Quando il tuo lui sembra essere poco reattivo ai tuoi gesti d’amore e alle tue effusioni, la prima soluzione plausibile non è obbligatoriamente scappare a gambe levate. Un partner-anaffettivo non è così raro trovarlo, il trucco sta nel saperlo gestire.

Il 90% delle volte basta munirsi di uno zaino carico di pazienza e tolleranza, e anche ciò che sembra ormai perduto può essere salvato. Quell’altro 10%, invece, comprende muri che è meglio non tentare nemmeno di scalfire.

Come riconoscere un partner anaffettivo?

Spesso può capitare che nella lista dei possibili partner, una donna possa rapportarsi con quello freddo e distante: insomma, quello tutto lavoro e razionalità. È dura da ammettere, ma in questo caso si tratta di un vero e proprio partner anaffettivo.

Secondo il dizionario, infatti, si definisce “anaffettivo” quel genere di individuo incapace di provare e, soprattutto, di esternare le emozioni. In poche parole, stiamo descrivendo un tipo di persona che appena sente odore di sentimentalismi ed effusioni, scappa dalla parte opposta.

Che sia da 6 mesi o da 3 anni, di sicuro non è una situazione facile da sostenere per chi si trova ad averci a che fare. Soprattutto se quegli stessi sentimentalismi così spaventosi per uno, sono il pane quotidiano per l’altro.

Come amano gli anaffettivi

Un anaffettivo non va confuso con chi fa fatica a esternare i propri sentimenti. Le persone anaffettive, infatti, non riescono a sentire e comunicare le loro emozioni ed evitano anche i contatti di tipo fisico, come abbracci, baci ed effusioni di ogni tipo. Il loro comportamento è uguale con tutte le persone che conoscono, non solo con il partner: il loro atteggiamento sarà tale anche con familiari, figli e amici.

I segni che il tuo partner è anaffettivo

Il rapporto con una persona anaffettiva è difficile da sostenere da un punto di vista emozionale e psicologico. La relazione, infatti, sarà povera di emozioni e di condivisione e, al contrario, sarà segnata da un eccessiva razionalità. La freddezza la fa da padrona. Stare al fianco di un partner anaffettivo fa sentire soli, disorientati. Inoltre, il lavoro è spesso una componente molto presente nella vita di un anaffettivo: sarà il suo argomento preferito. L’importante è che non si parli di sentimenti e della relazione d’amore. Un altro segno che il tuo partner è anaffettivo è il silenzio, che segna gran parte dei momenti della vostra vita di coppia.

Come ci si relaziona a un partner anaffettivo?

Tutto, ma non la sindrome della crocerossina

È passato un po’ di tempo da quando vi siete conosciuti, e dopo ogni elenco mentale dei pro e dei contro, hai deciso che nonostante tutto lui ti piace troppo. Se l’idea di chiudere il rapporto fa rabbrividire e, piuttosto, ce la vuoi mettere tutta per portarlo avanti, la cosa più importante è sicuramente sapere cosa NON si deve fare.

Accettare i lati positivi e negativi della persona che si ha accanto va bene, ma farsi carico dei suoi malumori, dei suoi scudi e della sua glacialità, non è la strada giusta. In questi casi la prima cosa da fare è abbandonare l’anima da crocerossina e smettere di provare a “guarirlo”, o smettere di accontentarsi.

In fondo si sa: chi nasce tondo non muore quadrato, e se questa situazione ti pesa, darla per buona non è una soluzione contemplata. A volte è meglio porre fine a una relazione che non ha futuro piuttosto che rimanerci intrappolati ed essere infelici.

Le possibili mosse per provarci fino alla fine

Anche se un abbraccio per lui vale quanto una collana d’aglio per Dracula, la speranza è l’ultima a morire. A meno che lui non ti sembri più innamorato, c’è qualche tentativo da fare per far sciogliere il nostro uomo glaciale.

La prima soluzione è provare a instaurare un dialogo. Così facendo si possono esporre le proprie esigenze e/o mancanze e, allo stesso tempo, si può capire il suo punto di vista e il perché del suo atteggiamento così razionale. Basare un rapporto sulla comunicazione di coppia è una delle mosse più intelligenti e costruttive che si possano effettuare per farlo crescere. L’importante è sempre trovare dei compromessi!

Gli opposti si attraggono ma i simili si amano

Lui è freddo, razionale e pensa solo al lavoro, ma lo sei anche tu? La seconda possibile valida alternativa è che anche tu abbia una spiccata propensione alla concretezza e al raziocinio, e che vi troviate sulla stessa lunghezza d’onda. Niente di più perfetto! In questo caso le incomprensioni saranno ridotte al minimo e a nessuno dei due mancherà qualcosa nell’altro. Chi lo dice che la donna è solo coccole e dolcezza?

Mollare tutto e ricominciare da sé

La terza e ultima opzione, come già accennavo prima, è quella più dura ma forse quella più giusta (almeno in alcuni casi): rompere il rapporto e ricominciare da sé. Ci sono casi in cui un partner anaffettivo può andare bene in tutta la sua complessità e in tutta la sua mancanza di empatia. In queste situazioni due sono le strade percorribili: o si è simili o ci si munisce di pazienza e comprensione (perché alla fine ognuno ha i propri difetti!). Ma quando i suoi silenzi, la sua rigidità, la sua instabilità emotiva, il suo cinismo e perché no, a volte anche il suo narcisismo, iniziano a pesare troppo, forse vuol dire che non ne vale davvero la pena.

In amore non ci si accontenta. In amore non si sottostà. In amore ci si capisce e si arriva a una conclusione assieme. Se questo non accade, allora vuole dire che la conclusione forse è meglio scriverla da sé, a modo proprio e senza cambiare.

Come ci si relaziona a un partner anaffettivo?

Persone anaffettive terapia

Le persone anaffettive possono migliorare seguendo un percorso di terapia. Si tratta di un iter difficile e si impiega molto tempo prima di vedere dei risultati significativi. Il professionista lavorerà sul corpo, portando la persona anaffettiva a ‘sentirsi’. Grazie alle tecniche corporee, la persona abbandonerà gradualmente il controllo, che mette poi in atto anche sulla sfera emotiva. Si andrà poi ad agire sullo stile di vita, spesso caratterizzato da molti impegni e cose da fare: rallentare i ritmi aiuta all’ascolto emotivo di se stessi. La terapia può anche essere fatta in coppia, a patto però che la persona anaffettiva comprenda la sofferenza che il suo atteggiamento causa a chi le sta vicino.