Convincilo così: fare i compiti è la normalità

Non essere troppo persuasivi

Un classico: il bambino fa i capricci, urla, piange e si rifiuta di fare i compiti. E ciò non si verifica solo quando i bambini percepiscono una reale difficoltà nello svolgimento dei compiti ma anche quando il piccolo vive il compito a casa come una specie di “ingiustizia” o come un’inutile perdita di tempo oppure, per i più “ribelli”, come una coercizione insopportabile.

Ma come fa il genitore in questi casi a convincere il figlio reticente? «Il consiglio è di non essere troppo seducenti nei panni di genitori o educatori. Poi, è necessario far percepire al bambino la normalità di svolgere con dignità i propri compiti, lasciando sotto-intendere una certa stima e considerazione del bambino stesso» spiega il dott. Pani. «Il messaggio trasmesso dovrebbe essere “Certamente ne sarà all’altezza!” In caso contrario, non potrà fare altri giochi perché dimostrerebbe di non esserne all’altezza (giochi che al bambino piacciono)» consiglia l’esperto.

 

 

Insieme agli insegnanti, e non contro

Mai svalutare le istituzioni agli occhi dei bambini

Una delle situazioni più frequenti di questi tempi è la contrapposizione insegnanti e genitori: questo conflitto (silente o conclamato) si innesca attorno a un qualsiasi avvenimento che venga percepito dal genitore come ingiusto. Per esempio, un brutto voto o, appunto, un presunto eccesso di compiti a casa.

«Qui i genitori sbagliano, occorre infatti stabilire un’alleanza con gli insegnanti e non bisogna mai svalutare le istituzioni. Comportamenti di questo tipo aumenterebbero l’egocentrismo e le contraddizioni interne del bambino (salvo eccezioni) verso i propri obiettivi, rendendolo passivo e illudendolo inutilmente per abituarlo ad appagare solo inutili bisogni e non aumentando l’amor proprio» spiega il dott. Pani.

L'importanza di lasciarlo sbagliare

L’ansia (del genitore) di fare bella figura

Un’altra situazione-tipo: il bambino sbaglia e il genitore subito corregge, perché è lì accanto e non allenta mai la presa. Innanzitutto, questa presenza ossessiva e continua metterebbe ansia da prestazione anche a un adulto. Inoltre, correggere il compito del proprio figlio potrebbe non essere una buona idea.

A spiegarci perché è l’esperto: «E’ bene che il bambino mostri i propri limiti. Spesso, sono i genitori che temono di far brutta figura davanti agli insegnanti e invece occorre abituare il bambino a essere sincero e a capire dove sbaglia, per fargli anche comprendere cosa sia davvero importante».

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Ha difficoltà o è solo svogliato?

Un dubbio da genitore

Quando il bimbo si rifiuta di fare i compiti o, se più grandicello, di studiare, il genitore viene spesso assalito da un dubbio: e se non fosse realmente in grado? Si tratta, qui, di capire come riconoscere una reale difficoltà di svolgimento dei compiti dalla semplice mancanza di volontà o la reticenza a rispondere a un dovere.

Come si fa a capire se è solo svogliato o se ha difficoltà di apprendimento? «Con il tempo lo si può capire bene. Mettersi insieme a fare i compiti “genitore-figlio” (una volta ogni tanto, ma non di più) fa percepire il genitore complice e affettivamente vicino. Ciò è utile anche per verificare che non è così difficile svolgere il compito richiesto. Ed è un atteggiamento efficace persino per stimolare il gioco intellettuale lasciando al bambino, come in un’attività ludica, l’incombenza di completare ciò che è richiesto. Un consiglio: mai sostituirsi al bambino nell’esecuzione de compito che deve completare comunque da solo» spiega il dott. Pani.