Ogni pianta, qui al Giardino Felice ha una storia. Storie piccole, di quelle con la ’S’ minuscola, che spesso sento il bisogno di raccontare per trattenerle anche nella mia memoria. Perché da storia nasce storia, e grazie a quella del mio settembrino, una botanica perenne bella e umile, posso raccontarvene un’altra, questa volta con la ’S’ decisamente maiuscola e ricca di significato: quella del Vivaio Cascina Bollate, nato nel 2007 per volontà di Susanna Magistretti -scrittrice e giardiniera- nella Casa di Reclusione Milanese. Lo conoscete?

Settembrino: un fiore simbolo
Qui, o meglio lì, lavorano -insieme- giardinieri liberi e giardinieri detenuti. Tutti imparano e seguono un metodo di coltivazione e cura semplice, rispettoso delle piante e, più in generale, di tutta la natura (compresa quella di ogni singolo individuo che la compone, umani in primis).

Sarà per questa ‘missione’ molto precisa, chiara anche nella selezione del catalogo online di Cascina Bollate, che mi è sempre piaciuto scegliere qui alcune mie inquiline, soprattutto le erbacee: un po’ selvatiche, dimenticate o fuori moda, resistenti (e resilienti!), spettinate, facili da coltivare e belle, sia all’apparenza che per il messaggio che portano. (Per capire meglio e ammirare la selezione controllate qui).

Ecco, la pianta di oggi, il ‘mio’ Settembrino, arriva dal carcere e ora vive libero e felice (come spero sia la persona che se ne è presa cura prima di me).
Settembrino: resilienza, tenacia e bellezza timida
Pianta perenne (che però sparisce in inverno, periodo nel quale va in riposo vegetativo) di origine nord americana, il settembrino -chiamato anche Aster– in pieno sviluppo può superare il metro di altezza, sfoggiando un look piuttosto scompigliato, aereo, cespuglioso e fluttuante. Le piccole e fittissime corolle si aprono poco alla volta a fine estate (da qui il nome, per il periodo di fioritura) e persistono per settimane se il tempo è favorevole: sono molto delicate, con petali evanescenti che si possono rovinare in balia di acquazzoni forti e persistenti.

Il fiore può vestirsi di diverse tonalità colore, dimostrando anche in questo una grande flessibilità e adattabilità ai gusti più svariati: io scelsi il candido, ma ne esistono di rosa, fucsia, lilla, violetto e rosso (e chissà quante altre belle sfumature sto dimenticando…).

Come molte delle piante che ospito è di buon carattere e scarse esigenze: vive bene in pieno sole, ma in climi molto caldi prospera e fiorisce anche in mezz’ombra. Non ha bisogno di grande apporto idrico se messo in piena terra (qui non lo bagno davvero mai, si arrangia e lo fa pure bene) ma può vivere felice pure in vaso sui terrazzi di città (in quel caso necessiterà di qualche irrigazione in più), dove riesce a ricreare una allure campagnola proprio per il suo volume morbido e la fioritura minimal ma copiosa e a scalare.
Prendersi cura del settembrino

Per mantenerlo a lungo in salute (io convivo con il mio da oltre 10 anni) occorre semplicemente cimarlo a fine stagione (per sapere come, passa al capitolo Pillola Verde), e riporre il vaso in un luogo protetto se si abita in zone dal clima molto rigido (con la pianta invece è in piena terra basterà farle un cappottino pacciamante di foglie secche).
Vi piace così tanto che volete propagarlo? Allora fate così:
- Per le piante in vaso, dove le radici sono facilmente estraibili, togliete l’intero panetto di terra e dividete il cespo ogni 3 o 4 anni, meglio in autunno dopo la fioritura o in primavera al risveglio vegetativo.
- Per le piante in piena terra, se non volete correre il rischio di rovinare le radici estraendole malamente, si può procedere alla semina in primavera. Ricordate però di raccogliere i semi a fine autunno -dopo l’essiccazione naturale sulla pianta- e di conservarli in bustine di carta al buio, in un luogo fresco e asciutto fino all’utilizzo.
Bellezza outdoor e indoor
Il settembrino, una volta reciso, tiene bene il vaso e le sue corolle restano fresche per giorni. La fioritura arriva in un momento dell’anno in cui altre botaniche sono già sfiorite ed è quindi un “salva (centro)tavola” di stagione.

A me piace farne grandi mazzi monospecie, perché la pianta, lasciata crescere libera, produce steli molto lunghi e vaporosi. L’effetto è leggero, gentile, ‘fluffy’ direi se fossi ancora giornalista di moda: una nuvola vegetale della quale si può pure scegliere il colore. Non è fantastico?

Pillola verde: cimare senza paura
Se lo dico io, che sono per principio poco amante della potatura, potete credermi. Potare il settembrino non solo è davvero facile ma in più è una operazione necessaria per rassettare la pianta prima che vada in riposo vegetativo.

Come fare? Cesoie affilate e con lama sterilizzata, si prende il ciuffo ormai sfiorito tra le mani (come fosse una coda di cavallo) e lo si recide a circa una spanna da terra. Così facendo, il vaso avrà un look più ordinato e sarà pronto a ricacciare la prossima primavera.
Curiosità: specie facilissima, nonostante il nome
Non ho mai incontrato una pianta con un nome scientifico così complicato, che poco rispecchia il suo look e la sua natura estremamente semplice. Ebbene sì, il settembrino “in botanichese” si chiama Symphyotrichum novi-belgii. Per fortuna mia -e immagino anche vostra- ha anche dei sinonimi molto più orecchiabili, seppur non scientifici:
- Aster, che in latino significa stella, questo per la forma delle sue corolle, simili a mini-margherite.
- Margherita di San Michele, nome utilizzato in alcune regioni d’Italia e dato per la sua fioritura nel periodo della festa del santo (San Michele Arcangelo, 29 settembre).