Perchè ci piacciono i cattivi ragazzi?

Lui è carino, educato, servizievole. Tanto simpatico e piacevole, ma sai già che non te ne innamorerai mai. Poi però perdi la testa per il proverbiale “bastardo” e passi settimane a dormire poco, piangere molto e stressare  le tue amiche, che se potessero lo ucciderebbero a mani nude pur di eliminare fisicamente le origini dei tuoi malesseri (e delle tue pesantissime lamentele).

Come da copione: ci lamentiamo tanto dei maschi che ce ne fanno di tutti i colori, dichiariamo odio e disgusto, poi però se conosciamo un santo non ce lo filiamo di striscio. Perchè?

Siamo autolesioniste o solo sciocche? Probabilmente no: fate marcia indietro! Il fascino del bastardo non esiste per caso, almeno quanto il non-fascino del bravo ragazzo. Esiste una spiegazione a questi meccanismi, e noi proviamo a darvela. Ecco perchè 9 ragazze su 10 non si innamorano del tipico “bravo ragazzo”.

Questione di rispetto

A chi piacciono le persone che non rispettano se stesse? C’è poco da fare, chi si comporta da zerbino di default non attira decisamente il rispetto degli altri. Quindi il tipico ragazzo inzerbinito ci sembra subito facilmente controllabile e gestibile. Livello di sfida -2. Decisamente poco allettante, specie per quelle che vogliono sempre sentirsi vive e sul filo del rasoio!

Prevedibilità

Il bravo ragazzo è prevedibile. Di conseguenza noioso. Vuoi mettere invece avere a che fare con uno che un giorno scompare, ma il giorno dopo ti piomba a casa con un mazzo di fiori? (certo se poi ri-scompare per settimane il discorso si complica)

Ma sarà tutto vero?

Lui ha praticamente l’aureola intorno alla testa, eppure c’è qualcosa che non ti convince. Sai dov’è il problema? Se un ragazzo è troppo perfetto, molsto spesso il problema è che la realtà non è esattamente quella. Sta fingendo, si sta sforzando di essere perfetto.

La crocerossina

Lo sappiamo, è una storia vecchia come il mondo. Bravo ragazzo=già perfetto, non ha bisogno di te. Cattivo ragazzo=pieno di “problemi” che solo tu puoi risolvere, solo tu potrai salvarlo e renderlo un uomo vero, come tu lo vuoi. Probabilmente uno dei meccanismi più morbosi e deleteri che esistano nel cervello femminile, ma entra in funzione molto più spesso di quanto immaginiamo.

Questione di genetica

Qui entra in campo Darwin, l’evoluzione della specie e di nuovo il nostro stupido istinto. Secondo tutti gli scienziati il nostro istinto atavico ci spinge ad accoppiarci col più forte del branco. E i bravi ragazzetti puliti e ordinati ci trasmettono un’innegabile sensazione di…debolezza.

Sotto le lenzuola

Ok siamo seri: avete mai conosciuto un bravo ragazzo che facesse scintille a letto?

Fascino

Il bravo ragazzo ha il fascino e il sex appeal di un fagiolo. Il cattivo ragazzo, anche se ti sta antipatico, anche se sei intelligente e non ti farai mai intortare da lui, ti strapperà quanto meno un paio di sguardi very hot, e 5 minuti di flirt aggressivo. E sai già che se vai avanti su quella strada è a tuo rischio e pericolo.

Bisogno di protezione

Anche l’aggressività fa presa sulla nostra mente. Tornano in scena gli istinti atavici: c’è una parte dentro di noi che sa bene che un “buono” non sarebbe mai capace di difenderci come potrebbe fare un “cattivo”. (Peccato che poi la realtà può variare e di molto. Ma le impressioni in certi momenti sono tutto)

Competizione

Questo interessa quelle di noi con un caratterino tutto pepe. Cosa ci fai con uno che non sa tenerti testa?

Considerazione finale: è quindi giustificabile e comprensibile prendere sonori ceffoni (sentimentali) da un proverbiale bastardo? No, comunque. Ma come, direte voi, abbiamo appena letto tutte le ragioni per cui dovremmo innamorarci di un bastardo!
Certo: ora conoscete i meccanismi atavici (e malati) che vi spingono verso il cretino di turno. Conoscendoli potete evitarli.

Seconda considerazione finale: ma quindi bisogna rivalutare i bravi ragazzi educati e perfettini? Non per forza. La cosa migliore sarebbe trovare una splendida, imperfetta, imprevedibile via di mezzo. Vale a dire un ragazzo NORMALE.

A cura di Anastasia Meloni