Che questa bella pianta annuale di origine messicana si chiamasse tagete (Tagetes erecta) non mi fu noto fino a quando la mia passione per i fiori, divenuta poi professione, mi spinse a studiare la botanica. Fino ad allora l’ho sempre chiamata puzzone, appellativo indicante il suo odore forte, molto acre e respingente (solo dopo, molto tempo dopo, insieme al suo nome corretto imparai anche quante proprietà sono racchiuse nel suo potente aroma).

Il fiore puzzone

Una delle mie prime piante di tagete, ricamata l’inverno successivo su una shopping bag.

Mia nonna lo chiamava garofano indiano (chissà se sapeva che l’India del tagete era quella degli indiani e non degli indù) e lo coltivava in piccole aiuole piuttosto tristi, racchiuse dal cemento tra il prato e la pavimentazione di pietra del giardino: questo è il primo ricordo del tagete che ho, davvero poco glam.

Quando poi, divenuta esperta seminatrice, ero alla ricerca di una personale raccolta di specie belle da osservare ma soprattutto facili da coltivare e pure fuori moda (granny-style per l’appunto) decisi di includere il puzzone nella mia top ten.

Piccole piante bicolor molto decorative.

Da allora ospito il tagete nel mio Giardino Felice, seminandolo verso fine febbraio nei semenzai protetti, trapiantandolo poi agli inizi di aprile in piena terra, godendo della sua bellezza e del suo aiuto (poi vi dico bene perché ) fino ai primi freddi, salutandolo infine alle porte dell’inverno non prima di aver prelevato i semi dalle sue corolle più belle, affinché il ciclo del tramando e degli scambi (di semi) possa essere perpetrato all’infinito.

Annuale, per cambiare

Nel mondo del vivaismo, per semplificare, le botaniche vengono divise tra perenni ed annuali. Queste ultime vivono il tempo di un paio di stagioni perché il nostro clima non gli permette di proseguire il viaggio durante l’inverno o perché, semplicemente, il concetto di lunghezza della vita è relativo (e decisamente antropocentrico: la natura non si pone il problema).

L’interno di una delle bustine di semi della prima collezione di fiori annuali che feci.

Per quale motivo dunque scegliere corolle annuali, visto che per molti il tempo da dedicare al giardinaggio è sempre (troppo) poco e rubato ad altre attività?

Tagete in una bordura mista con zinnia, gaura e qualche graminacea spontanea.

Perché così facendo ogni anno, anche in uno spazio molto ridotto, possiamo cambiare look, colori, volumi, abbinamenti dei fiori. Possiamo sperimentare nel tempo di una stagione cosa ci piace, cosa funziona, per poi decidere se riseminare la primavera successiva o semplicemente sostituire senza sensi di colpa per aver compostato una vita: quella del tagete sarebbe comunque finita.

Una corolla generosa con tutti

Proprio dalla sua caratteristica meno attraente (l’odore acre) deriva la sua dote più incredibile: il tagete è in grado di aiutare le altre piante a mantenersi in buona salute, proteggendole in modo naturale dalle malattie più comuni.

Coltivo gran parte del tagete nei cassoni, in consociazione con orticole come pomodoro, basilico e melone.

Nell’orto, contrasta parassiti fastidiosi o pericolosi come i vermi nematodi e gli afidi, e lo fa proprio grazie alle essudazioni (radicali, quindi sottoterra, per i primi, aeree per i secondi).

Nell’orto giardino la consociazione migliore è con basilico e pomodori: entrambe le orticole traggono beneficio dalla sua presenza e potranno crescere sane, senza pesticidi o trattamenti, quindi nel totale rispetto della natura, solo avendo un “buon amico” affianco. Non è bellissimo?

Paese che vai…

Il Tagete fa parte della mia top-ten di fiori felici (qui manca echinacea e escolzia).

Proprio nella sua zona di origine, il Messico, il tagete è simbolo di beatitudine e, come per noi il crisantemo, è comunemente conosciuto come il fiore dei morti.

Pillola verde: per una rosa sana

Essiccazione delle corolle più belle per estrarre i semi del tramando.

Il tagete, oramai non debbo più convincervi, è una pianta davvero utile oltre che bella. Un altro modo per utilizzare i suoi super poteri green è quello di accostarlo in quantità alle rose, botaniche molto più delicate e sensibili agli attacchi di afidi: con i suoi essudati -ed un odore davvero respingente- il tagete è in grado di allontanarli.

Curiosità: giallo tuorlo

Le corolle di tagete venivano usate per integrare il mangime delle galline ovaiole. Il giallo molto pigmentato dei petali serviva infatti per rendere il tuorlo più colorito.