C’è una terza via tra lo scegliere di diventare madri quando l’orologio biologico lo imporrebbe, ma i tempi non sono maturi, e il rimandare, assumendosi il rischio che quel bambino non arrivi. È il freezing, o crioconservazione degli ovociti, per dirla con un termine medico, ed è un po’ come mettere in banca un bene prezioso in attesa del momento giusto per utilizzarlo. Ne sentiamo spesso parlare quando giovani donne si ammalano di cancro, perché in quel caso il medical freezing può aiutare a salvare la propria fertilità, messa a rischio da terapie aggressive. In realtà la stessa tecnica è aperta a tutte, sempre, e permette di prelevare i propri ovociti quando quantità e qualità sono ottimali, per poi utilizzarli più in là.

Come funziona la procedura

Lo chiamano social freezing, perché a differenza di quello medico sono ragioni sociali a dettare la scelta, ma la procedura è la stessa, come ci spiega Enrico Papaleo, responsabile del Centro Scienze della Natalità all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano: «Si parte con una visita di inquadramento con un ginecologo esperto in medicina della riproduzione, in cui si chiariscono dubbi, si spiega la procedura, che non è né dolorosa né complicata, e si eseguono gli esami necessari. A quel punto la donna si sottopone a una terapia ormonale, che serve a stimolare l’ovulazione. È una cura quotidiana di punture che si fanno in autonomia, lo scopo è fare sì che vengano prodotte più cellule uovo possibili in contemporanea, il numero ideale sarebbe 12-14, ma è considerato già buono da 6 a 8. Saranno prelevate con un piccolo intervento in sedazione, senza tagli, per via transvaginale, e poi conservate in azoto liquido». Una volta messi in sicurezza, gli ovociti potranno essere prelevati al momento del bisogno, per esempio se non si riesce a restare incinta spontaneamente, saranno fecondati in vitro e poi impiantati nell’utero, con una procedura di procreazione medicalmente assistita.

Nessuna certezza, ma buone probabilità

Il freezing non dà la certezza di restare incinta, ma offre buone probabilità: ha successo due volte su tre se il prelievo avviene sotto i 30 anni, con un buon numero di ovociti. «Dopo i 35 anni invece si arriva in media al 35%, ecco perché bisognerebbe pensarci prima» avverte il medico. «Purtroppo l’età media delle donne che prendono la decisione del nostro centro è 35-36 anni, quando si realizza che il tempo davanti a sé non è infinito. Farlo prima aiuterebbe tantissimo».

Il costo elevato della procedura

Certo, le barriere restano: se da una parte c’è la scarsa informazione sul tema, su cui pesano tabù e falsi miti, dall’altra c’è il fattore costi. Nel nostro Paese il freezing è gratuito solo per le pazienti oncologiche e, fatta salva qualche Regione virtuosa, anche chi soffre di patologie che compromettono la fertilità, come l’endometriosi, deve pagarselo da sé, spendendo circa 3.500 euro più il costo annuale per il congelamento, circa 100 euro. Bisogna insomma organizzarsi per tempo, anche finanziariamente.

In Italia, inoltre, la Pma è aperta solo alle coppie e soltanto a quelle eterosessuali. «Nulla vieta però di trasferire gli ovociti con corriere specializzato in un altro Paese europeo, come la Spagna, dove la Pma è aperta anche a donne sole» aggiunge il dottor Papaleo. «E, va detto, la scelta non ha una scadenza e non è vincolante: anche dopo 15 anni di congelamento ci sono ottime probabilità di riuscita, e in caso di concepimento naturale si può rinunciare alle cellule in qualunque momento. Il freezing quindi è una porta aperta in più»

5 consigli pratici

  1. Informati in un centro o da un ginecologo specializzato in medicina della riproduzione su procedura, costi, percentuali di successo.
  2. Verifica se la tua Regione, l’assicurazione sanitaria, o il tuo contratto di lavoro prevedono contributi o convenzioni per la crioconservazione
  3. Consulta uno psicologo anche solo per un incontro: servirà a chiarire le tue motivazioni e a gestire le emozioni legate al progetto di maternità.
  4. Preparati a parlarne con le persone coinvolte (partner o genitori). Spiega che non è un capriccio, ma una strada per evitare di trovarti costretta a procreare quando non sei pronta.
  5. Se gli amici non ti comprendono, condividi le tue emozioni con gruppi o forum di donne che stanno percorrendo una strada simile alla tua.

La scelta non è vincolante

«E se poi cambio idea, e non desidero più un figlio?» Rinunciare ai propri ovociti non ha alcuna implicazione legale. «Gli ovociti non sono fecondati, sono cellule come le altre, che possono essere eliminate in qualunque momento» spiega Papaleo. «In Italia, purtroppo, non è possibile donare quelli inutilizzati. Solo la regione Toscana ha emanato una delibera che prevede il rimborso delle procedure crioconservazione per chi dona subito parte degli ovociti. Il rischio però, se si producono pochi gameti, è di abbassare le chance di una gravidanza».

Cara doc come si superano i tabù?

«Sa come tanti percepiscono il social freezing? Una scelta egoistica, di chi antepone se stesse e la carriera al progetto di maternità, si serve della scienza per piegare ai suoi voleri un processo che dovrebbe essere spontaneo. Credenze e luoghi comuni condizionano le scelte delle donne, che spesso devono fare i conti con il senso di inadeguatezza». Gaia Perego, che è psicologa e psicoterapeuta all’IRCCS Ospedale San Raffaele e ricercatrice presso la Facoltà di Psicologia UNISR, conosce bene le implicazioni legate alla decisione di crioconservare gli ovociti.

Cosa si può dire a una donna che deve fare i conti con queste credenze?

«Intanto di superare il tabù della non naturalità del gesto, che, al contrario, regala alle donne la possibilità di ridurre l’ineguaglianza biologica con gli uomini, che le condanna a una vita riproduttiva assai più limitata. La crioconservazione è un gesto di empowerment, che va a riequilibrare questa disuguaglianza, anche se per un periodo limitato».

Cos’altro frena il ricorso allo strumento?

«A volte sono i genitori, che faticano a interpretare questa opzione come una forma di tutela della propria strategia riproduttiva. Ma non ci sono solo loro. Se esiste un rapporto di coppia stabile, è naturale che la decisione possa aprire un confronto sulle prospettive future. Sebbene si tratti di una scelta individuale, può portare a riflettere insieme sulla progettualità e sulle aspettative comuni».

Su quali temi riflettere per una scelta davvero consapevole?

«Se l’idea è di posticipare a lungo la gravidanza, è importante fermarsi e ragionare sulla differenza di età che ci sarà con il nascituro, valutare conseguenze lungo tutto il corso della nostra vita».