Fino a una certa età la maggior parte di noi nemmeno sa della sua esistenza. Ma il pavimento pelvico è un elemento fondamentale per il benessere e la qualità della vita: quella rete di muscoli, legamenti e strutture nervose che si trova tra il coccige e il pube, sostiene letteralmente organi riproduttivi, vescica, uretra e ano-retto, contribuendo al loro corretto funzionamento. Se perde di elasticità o cede a tal punto da provocare un prolasso, cioè una “discesa” degli organi verso il basso, le conseguenze possono arrivare a compromettere persino la nostra libertà.
Pavimento pelvico: i sintomi da non trascurare
«Nonostante questo le donne, le più colpite, tendono a trascurare i segnali. Un po’ per vergogna, un po’ perché nell’immaginario collettivo “fastidi” come l’urgenza improvvisa di andare in bagno e l’incontinenza più o meno leggera, sono considerati piccoli disturbi da sopportare, con cui convivere» spiega Angelo Stuto, responsabile del Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico, e dell’Unità di Chirurgia ColoProctologica e del Pavimento Pelvico dell’IRCCS Policlinico San Donato. «Oggi esistono però soluzioni che permettono di curare il problema. L’importante è non sottovalutare i primi sintomi».
Dottore, partiamo dai dati. Si stima che dopo i 50 anni fino al 50% delle donne soffra di problemi del pavimento pelvico. Perché?
«Per questioni anatomiche e fisiologiche ma soprattutto perché i disturbi del pavimento pelvico sono multifattoriali e aumentano con l’età. Le donne hanno il bacino più largo e una muscolatura differente dagli uomini. Poi ci sono gravidanza e parto: la gravidanza stessa rappresenta un fattore di rischio e, nelle donne che hanno avuto figli, il parto è uno dei principali fattori coinvolti nello sviluppo dei disturbi del pavimento pelvico. Il rischio aumenta con il numero dei parti e in particolare con il parto vaginale, possono infatti verificarsi lesioni dei muscoli del pavimento pelvico durante il passaggio del bambino.
Anche la familiarità ha un ruolo: esiste infatti una predisposizione genetica e alcune alterazioni del tessuto connettivo possono aumentare il rischio. Con la menopausa, poi, i disturbi tendono ad aumentare perché la riduzione degli estrogeni determina modificazioni dei tessuti vaginali e uretrali».
Il ruolo dello stile di vita nella salute del pavimento pelvico
Lo stile di vita ha un ruolo? È vero che sovrappeso e obesità ci mettono a rischio?
«Sì. L’aumento del BMI è un fattore di rischio per i disturbi del pavimento pelvico. L’associazione è particolarmente documentata per l’incontinenza urinaria e diversi studi hanno mostrato anche un aumento del rischio e, della progressione del prolasso nelle donne sovrappeso. Ma anche condizioni di grave denutrizione, come quelle che si verificano nell’anoressia, possono far venire a mancare i nutrienti necessari per dare ai tessuti tono ed elasticità».
Come monitoriamo allora la salute del pavimento? Con check up periodici?
«No, evitando di trascurare certi sintomi molto rivelatori. Per esempio, infezioni come cistiti ricorrenti richiedono un controllo, potrebbero essere la conseguenza di un prolasso. E poi la prima spia sono le problematiche a livello anorettale, come stipsi, difficoltà a svuotarsi, evacuazione frazionata e la sensazione di non essere mai completamente libere. Potrebbero dipendere da un rilasciamento non adeguato dei muscoli del pavimento pelvico.
I disturbi della continenza
C’è poi il capitolo di cui abbiamo già detto dei disturbi della continenza: la difficoltà a trattenere urina, feci e gas, a causa della perdita del tono muscolare, ha tantissime sfumature. Molte donne, per esempio, accusano piccole fuoriuscite causate da un colpo di tosse o da una risata o si ritrovano a dover correre in bagno da un momento all’altro. Infine, i quadri dolorosi: la vulvodinia, ma anche la dispareunia, un nome pressoché sconosciuto ai più. È il dolore durante l’atto sessuale, all’ingresso della vagina o nell’area vulvare. È provocato da una eccessiva rigidità del pavimento ed è spesso considerato “normale”. Non è così».
E i prolassi come si manifestano, oltre che con le infezioni?
«Si avverte una sensazione di peso, o un gonfiore, protrusione, a livello del pavimento pelvico, vagina o ano-retto. Spesso è associato a incontinenza fecale. In questi casi purtroppo spesso gli stessi medici non danno possibilità terapeutiche, per questo è fondamentale rivolgersi a un professionista del pavimento pelvico. Il solo ginecologo, il solo urologo, potrebbero vedere soltanto una parte del problema. Serve una presa in carico della paziente a 360°.
Gli strumenti per indagare
Nel nostro centro eseguiamo una visita approfondita e una prima ecografia per la valutazione funzionale del pavimento pelvico: sulla base dei risultati procediamo con approfondimenti mirati. Oggi esistono strumenti in grado di restituire un quadro molto accurato. Ci sono la risonanza magnetica dinamica del pavimento pelvico, che lo esamina mentre è in azione e ci dice come si muovono le strutture e i muscoli, l’ecografia in 3D endo-anale, per valutare lo stato degli sfinteri, l’elettromiografia, che può individuare disturbi della conduzione nervosa. Si può anche effettuare una colonscopia per prevenzione oncologica e per diagnosticare condizioni che influenzano il transito intestinale o una uroflussimetria, per esaminare la funzione urinaria».
Quali sono invece le soluzioni terapeutiche?
«Abbiamo a disposizione la fisioterapia, che può “insegnare” a migliorare il controllo della muscolatura con esercizi mirati, se necessario c’è la radiofrequenza. E poi la chirurgia, quando indicata. Si procede con un approccio tailor-made, cucito sulla paziente, che va presa per mano e accompagnata. L’importante è agire, perché i problemi del pavimento pelvico non guariscono da soli, se li lasci lì possono solo peggiorare».
Come sfruttare la riabilitazione
La riabilitazione è preziosissima per combattere le disfunzioni del pavimento pelvico. Si sceglie a seconda dei casi tra esercizi per il recupero di forza, controllo e mobilità, massaggi per ridurre la tensione muscolare, ma anche terapia posturale ed esercizi di respirazione. Utile è il biofeedback, tecnica che permette al paziente di visualizzare su un monitor la muscolatura del pavimento pelvico mentre contrae i muscoli, e imparare a governarli meglio. E poi c’è la radiofrequenza: stimolazioni elettromagnetiche generano calore nei tessuti profondi, stimolando, la circolazione e migliorando elasticità e forza.
Quando serve la chirurgia
«La chirurgia permette di correggere difetti anatomici e in genere è indicata per un prolasso o un’incontinenza tali da compromettere la qualità della vita» spiega il dottor Angelo Stuto. «È però sempre la paziente a decidere, sulla base di quanto disagio è disposta a tollerare. Gli interventi sono mirati e poco invasivi o dolorosi. Tecnologie come la chirurgia robotica, la terapia rigenerativa o l’utilizzo di diversi tipi di laser ci permettono di dare risposte innovative e sempre più personalizzate ai disturbi delle pazienti. Per le lesioni ostetriche, ricostruiamo il perineo e usiamo le staminali per migliorare il tono della muscolatura».
Ricordati di te
Segui il nostro percorso dedicato alla salute femminile in collaborazione con il Gruppo San Donato, uno dei più grandi gruppi di ospedali privati italiani. Se vuoi approfondire questi temi entra nel sito del Centro per i Disturbi del Pavimento Pelvico del Policlinico San Donato. Dalla piattaforma potrai anche prenotare una visita conoscitiva con uno specialista.
