirosolia” racconta Germana Ghislandi, 41 anni, milanese. “Ma non ci sono certezze sul perché io sia diventata diabetica”.

Si può diventare mamma?

Per fortuna, anche grazie alla nuove cure (vedi box sotto), la qualità di vita dei malati sta migliorando. “Per esempio, sono passati i tempi in cui le donne diabetiche dovevano rinunciare alla maternità per paura della loro malattia, che raddoppia le possibilità di aborto e di malformazioni del feto. Anche oggi i rischi restano, ma le mamme che si sottopongono a costanti controlli durante i nove mesi mettono al mondo figli perfettamente sani” spiega Maria Teresa Castiglioni, responsabile Patologie della gravidanza all’Istituto San Raffaele di Milano. “Purtroppo il test preconcezionale per il diabete non è ancora la regola. Molte donne non sanno di avere la malattia e due su tre se ne accorgono a gravidanza iniziata. Correndo un grave rischio per il nascituro, visto che le malformazioni del feto avvengono nei primi due mesi di vita”. Ma chi fa i controlli, può stare tranquillo: solo una minima parte dei bambini nasce con il diabete. “Sapevo di essere malata ma i medici mi hanno detto che sarebbe andato tutto bene” racconta una mamma di Milano, Francesca Malpei, 43 anni. “Durante le mie due gravidanze ho fatto monitoraggi fetali, controlli della glicemia, perfino l’elettrocardiogramma del bimbo: alla fine Rosanna e Arturo sono nati senza alcuna complicazione”.
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Come prevenire

Ma la vita di molti italiani ha bisogno di una risistemata se si vuole fermare l’epidemia silenziosa. Il primo consiglio è di fare un esame del sangue per verificare il livello della glicemia. “Dopo i 40 anni, quando il rischio di diabete aumenta, bisognerebbe sottoporsi a un controllo all’anno” dice il professor Pontiroli. Ci sono poi le regole per le persone che hanno un’altissima probabilità di ammalarsi nei prossimi tre anni: “Sono gli adulti e i ragazzi obesi la cui glicemia è del tutto normale a digiuno ma molto alta dopo aver mangiato. Per sapere chi è in queste condizioni, basta misurare la glicemia a stomaco vuoto e poi riprovarla dopo avere ingerito dello zucchero (è un esame che si fa comunemente, lo prescrive il medico)” spiega il professore Pontiroli. “Per queste persone la speranza di non ammalarsi è affidata a una dieta drastica e all’esercizio fisico”. La prevenzione è possibile, come garantiscono le ricerche mediche. “Chi segue la dieta giusta e fa attività sportiva dimezza le possibilità di ammalarsi” dice la professoressa Mingrone. “Dalla cucina bisogna bandire le carni grasse, i dolci, il burro. Anche l’olio d’oliva va usato con il contagocce. Invece si può mangiare quanto pesce si vuole, perché contiene acidi grassi polinsaturi poco nocivi, e si può abbondare con la frutta e la verdura, che grazie al contenuto di fibre frenano l’assorbimento degli zuccheri nell’intestino”. Per l’esercizio fisico non occorre essere degli atleti da Olimpiadi. “A scelta possiamo camminare per 30 minuti al giorno, correre per dieci o nuotare per cinque” dice la professoressa Mingrone. “Il risultato è lo stesso: la possibilità di ammalarsi si riduce della metà”.

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Sei a rischio?

Il Dipartimento di Endocrinologia e metabolismo dell’Università di Pisa ha elaborato questo test per calcolare il rischio diabete. Somma i punti e leggi sotto.

Hai un’età compresa fra 45 e 65 anni?

SÌ = 5 punti

Hai meno di 65 anni e fai poca o nessuna attività fisica?

SÌ = 5 punti

Hai più di 65 anni?

SÌ = 9 punti

Il tuo peso è superiore ai valori raccomandati?

SÌ = 5 punti

Sei una donna e hai avuto un figlio che pesava alla nascita più di 4 chili?

SÌ = 1 punto

Hai un genitore con il diabete?

SÌ = 1 punto

Hai una sorella o un fratello con il diabete? SÌ = 1 punto

Da 3 a 9 punti: RISCHIO BASSO

Ti basta seguire un’alimentazione sana. È importante non ingrassare, perché il sovrappeso innesca un meccanismo errato nella produzione dell’insulina e può  portare al diabete. Fai movimento. Per ora non occorre un controllo della glicemia. Ma ricorda che, se il rischio diabete ora è basso, con l’età può aumentare. Conserva il test per ripeterlo in futuro.

oltre 9 punti: RISCHIO ALTO

Un punteggio sopra il 9 non significa che hai il diabete. Però bisogna capire se sei solo a rischio o se i tuoi esami sono già alterati. È utile eseguire uno screening completo per verificare i valori della glicemia, sia a digiuno sia dopo aver assunto degli zuccheri. Si tratta di un semplice esame del sangue. Rivolgiti al tuo medico di base che saprà cosa consigliarti.
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Mini dizionario

diabete Malattia cronica che si sviluppa quando il pancreas non produce insulina o non ne produce abbastanza. Di tipo 1: colpisce bambini e giovani e ha origini genetiche. Di tipo 2: compare dopo i 40 anni. Tra le cause scatenanti c’è l’obesità. Ha una componente ereditaria: avere un genitore malato è un fattore di rischio.

insulina Ormone che permette all’organismo di assorbire gli zuccheri che ingeriamo con il cibo.

pancreas Ghiandola addominale che produce l’insulina.

iniezioni Buona parte dei diabetici deve assumere l’insulina con iniezioni: da 2 a 4 al giorno.

glicemia È la concentrazione di glucosio nel sangue. Il diabetico la controlla più volte al giorno con un apperecchietto elettronico.

Più sport, meno glicemia

Fino a qualche anno fa sarebbe

stato impensabile: una settimana in barca a vela per 25 ragazzi che soffrono di diabete. Ma SOStegno 70 (tel. 0226433403), un’associazione per le famiglie dei giovani diabetici, ha appena realizzato l’impresa sul lago d’Iseo. “Il pregiudizio secondo cui i diabetici non possono fare sport sta tramontando” spiega il pediatra

e diabetologo Matteo Viscardi, uno dei medici dell’Istituto San Raffaele di Milano che hanno coordinato

il progetto. “L’attività fisica, sia agonistica sia amatoriale, è una parte importante della terapia. Sport

come il nuoto, la ginnastica, il ciclismo, il canottaggio contribuiscono ad abbassare il livello della glicemia, a tenere sotto controllo la

pressione del sangue e a diminuire il colesterolo nocivo per la salute”.

Buone notizie: nuove cure in arrivo. A breve

Dall’America presto dovrebbe arrivare Glucowatch, un orologio che tiene sotto controllo la glicemia, misurandola attraverso la pelle in modo non invasivo (per ora

si può comprare sul sito www.glucowatch.com). Entro due anni, poi, entrerà in commercio l’insulina spray: in alcuni casi, ridurrà il numero di iniezioni quotidiane. Ma la soluzione rivoluzionaria, quella  che cambierà la vita dei malati di diabete,

è un’altra. “Le speranze sono affidate ai trapianti di isole pancreatiche, le cellule del pancreas che producono l’insulina e bloccano l’avanzare del diabete” spiega Antonio Secchi, responsabile del programma ricerca trapianti dell’Istituto San Raffaele di Milano. “Entro dieci anni al massimo, i farmaci antirigetto saranno più efficaci. Così anche i malati meno gravi, quelli a cui si sconsiglia il trapianto, potranno guarire”.

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Gli amici

IL PESCE

Chi è predisposto, se ne mangia molto, riduce del 60% il rischio di ammalarsi. Chi è diabetico deve mangiarlo 2 o 3 volte a settimana.

LA LINEA

In Italia è obeso il 9% degli adulti, e l’80 per cento degli obesi si ammala di diabete. Questo fa capire l’importanza di controllare il peso.

LE CALZE
Il diabetico ha i piedi fragili, si ferisce facilmente. Scarpe chiuse e calze dimezzano il rischio di ferite. Per saperne di più: www.ilpiedediabetico.it.

LA BICICLETTA

Hai fatto il test e sei risultato a rischio? Pedalare 15 minuti al giorno riduce della metà

il rischio di sviluppare il diabete.

I nemici

I SANDALI APERTI
Il 5 per cento dei diabetici sviluppa un’ulcera grave ai piedi che non guarisce. Perciò le scarpe aperte

sono sconsigliate.

LO ZUCCHERO

Danneggia le cellule di chi è diabetico. Sei diabetico se la glicemia a digiuno

è di 126 mg/dl. Una persona sana

ce l’ha tra 80 e 100.

LA TIVÙ

Un’ora davanti alla tv fa aumentare del

12% il rischio di obesità, che porta al diabete in otto casi su dieci. Quindi no alla vita sedentaria.

CAMBIARE ORARI

Il diabetico in viaggio deve misurare la glicemia ogni 3 ore. Perché cambiando fuso orario cambia l’ora dei pasti e delle iniezioni.

Gli indirizzi a cui chiedere aiuto e consigli

“I diabetici non si vergognano più della loro malattia e partecipano a

mille iniziative” dice Vera Buondonno, presidente di Fand, l’Associazione italiana diabetici, che dispone di due linee di telefono per consulenze gratuite: durante

la settimana tel. 022570176; il sabato e la domenica numero verde 800820082.

Chi viene colpito dal diabete di tipo 1 può contattare la Fdg, Federazione

diabete giovanile (tel. 070497055). l Molto attive sono anche l’Aid, l’Associazione italiana per la difesa degli interessi dei diabetici (telefono e fax: 0668803784) e l’Aniad, Associazione nazionale italiana atleti diabetici (tel. 081411195).

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