Nove giorni e circa 2.000 euro. È quanto occorre per costituire e registrare un’impresa nel nostro Paese. Una volta partiti, poi, ci sono le tasse, che in Italia tolgono il 64,8% dei profitti (dati Banca Mondiale e Pwc). Questi dati ti spaventano? Se hai in mente di aprire una piccola attività devi sapere che ci sono formule più snelle e meno onerose. «A chi è sola, per esempio, può convenire costituire una ditta individuale.

L’avvio non costa nulla e, se hai ricavi inferiori ai 45.000 euro all’anno, puoi godere di un regime fiscale agevolato con un’aliquota fissa al 15%, senza bisogno di tenere i registri contabili» spiega Stefano Battaglia, commercialista e consulente dell’associazione per l’imprenditoria femminile GammaDonna.

In ogni caso, per capire qual è la formula giusta per te, conviene sempre farsi delle domande: “Qual è il mio scopo: fare utili o fornire servizi?”. E ancora: “Quanti soldi posso investire?”; “Avrò bisogno di partner?”. In più, se hai in mente di partecipare a bandi pubblici o privati, devi trovare la forma giuridica che garantisca l’accesso al maggior numero di occasioni. Qui trovi tre formule agili e adatte per realizzare il tuo sogno.

La SRL SEMPLIFICATA ti consente di partire con 1 euro

È l’ideale se vuoi avviare un’attività che non richieda grandi investimenti, come una start up tecnologica, un sito o una app, ma anche un’impresa tradizionale, per esempio un negozio di prodotti tipici o un’agenzia di comunicazione.

Come si avvia «Per la costituzione devi rivolgerti a un notaio, ma non pensare di spendere cifre astronomiche, anzi. Se richiedi l’atto costitutivo standard alla Camera di commercio e lo porti al notaio, la compilazione è gratuita»spiega Raffaele Marcello del Consiglio nazionale degli ordini dei commercialisti.
«L’unica somma che devi pagare è per le spese di registrazione, circa 500-600 euro, contro i 1.500-2.000 di una srl. E non hai bisogno di soci».

Pro e contro «Per avviare una semplificata è sufficiente un capitale sociale di 1 euro» dice l’esperto. «Questo è però anche il suo limite: se hai bisogno di un finanziamento le banche potrebbero chiederti garanzie sui tuoi beni. Di sicuro, la semplificata è un buon trampolino per vedere se la tua idea funziona: se le cose vanno male la puoi chiudere senza costi, se vanno bene la trasformi in una srl convenzionale».

L’ASSOCIAZIONE ti aiuta a muovere un passo per volta

Se la tua idea è offrire un servizio con un valore sociale, come l’organizzazione di attività culturali, formative o educative, è la soluzione giusta. «L’associazione non è un’attività imprenditoriale, ma è un buon modo per trasformare un po’ alla volta la tua passione in qualcosa di concreto» dice l’avvocato Nicola Ferrante (associazioni.avvocatoferrante.it). «All’inizio puoi incassare  compensi ogni tanto per il lavoro svolto. Se poi gli impegni ti tengono occupata a tempo pieno puoi regolare il rapporto con un contratto di lavoro».

Come si avvia «Servono almeno 3 soci ed è necessario redigere l’atto costitutivo e lo statuto che dovranno avere determinati requisiti (per esempio sarà stabilito il divieto di distribuire utili)» continua l’avvocato. «Lo statuto dovrà essere portato all’Agenzia delle Entrate per la richiesta del codice fiscale e per la registrazione». Si spendono circa 200 euro, più le marche da bollo e l’eventuale consulenza di un commercialista.

Pro e contro L’associazione può offrire servizi ai suoi associati, anche a pagamento. «Gli introiti non vanno dichiarati e sono esenti da tasse e da Iva, ma i lavori svolti non possono sconfinare nell’attività d’impresa, sono vietati investimenti e pubblicità» conclude Ferrante. «La vendita di beni e prodotti è ammessa, ma solo in via marginale, ed è necessario aprire una partita Iva».

La COOPERATIVA ti garantisce uno stipendio fisso

Scegli questa formula se hai in mente una società di servizi o un’attività commerciale. La cooperativa si adatta a ogni forma di attività: culturale, di comunicazione, turistica, agroalimentare, di coworking o start up» dichiara Roberta Trovarelli di Lega Coop Emilia-Romagna. Una formula comune è quella della cooperativa di lavoro, in cui i soci sono dipendenti e imprenditori: non dividono utili, ma si danno migliori condizioni».

Come si avvia Bastano 3 soci e una quota sociale di 25 euro a testa. L’atto va redatto da un notaio, (i costi di costituzione sono sui 2.000 euro). Dopo l’iscrizione al Registro delle imprese bisogna richiedere codice fiscale e partita Iva all’Agenzia delle Entrate e registrare l’attività nell’albo delle coop.

Pro e contro I vantaggi sono soprattutto fiscali. Per esempio, nelle coop dette a mutualità prevalente (come le sociali) è assoggettato a Ires  solo il 43% dei redditi annui. C’è però il divieto di dividere gli utili, che vanno reinvestiti e in parte accantonati.

Dove trovi tutte le informazioni Se vuoi metterti in proprio e non sai da dove iniziare visita il link larancia.org del Consiglio del notariato. Troverai suggerimenti e risposte alle domande più frequenti. Anche molte Camere di commercio offrono consulenza gratuita: chiedi alla sede della tua città (siti e numeri su www.camcom.gov.it, alla voce contatti). Il link imprenditoria femminile.camcom.it ha una sezione dedicata ai finanziamenti e ai bandi in Italia e in Europa. Da tenere d’occhio anche invitalia.it: nella pagina “donne”, c’è una sezione con gli strumenti e le agevolazioni per le imprese femminili.