Sarà per il fascino esotico del suo fiore, grande e vistoso, che può raggiungere gli otto centimetri di diametro, che la pianta di Ibisco (Hibiscus L.) è presente in tutti i continenti. Originaria dell’estremo oriente e ora simbolo delle Hawaii, ha “viaggiato” con i primi esploratori botanici e si è diffusa ovunque, portando bellezza nel mondo. Ce n’è sempre bisogno.

Dettaglio della corolla

Sarà sempre per il suo fiore, tanto splendido quanto effimero perché sboccia e appassisce nell’arco di una giornata, che anche io, proprio come i primi esploratori, ne ho volute diverse piante nel mio giardino felice, infrangendo non di poco l’unica regola qui in vigore: specie robuste, autoctone o ben adattate, resilienti e… molto indipendenti. Una (unica!) regola che mi permette di occuparmi da sola di tutto ciò che coltivo o meglio, che ospito da me. Una sola regola, infranta senza vergogna, per ammirare le corolle aprirsi e chiudersi in poche ore.

ibisco
Ibisco sotto la pioggia

L’Ibisco infatti, e adesso faccio una generalizzazione perché di questa pianta arbustiva ne esistono oltre 200 specie con personalità, caratteristiche e fabbisogni diversi, non appartiene alle mie amiche “facili e felici”. Ha un caratterino più delicato, e se si vuole vederlo sano e fiorito occorre assecondarlo almeno un po’ (e soprattutto scegliere la specie più giusta per noi e il nostro paesaggio).

Ibisco: caratteristiche colturali 

Provo un po’ a riassumere i bisogni di questa pianta, dandovi poi qualche consiglio sulla specifica specie da ospitare in base alle vostre necessità. L’Ibisco ha bisogno di una esposizione soleggiata, terreno ricco, fresco e ben drenato. Nessun ristagno idrico ma innaffiature regolari durante tutta la bella stagione e qualche piccolo booster (leggi: concime biologico) specie se coltivato in vaso. Una cosa che proprio non sopporta è il freddo, è una pianta da clima mite, ma poi vi dico una eccezione.

ibisco
Se concimato e annaffiato a dovere, fiorisce tutta estate

Se queste cure, minime ma necessarie, non vi spaventano… allora siete pronti ad ospitare un cespuglio. L’ibisco “partorisce meraviglie”, e lo fa ininterrottamente per mesi, in estate. In inverno poi, se abitate al nord e le temperature scendono, occorre ritirarla in casa o in serra (avendo cura di farlo in modo graduale, perché lei si abitui all’idea). Idem per il riposizionamento in primavera: datele almeno una settimana di interregno prima di riportarla fuori). Oppure, se il clima non è proprio estremo, potete anche provare a coprirla come faccio io qui in Riviera con un cappottino di tessuto-non-tessuto. Più facile di come suona: andate in un vivaio e lo trovate. Poi basta avvolgere bene pianta e vaso avendo cura di controllare di tanto in tanto se è tutto ok, scegliendo di farlo in giornate soleggiate. 

Ibisco: ad ognuno il suo

Di tutte le specie possibili, che come vi dicevo sono centinaia, vi racconto qualcosa in più sul carattere delle più comuni. Lo faccio con cognizione di causa perché non potrei mai elencare pregi e difetti di qualcuno -persona, animale o vegetale- che non conosco personalmente.

Abbinamento cromatico perfetto con agave striata

Se abitate al nord e volete una pianta quasi indipendente, allora scegliete l’Ibisco syriacus. È il più rustico, tollera temperature più fresche e se messo a terra e non in vaso non ha nemmeno bisogno di irrigazione costante. Gli piace comunque il pieno sole. Ospiterete una pianta sana e felice e potrete anche scegliere il colore delle corolle perché ne esistono di varie tonalità.

ibisco
Varietà color rosa intenso

Se abitate al sud (oppure siete disposti a traslocare la pianta in base alle stagioni solo per godere di un effetto extra-wow) l’inquilino che fa per voi è l’Ibisco rosa-chinensis: resiste un po’ meno al freddo (seppur sempreverde può perdere le foglie in caso di gelo, quindi non pensiate che sia morto: vi ha solamente dato un indizio importante sul suo malessere) ma ricompenserà la vostra cura con i suoi fiori XXL. Sto guardando le mie due piante mentre vi scrivo (una giallo tuorlo, l’altra rosa Saint Laurent) e mi basta farlo per esser ripagata delle cure che gli dedico e che qui non concedo (quasi) a nessuno.

ibisco
In vaso con agapanto

Se volete sperimentare qualcosa insieme a me (dico così perché vi sto proponendo una new entry del mio giardino, che quindi sto imparando a conoscere ma piano, con le piante ci vuole tempo) allora vi propongo una specie meno diffusa, l’Ibisco coccineus. Di sicuro so che cresce bene e rapidamente da seme (l’ho seminata ad inizio primavera grazie ad Andrea, un amico con il quale scambio di tutto, purché vegetale, e la pianta supera già i 30 cm). Invece, ma per sentito dire, so che i suoi fiori sono rosso intenso e che resiste bene al freddo. Mi spiego meglio: in clima temperato è sempreverde, anche in inverno, mentre nelle zone più fredde perde completamente la parte aerea, per poi ricomparire a primavera.

Pillola verde: origine del tè rosso

Se siete amanti di tè e tisane, allora… c’è un Ibisco ad hoc per voi. Conoscete il Carcadè? Io lo bevevo irresponsabilmente da piccola, fino a quando ho scoperto la sua provenienza ed allora mi sono riavvicinata a questa bevanda dal colore rosso fuoco. Dico che le mie bevute erano irresponsabili perché nessuno mi aveva mai spiegato l’origine di questo infuso, ed è per questo che lo racconto a voi: il carcadè è ricavato dai calici dei fiori essiccati di una precisa varietà di Ibisco, il sabdariffa. Fiori eduli, usati per decorare e colorare diversi piatti, sia cotti che freschi. Voi lo conoscete e lo avete mai coltivato?