Sarà perché tutti i miei ibisco rosso (Ibisco coccineus) arrivano da lì, la Milano bella e grigia, che mi ritrovo spesso a consigliarlo a chi vive in appartamento e per le amiche verdi ha a disposizione solo un potted garden (vi ricordate che cos’è? In caso leggete qui).

Una pianta di città…

Colletto della pianta di ibisco fuori dall’acqua.

In effetti ho conosciuto questa bellissima specie esotica grazie ad Andrea, l’amico botanofilo che, nel cuore di Nolo, coltiva di tutto ed ogni volta mi stupisce, portando da me le sue “eccedenze” perché qui nel Giardino Felice staranno bene e verranno amate (come dargli torto? Anche io, se fossi pianta, vorrei esser adottata da questo paesaggio mite e vista mare).

Ma consiglio l’Ibisco coccineus sui terrazzi anche per un motivo più tecnico e pratico, sebbene molto meno romantico: lui vive bene in vaso, e lo fa per tutta la stagione calda, scomparendo poi in inverno (una specie di letargo, ma vegetale), quando perderà la parte aerea e vi farà davvero preoccupare, fingendosi morto.

La pianta cresce alta e sottile

Ma niente paura, è solo un bravo attore: a primavera, con i primi tepori e le giornate che si allungano, lui ricaccerà (se non lo avrete nel frattempo compostato “per sbaglio”, e soprattutto se avrete messo sul vaso una “copertina” protettiva di pacciamatura per farlo stare protetto).

Infine, se proprio ancora non vi ho convinto sul poterlo ospitare anche tra palazzi e smog, vi racconto l’ultima curiosità, che è fondamentale per poterlo far vivere felice: al coccineus piace bere, tanto e bene, e a differenza di molte altre specie adora avere le radici a mollo, sempre umide in estate. Perfetto quindi in contenitore (così si controllano al meglio le annaffiature) e ancor meglio con un sottovaso che trattenga l’acqua in eccesso (sì, proprio quello che sconsiglio per quasi tutte le piante in vaso: viva le eccezioni e la bio-diversità).

…O di campagna

La corolla è piuttosto grande ed il rosso acceso contrasta alla perfezione col verde bottiglia delle foglie.

In effetti l’Ibisco coccineus vive bene ovunque, anche affondando le radici nella terra, in campagna, a patto che gli si dia ciò che chiede: tanta acqua e un clima mite (al freddo proprio non ce la fa, in inverno occorre ripararlo). Io per ovviare al bisogno di continue irrigazioni ho messo un paio di begli esemplari nel piccolo pond delle piante acquatiche, con il solo scrupolo -suggeritomi da Elena Mora, la mia amica e green guru curatrice dell’orto botanico di Genova- di tenere il colletto della pianta fuori acqua, non immerso: mai avuto fioritura così copiosa e “zero-sbatti”.

Queste esigenze colturali sono per altro tipiche (anche se meno accentuate) di quasi tutte le specie della grande famiglia degli ibischi, della quale avevo già raccontato qualche tempo fa e se vi va di rinfrescarvi le idee potete controllare qui.

Una corolla bella e buona

La corolla è formata da 5 petali ben distanziati tra loro

Questa volta non uso la mia tripletta d’oro, il mantra che caratterizza quasi tutte le piante del mio Giardino Felice (belle, facili e buone), perché l’Ibisco coccineus manca di quella rusticità che permette a molte altre botaniche di cavarsela da sole. Però lui, conscio di questa mancanza, mi ripaga con una bellezza oggettiva, spiazzante e soprattutto con una inedita bontà: i grandi petali dell’Ibisco coccineus sono eduli come lo sono quelli di tutte le varietà.

Conoscete per esempio il carcadè, quella bevanda rosso acceso che ora è passata un po’ di moda? Ebbene, si ricava dall’essiccazione delle corolle dell’Ibisco sabdariffa, un “parente stretto” del coccineus.

Coccineus: Nomen-Omen

Dettaglio del fiore sbocciato, meravigliosamente rosso fuoco.

Spesso chi per primo codifica una pianta nota (oppure decide il nome di una nuova specie o varietà) si ispira alle caratteristiche della botanica stessa per crearle un appellativo che, dovendo durare per sempre, le calza a pennello. Nel caso del coccineus si è ricorsi al latino: questo vocabolo significa scarlatto, rosso vivo (come per la coccinella o la cocciniglia).

Una tonalità “very Valentino!”

Pillola verde: da otto, quattro

Quando si acquistano sementi in bustina, la prima cosa da controllare è la germinabilità, cioè la percentuale dei semi che daranno vita a nuove piante rispetto al numero totale seminato. Questo è un valore molto altalenante, che dipende sia dal genere di pianta che dalle condizioni di conservazione del seme e della sua vetustà. Nel caso dell’ibisco il tasso di germinazione è medio e si aggira intorno al 50% (dipende poi anche dalla specie). Io, degli 8 semi ricevuti in dono, ho ottenuto 4 piante, quindi mi ritengo soddisfatta (e molto felice per essermi concessa questo tentativo che pensavo fosse più complicato).

Dettaglio dei grandi boccioli ancora chiusi.

Se anche voi vorrete cimentarvi nella semina, fatelo in primavera ed in ambiente protetto (basta un piccolo vaso riempito di terriccio fino tenuto umido fino alla germinazione e disposto in un luogo luminoso, ma senza raggi solari diretti). Nel giro di un paio di settimane vedrete comparire dal suolo scuro i cotiledoni verde brillante (le prime foglioline, indizio della corretta germinazione) e poi, con pazienza, osserverete lo sviluppo completo della pianta che molto probabilmente il primo anno non fiorirà: ma credetemi, per godere di corolle così belle ed enormi vale la pena aspettare…

Il bocciolo in apertura.

Curiosità: un genere, tante varietà

In botanica, per descrivere una pianta sapendo di esser compresi in tutto il mondo, si usa il sistema binominale creato da Linneo circa tre secoli fa.

Apparato fiorale dell’ibisco

Questo prevede sempre un nome composto (generalmente in latino) la cui prima parola indica il genere e va scritto in corsivo con la lettera maiuscola (Hibiscus in questo caso), mentre la seconda parola, sempre in corsivo ma minuscolo, corrisponde alla specie (qui coccineus). Per chi poi si appassiona, la classificazione può esser approfondita con le molteplici varietà (tutte le varietà appartengono alla stessa specie e di conseguenza allo stesso genere). Per quest’ultima la scrittura corretta è con lettera maiuscola tra virgolette semplici e non in corsivo (del mio ibisco non conosco varietà, ma per capirci sarebbe ‘Varietà X’).